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Mamma mia!
Mamma mia! La figura della mamma come deterrente nello sviluppo culturale, sociale ed economico dell'Italia moderna
Fabrizio Blini 
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Satira, Italia 2007
240 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Baldini Castoldi Dalai , 2007
ISBN 978-88-6073-197-5


Baldini Castoldi Dalai

Un testo che svela i tanti aspetti delle tipiche mamme italiane. Un libro tragicomico che mette garbatamente a nudo i molteplici comportamenti di mamme e mammoni.

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Mamma mia!: Pericolo! Mamme T.N.T.

Avvertenza di Roche
Attenzione: non somministrare la mamma ai bambini al di sotto dei dodici anni.
Supplica di Roche
Attenzione: tenere i bambini fuori dalla portata della mamma.


Per fortuna di mamma ce n'è una sola: sembra essere questo il senso ultimo del libro umoristico, se non fosse per alcuni aspetti anche tragico, di Fabrizio Blini. Può sembrare esagerato affermare ciò, ma - come spiega l'autore - le mamme italiane sono un po' di tutto, tranne che delle sane e vere madri. Già, poiché vi sarebbe un'ampia differenza fra l'essere una madre e l'essere una mamma. La prima è quella che mette al mondo il proprio figlio, lo allatta, lo alleva, lo fa crescere, ma una volta che è divenuto adulto lascia, anzi desidera, che suo figlio vada per la propria strada. Le mamme invece non desiderano affatto che la loro prole, una volta cresciuta, se ne esca per sempre, abbandonando, di fatto, la propria casa e soprattutto la mamma. "Molto spesso, lo spazio che separa l'essere figlio dall'essere adulto è presidiato da un fenomeno che tende a mantenere distanti i due elementi. Tale fenomeno è denominato mamma. L'obiettivo esistenziale della mamma è impedire che il bruco si trasformi in farfalla: una volta nato il bambino è imperativo far abortire l'adulto che è in lui. Dunque, la donna aspetta un figlio, il figlio non sa cosa lo aspetta [...] Concludendo, la mamma è contraria alla crescita dei figli in quanto vuole salvaguardare il suo ruolo di genitrice necessaria. Tale posizione si manifesta con l'avversione per il movimento e lo sviluppo in senso lato [...] che le permette di immobilizzare i figli nell'età a lei più congeniale e di tenerli vicino a sé, appiccicati sulle pagine di chilometrici album."
Quando invece è il figlio, al contrario, che "decide" di rimanere fra le mura domestiche accanto alla sua mamma, ecco che si avvera il sogno della tipica genitrice italiana: il proprio figliolo si è trasformato in mammone: "Riconoscere un adulto normale da uno mammone non è difficile: l'adulto è colui che costruisce una relazione matura con i propri genitori; il mammone è l'imbecille che insiste a chiamarli la mia mamma e il mio papà [...] il mammone è un essere incompiuto di cui è cresciuto solo l'involucro ma non il contenuto. La sua vita dondola tra fantasia e realtà, sospesa su un'altalena che non è più in grado di sostenerlo, e l'adulto che tutti vedono in apparenza non è che un bimbo sotto mentite spoglie, testimonianza di un'infanzia passata e di una maturità in preoccupante ritardo." Ma cosa spinge un giovane maschio italiano a rimanere per sempre legato accanto alla sua mamma? Questa domanda se l'è posta anche Blini, che ha tratto dal quesito un corollario di risposte. La prima, quella che dà l'input alle altre, è che la mamma italiana fa di tutto ed è disposta a tutto per tenersi stretto alle gonne il figlio. Lo prende principalmente per la gola, ad esempio, e non solo in senso figurato. Come si evince da questo brano: "Tra i vari espedienti, l'attacco al fegato è uno dei più consueti. Piatto dopo piatto la mamma cerca d'imprigionare i figli dentro casa, legandoli al tavolo della cucina: gli arrosti domiciliari [...] Nel caleidoscopio di aromi, odori e spezie di cui si circonda, la mamma sembra un'alchimista alla ricerca della pietanza filosofale che faccia permanere i figli nell'età dell'oro, immuni al tempo, per poi riporli in una bacheca avvolti in una pellicola di Domopak."
Il caustico volume, diviso in due sezioni, non poteva che iniziare con un interrogativo amletico: "chi si arrenderà prima, l'uomo o la mammina?" Irrisolvibile, quindi, proprio come tra l'uovo e la gallina, solo che in questo caso l'uomo-figlio rappresenterebbe il pollo. Cosa induce le mamme italiane a volere a tutti i costi che i propri figli non lascino casa? L'amore, certo, ma soprattutto il possesso poiché "io ti ho partorito", ergo "tu mi appartieni". Certamente la casistica è vasta, Blini però ha cercato di contenerla, distinguendo le mamme in diverse categorie: la Mamma vittima, "detta Mamma Passiva o Mamma Karenina", la Mamma totale "o Mamma Imperatrice", la Mamma iperprotettiva "o Lupa Mammara", la Torquemamma "o Mamma Inquisizione", la cosiddetta Mammigna, "o Mammarmata", la Mamma amica "o Mamma Figlia", la Supermamma "o Mamma Inconsapevole", la Mamma progressista "o Finta Madre" ed infine la Cattomamma "o Mamma Badessa". Mamme di ogni tipo, dunque, e per ognuna di queste tipologie l'autore ha scritto un capitolo, il cui succo però rimane lo stesso: a capitolare alla fine sono sempre i figli. Queste categorizzazioni sono naturalmente redatte in un miscuglio fra analisi para-scientifiche e battute, come si può ancora desumere da quest'altra frase: "Il migliore amico della Mamma progressista è il Sofficino. Nel modello alto borghese, il cibo simboleggia al meglio il suo stato di conflittualità: dopo aver reso i figli obesi, un po' per ignavia oppure perché sedotta dall'ultima tendenza nel campo dei surgelati, la mamma pensa che sia opportuno riequilibrare l'alimentazione e corre dal dietologo, un medico che il bambino digerisce male."
Se nella prima sezione Blini si diverte a catalogare i diversi tipi di mamme, nella seconda le mamme sembrerebbero essere tutte uguali. Sia che si tratti dei loro rapporti con i lavori domestici o dell'igiene dei figli "[...] con rapidi sbalzi umorali la mamma si accanisce sui figli per l'abbigliamento indecoroso, per la sciatteria nei confronti dell'ambiente domestico o per le pessime abitudini alimentari; allo stesso modo, si abbandona a melense premure, come la preparazione di ovetti sbattuti in quantità militari [...]", ovvero gli ometti sbattuti. Sia per le varie problematiche psicologiche, sessuali, mediche, sociali, culturali e soprattutto economiche: "Il cuore della finanza non è fatto di completi gessati e di bretelle indossati da manager che straparlano di trend, flussi, listini con un adrelanitico vocabolario anglo-milanese. Il destino dei soldi è nelle mani di Mamma Affari. Il borsellino di mamma Affari oscilla tra il rincaro delle pere, il crollo dei fagiolini, il boom del cetriolo e la crescita dei pomodori, che non rendono più come una volta. Con abili contrattazioni, analisi attente del 3x2 e dei mercati rionali, chiude sempre la bilancia in attivo. Più la mamma compra, più i figli pagano, con gli interessi."
Blini conclude la sua analisi sostenendo che "Allo stato attuale, il mondo si presenta come un sistema le cui caratteristiche sono: velocità, cambiamento e complessità, elementi che sembrerebbero poter sopraffare la mamma e ridurla all'inerzia, in realtà ciò non è possibile. La sua presenza non si può cancellare, è matematicamente indefinita come il 3 periodico e insidiosa come il prezzemolo fra i denti."
Ma il lettore faccia bene attenzione: il libro illustra principalmente le peripezie subite dai figli-maschi italiani. Le figlie-femmine, all'opposto, hanno una maggiore parità con le mamme, e poi alla fine si sposeranno, faranno a loro volta dei figli e diventeranno a loro volta delle mamme. Mamma mia!


Roberto Barzi  (07-08-2008)

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