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L'uomo senza casa
L'uomo senza casa
Andrea Fazioli 
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Romanzo, Svizzera 2008
264 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Guanda , 2008
ISBN 9788860881090


Guanda

La Svizzera sembra un luogo lindo e tranquillo, ma sotto la superficie strisciano inganni, delitti e tanti soldi. Tra i misteri elvetici si aggira anche Elia Contini, un investigatore privato che lavora a Lugano, ma che ogni sera se ne torna a casa in un piccolo villaggio di montagna, dove gli piace osservare le volpi che abitano nel bosco. Una vita che scorre più o meno uguale, finché un giorno è costretto a scontrarsi con una storia che lo riguarda da vicino: quella di un paese sommerso dall'acqua per la costruzione di una diga. Il paese nel quale era cresciuto. Da allora molte cose sono cambiate. Però c'è chi ancora non ha dimenticato: qualcuno che vuole tornare indietro, vuole rivedere i volti del passato, e per farlo è disposto ad uccidere.

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L'uomo senza casa: C'è del marcio in Canton Ticino

Chiasso è una città stretta fra due uscite autostradali: automobili che vanno e vengono e tornano girando alle rotatorie perché non trovano la via. Chi arriva da Sud si accorge che l'Italia finisce a Chiasso, mentre comincia la Svizzera. L'euro diventa franco, cambiano i nomi delle strade e negli uffici postali si leggono annunci in tre lingue. Soprattutto nell'aria c'è quell'impalpabile svizzerità che, assieme al denaro e alla nazionale di calcio, ancora tiene in piedi la vecchia Confederazione.

Chissà se Andrea Fazioli abbia mai ascoltato Désordre di Gyorgy Ligeti. Beh sì, un incipit inconsueto per la recensione di un noir. Però per combinazione, o per una finissima sottotraccia, una filigrana da investigare con più attenzione, il romanzo L'uomo senza casa e il primo studio per pianoforte del compositore ungherese riscontrano numerose analogie formali. Ma ci torneremo. Altrimenti che mistero sarebbe?
In primo luogo, invece, vale la pena precisare che in questo romanzo giallo l'assassino è noto sin dalle prime pagine. Il mistero è altro, e legato ad un intrico di vicende antiche, legami di terra, sangue, e soldi. Nello scorrere delle pagine, tuttavia, la vicenda si complica in modo inaspettato. Ai primi due delitti ne seguiranno altri, cadenzati secondo una regola inattesa, proprio dopo aver definito un canone, una procedura, a spiegazione di una sequenza non solo del plot narrativo, ma anche del climax emotivo della vicenda. Gli accenti a cadenza di ciascuna pagina vengono quindi progressivamente alterati, mescolati, a creare un disordine nebuloso e repentino, un mistero tanto più inspiegabile quanto più imprevisto.
Da un punto di vista invece più strettamente narrativo, il romanzo non perde mai la tensione emotiva necessaria, e la gestione di un plot non così semplice, pur sfibrandosi in troppo rapidi cambi di scena, molto cinematografici forse ma poco pertinenti e necessari alla fluidità dell'azione, è comunque ben articolata, in un crescendo che trova respiro soltanto nelle ultime pagine, catartiche e liberatorie.
Ah, già, Dèsordre. Lo studio per pianoforte è scritto in due diverse tonalità, assegnate alla mano destra e alla mano sinistra. Una delle due suona sui soli tasti neri, l'altra sui soli tasti bianchi; proprio come due storie tra loro ineludibili, necessarie perché complementari, che però scorrono su due piani diversi. A segnare la regola sulla quale si costruisce il brano, una sequenza di accenti, contemporanei tra le due mani, che cadenzano lo scorrere, impetuoso e percussivo, della composizione. Tutto quindi è molto esplicito e manifesto sin dall'inizio; ma ad un certo punto la regola cambia, e gli accenti tra le due mani non si incastrano più, sovvertendo ogni logica sino alle ultime battute, nelle quali, movendosi su registri sempre più acuti della tastiera, il brano trova la propria naturale conclusione. Proprio quindi come la struttura del romanzo di Fazioli (che per coincidenza è anche il nome di un'eccellente fabbrica di pianoforti friulana, celebre in tutto il mondo!): due storie tra loro apparentemente separate (la costruzione della diga e le attività della società fiduciaria del Sottoceneri), ordinate da ritmi e tempi simmetrici, che però via via si intrecciano sovvertendo qualsiasi regola o chiave interpretativa definita sino a prima (chi commette gli omicidi, e perché). Tuttavia del "disordine" del titolo, nel romanzo di Fazioli non c'è traccia. Un libro avvincente, nel solco della tradizione del noir italiano, ma con un sapore del tutto diverso ed accattivante. Un suggerimento per una lettura estiva di qualità.


Alberto Campagnolo  (07-08-2008)

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