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Impuniti
Impuniti. Storie di un sistema incapace, sprecone e felice
Antonello Caporale 
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Reportage, Italia 2007
315 pp.
Prezzo di copertina € 17,50
Editore: Baldini Castoldi Dalai , 2007
ISBN 978-88-6073-298-9


Baldini Castoldi Dalai

Dal nord al sud d'Italia, in una peregrinazione allucinante, il saggio-reportage Impuniti documenta le vicissitudini, le opere e le omissioni di un sistema afflitto da un moto autodistruttivo, ma al tempo stesso autoconservatore, nel quale i governanti si trincerano dietro le spesse mura dei palazzi del potere.

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Impuniti: E io pago!

Piove per un mese? Allagamenti e frane. Stato di emergenza. Non piove per un mese? Siccità. Stato di emergenza. Si incaglia una nave al largo di Ostuni? Crisi ambientale. Stato di emergenza. Dieci baresi vanno all'ospedale per aver mangiato cozze crude? Rischio salute in Puglia. Stato di emergenza.

Cammelli in Aspromonte, un veliero a Potenza, finanziamenti a fiume per lo studio della lingua friulana e quello della storia dei Celti, grand commis per i rifiuti campani, siti storico-artistici all'asta per far quadrare i conti comunali. Si potrebbe continuare a lungo nell'elencazione degli sprechi fatti e rifatti da dirigenti e manager di Stato. "E io pago!" affermava Totò in un suo memorabile film. Mai asserzione si adatta meglio a commentare il bel libro-documento di Antonello Caporale dal titolo emblematico Impuniti. Storie di un sistema incapace, sprecone e felice. Ovvero, come fanno i politici a spendere i soldi dei contribuenti e ad ottenere poco, o nulla, in cambio. "L'utopia travestita da piano urbanistico. La riqualificazione ambientale che diventa scempio. L'emergenza come norma quotidiana. Lo sperpero scriteriato delle risorse pubbliche." Bilanci regionali, provinciali e comunali violentati da gestioni creative e ambiziose. Il "non fare né decidere" quale forma di tutela dal dissenso. "L'atteggiamento leggero e spavaldo di chi non sarà mai chiamato a rispondere delle proprie azioni, e lo sa." Ma loro, i politici - sia che siano di primo piano sia che non lo siano -, qualcosa in cambio la ottengono sempre ed incondizionatamente: il consenso popolare - magari solo fino a prova contraria -, nuovi incarichi pubblici e/o privati, appoggi per nuove cariche amministrative, e così via. Nulla di nuovo sotto il sole italiano, quindi, dato che da sempre i cittadini del nostro irrazionale Paese sono ormai assuefatti a questi intrallazzi, se non fosse che vedendoli elencati uno dietro l'altro si dovrebbero ricredere, giungendo a pensare: "non ci posso credere, non fino a questo punto, almeno." Ed invece è proprio così, se non peggio, dichiara l'autore del saggio che accompagna il lettore in un affascinante, quanto surreale, itinerario nell'Italia dello spreco e della malapolitica, attraverso le piccole e grandi storie che comprovano lo stato di malessere della democrazia italiana. "E' un tratto caratteristico del nostro Paese. Gli uomini passano, le colpe restano e non c'è mai nessuno che se ne assuma la responsabilità. Non si sa bene chi debba o possa rimediare agli errori, alle mancanze, agli scempi. Dirigenti scellerati si dimettono da consigli d'amministrazione dietro pagamento di liquidazioni milionarie; politici si lasciano alle spalle bilanci disastrati, enti prossimi al fallimento, per rifarsi una verginità con un nuovo incarico, che nulla sa del precedente. Incarico nuovo, vita nuova e reputazione tirata a lucido. Per alcuni il conto in banca lievita a ogni passaggio, per altri ogni passaggio è un grado in più nella scala del potere. Non sono latitanti. Non fuggono, né si nascondono, i responsabili. E' la memoria corta del Paese che li rende irreperibili. Fa di loro degli incolpevoli e dunque degli impuniti."
Dal nord al sud d'Italia, in una peregrinazione allucinante, il volume documenta le vicende, le opere e le omissioni di un sistema oppresso da un moto autodistruttivo, ma al tempo stesso autoconservatore, nel quale i governanti si trincerano dietro le spesse mura dei palazzi del potere. Tramite i classici dispositivi dell'inchiesta giornalistica, Antonello Caporale riesce ad incunearsi nelle loro fortificazioni per svelarne nomi e cognomi: chi ha fatto cosa, quali e quante perdite hanno provocato alle casse dello Stato, all'ambiente, al territorio e soprattutto perché, grazie ad un reportage che si propone di far parlare i fatti e i loro protagonisti.
Quasi sicuramente, come al solito, non servirà a nulla, poiché gli amministratori dello Stato continueranno a perpetuare i loro malservizi, però potrà certamente essere d'utilità ai cittadini per cercare di non ripetere i loro errori al momento di decidere chi debba essere il candidato sindaco, il presidente provinciale o regionale che sia, insomma per riconoscere il limite da non oltrepassare o, al contrario, se qualcuno non l'abbia già abbondantemente superato. E, cosa più importante, se alla fine questo sia stato un viaggio di sola andata, o se ci sia invece la possibilità di trovare finalmente la via per tornare indietro.


Roberto Barzi  (15-09-2008)

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