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Il migliore amico dell'orso
Rovasti Huuskosen petomainen miespalvelija
Arto Paasilinna 
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Romanzo, Finlandia 1995
305 pp.
Prezzo di copertina € 16
Traduzione: Nicola Rainò
Editore: Iperborea , 2008
ISBN 978-88-7091-162-6


Iperborea

Un cucciolo d'orso è certo un singolare regalo di compleanno. Satanasso entra improvvisamente nella vita del reverendo Huuskonen e in breve la sconvolge. Il fallimento del matrimonio ed una crisi spirituale sempre più profonda indurranno il pastore a lasciare tutto e ad intraprendere un viaggio incredibile con il suo amico a quattro zampe alla ricerca di una vita più autentica e di una verità più solida dei dogmi della Chiesa. Satanasso imparerà a vivere tra gli umani come un umano, con in più quella saggezza che noi troppo spesso dimentichiamo, quanto al reverendo Huuskonen, suo padrone amico nonché maestro, troverà alla fine quella serenità che aveva smarrito e un misterioso messaggio dalle stelle illuminerà di nuovo la sua esistenza.

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Il migliore amico dell'orso: In viaggio con Satanasso

- E la creazione? Non è forse la prova dell'esistenza di Dio?
- Sarà. Ma come creatore Dio non è il massimo della competenza. La natura è venuta accettabilmente bella, ma la creazione dell'uomo è stata una catastrofe. Se un orologiaio si dimostrasse altrettanto maldestro, sarebbe immediatamente licenziato.


Che cos'è il "risus paschalis"? Io non lo sapevo e, incuriosito, sono dovuto andare a sfogliare l'enciclopedia. Si trattava di un'usanza medievale che segnava la fine della Quaresima e vedeva il sacerdote scendere dal pulpito per rallegrare i fedeli con lazzi e doppi sensi, scherzi licenziosi e storie amene; l'obiettivo era quello di suscitare il riso tra i parrocchiani, quasi a esorcizzare con un rito catartico le penitenze e i digiuni che erano alle spalle. Ma cosa c'entra tutto questo con Il miglior amico dell'orso di Arto Paasilinna? Tutte le opere dello scrittore finlandese, come fanno notare alcuni dotti recensori, sembrano discendere direttamente da quella usanza di cui conservano la vis comica e il carattere dissacrante.
Le avventure del pastore protestante Oscar Huuskonen con orso al seguito, un po' licenziose, un po' surreali, sono davvero esilaranti. A me richiamano alla mente il Dario Fo di Mistero buffo che mette in scena, anche lui pescando nella tradizione popolare medievale, le sacre rappresentazioni debitamente riviste e corrette.
Ma a ben guardare si potrebbe andare ancora più indietro del Medioevo, fino alla letteratura latina e alle commedie di Plauto o, meglio ancora, all'opera di Petronio: il pantagruelico banchetto che apre questo libro di Paasilinna e che vede come protagonisti un'orsa con i suoi due cuccioli, è certo degno della cena di Trimalcione.
Altri hanno giustamente chiamato in causa la penna di Rabelais con i suoi Gargantua e Pantagruel, ma in realtà i riferimenti letterari potrebbero essere innumerevoli, tanto più che Paasilinna gioca con tutte le corde e le sfumature dell'ironia, ora prediligendo una comicità più sapida, greve, potremmo dire mediterranea, ora invece aderendo ad un humor di tipo anglosassone che ricorda i Tre uomini in barca di Jerome K Jerome.
Esemplare è l'episodio in cui Paasilinna narra il naufragio della nave da crociera Oibonna sulle coste inglesi: "Nessun disperso! Il comandante armatore O'Connor proclamò dal ponte di comando che le misure di emergenza erano sospese. Sono le 20,33, ora locale, e da parte della compagnia desidero ringraziare tutti i viaggiatori e il personale di bordo per l'ottima riuscita della crociera! Urlò immerso fino alla cintola nell'acqua oleosa".
Paasilinna rivela una straordinaria capacità di mescolare tragedia e commedia indulgendo alla caricatura e al grottesco. E tutto questo senza preoccuparsi troppo della dimensione realistica e della credibilità delle sue storie.
Reali, veri sono i paesaggi, la natura finlandese e le tappe del viaggio del reverendo Huuskonen con il suo amico peloso. Assolutamente paradossali le situazioni che i nostri protagonisti si trovano a vivere, caricaturali alcuni personaggi minori che sembrano presi di sana pianta dal teatro dell'assurdo: il becchino con il mal di schiena che per svolgere il suo lavoro vuole una escavatrice; il giovane agricoltore che brevetta la nuova disciplina sportiva del lancio ascensionale del giavellotto, in verticale, e per esercitarsi non trova di meglio che calarsi in un pozzo; il capitano Hans Kroell, già addestratore di piccioni viaggiatori per l'esercito svizzero, che, messo in pensione anticipata cade in depressione e medita di mettersi ad allevare colombe della pace; il rappresentante di chalet finlandesi che, in crociera nel Mediterraneo, non riesce a vendere i suoi prodotti se non uno, in Bosnia, dove lo chalet di legno è usato dalle truppe locali come postazione di tiro.
In chiusura due parole sul traduttore: pur senza conoscere il finlandese e senza quindi poter avere accesso all'opera in lingua originale, ci sentiamo di dire che ha fatto un lavoro egregio, e se la lettura è così scorrevole e piacevole il merito è anche suo. E poi firma una postfazione che è un piccolo gioiello, capace di cogliere gli aspetti più significativi del libro con riferimenti dotti, citazioni appropriate e puntuali. Certamente meglio di quanto non abbia fatto il sottoscritto in questa recensione. Sono dunque da leggere, il libro e l'appendice.


Giancarlo Montalbini  (21-08-2008)

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