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La gabbia delle scimmie
Gun Monkeys
Victor Gischler 
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Noir, Stati Uniti 2001
250 pp.
Prezzo di copertina € 15
Traduzione: Carlo Prosperi Marina Rotondo
Editore: Meridiano Zero , 2008
ISBN 9788882371661


Meridiano Zero

Charlie Swift deve far sparire una persona e per un veterano del suo calibro dovrebbe essere ordinaria amministrazione. Però si dimentica qualcosa, o forse è troppo tempo che fa lo stesso lavoro e la storia comincia a prendere una piega imprevedibile e piena di incognite: le armi si accendono e non si spengono più.

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La gabbia delle scimmie: Killer a ripetizione, il noir secondo Victor Gischler

Ero abituato a lavorare con una certa professionalità, io. Forse per questo preferivo lavorare da solo. O forse era perché non mi piaceva la gente.

Victor Gischler frulla fotogrammi di Sam Peckinpah, Martin Scorsese e Quentin Tarantino in un'ipotetica carrellata sulla storia dei gangster movie. Il ritmo non risparmia nessuno, inchioda il lettore alle pagine dall'inizio alla fine. Una macchina infernale che stritola anche tutti i cliché e i luoghi comuni delle storie noir e/o hard boiled in una centrifuga che funziona a pura adrenalina. Univoco in questo senso perché il ritmo forsennato de La gabbia delle scimmie non concede lo spazio per altre considerazioni, nemmeno per rifiniture di stile o deviazioni di percorso. Anche dal punto di vista del territorio, Orlando, Florida e dintorni, non c'è margine di trattativa. Un ambiente suburbano fatto di locali di infima categoria, (pessimi) rock'n'roll show, quartieri anonimi, bar dove la vita si ripete all'infinito. Una geografia disperata nella quale Charlie e tutti gli altri disperati che prima o poi si trovano dalla parte sbagliata di una pistola. In realtà non è nemmeno facile capire quale sia quella giusta. Charlie Swift o Il Sarto rimane fedele fino in fondo al suo boss: è il capitano che affonda con la nave e rimane in prima linea fino all'ultimo cadavere, sempre nella speranza che non sia il suo, ma la sua coerenza è unica e, agli occhi di tutti gli altri, anche fuori posto. La trama è spessa e contorta proprio perché tra doppi e tripli giochi, agenti infiltrati e traditori, pasticci e impiastri vari (come ricorda qualcuno: "il marcio è dappertutto") è difficile tenere il conto, ma a tutti gli effetti non è neanche necessario. Già dopo le prime pagine ci si trova invischiati in una lunga teoria di omicidi, sparatorie, torture, tutto il vocabolario più efferato delle gang malavitose e quindi si va giù duro con pistole e fucili sempre caldi e abbondanti, che Victor Gischler descrive e maneggia con cognizione di causa di calibri, manovre e (devastanti) effetti finali. Non si tratta di un elemento secondario perché come ama dire Charlie Swift, se c'è qualcosa di importante sono "i dettagli. Questo distingue i professionisti dai coglioni qualunque. I dettagli". Ne La gabbia delle scimmie è difficile trovarne uno fuori posto, tanto che, più che un romanzo, sembra già un film.

Marco Denti  (19-06-2008)

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