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Fdeg
Fdeg
Paolo Colagrande 
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Romanzo, Italia 2007
205 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Alet , 2007
ISBN 978-88-7520-034-3


Alet

In prima battuta Paolo Colagrande gioca un po' sull'espediente narrativo del manoscritto perduto rifacendo il verso a precedenti letterari famosi. Ma solo una scusa per aprire una serie di digressioni sull'industria culturale e sulla letteratura spaziando tra dolce stilnovo, Borges e la forma narrativa perfetta, l'ipertrofismo descrittivo salgariano, una ardita rivisitazione del romanzo storico ottocentesco, fino ai contemporanei. Una esilarante parodia dove il fare cultura passa attraverso l'immagine di uno schema idraulico, tubi su tubi che si intersecano per finire nella rete fognaria; all'ingresso di ogni tubo Colagrande immagina minuscoli wc e serafici omini seduti che producono letteratura. Per un autore che ormai a pieno titolo entrato a far parte di quel mondo, ci vuole una buona dose di ironia e autoironia, qualit che evidentemente al nostro non mancano.

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Fdeg: Tutta colpa del dolce stilnovo

Io non sopporto quegli scrittori infingardi che fanno le introduzioni ai loro romanzi per spiegare dosa c' scritto dopo e come leggerlo, una specie di libretto di istruzioni o di scuse anticipate: tipo, occhio che troverete una cosa che cos d'impatto sembra una cagata ma invece va letta in cifra semiotico pretestuale e allora badate che in cifra semiotico pretestuale una cosa seria. Oppure: quella cosa che dir dopo, leggerla sembra una cantonata pazzesca ma invece una metafora postmoderna... Qui invece tutto chiaro, che di metafore postmoderne non ce n'.

"Fdeg, dice Neride Bisi, se bastarda la memoria. Le cose si ricordano solo se fanno molto male o molto ridere, oppure quando sono legate insieme cos strette che ne chiami una e te ne viene dietro una fila".
Un incipit cos spiazza. Chi quel Bisi capace di questa riflessione? La mia reazione immediata stata quella di recuperare l'annuario dei filosofi contemporanei per verificare se non sia magari un esponente di qualche corrente di pensiero postmoderna. Nell'annuario non l'ho trovato.
E poi c' quella interiezione, "fdeg", di cui magari in molti ignorano il significato. Ci viene in soccorso lo stesso autore in un glossario alla fine del libro. "FIDEG: Fegato, in dialetto nordemiliano, ma come esclamazione ha una portata evocativa pi ampia".
Per capirci meglio, invece di "fdeg" potremmo dire "accipicchia", "acciderboli", "accidenti", o magari potremmo chiamare in causa un altro organo, questo tipicamente maschile; anche in questo caso la portata evocativa del termine va ben oltre l'organo e la sua funzione.
Rimanendo in tema di memoria, dopo una breve digressione su Freud e la distinzione tra vita vigile e immagini oniriche, Paolo Colagrande racconta un aneddoto che dovrebbe essere esemplare.
"Io, nella vita vigile, mi dimentico ad esempio di pagare il gas. Ma ricordo benissimo di aver incontrato un pomeriggio di giugno del 1987 sull'ascensore del condominio di via Goffredo Mameli 44, dove abitava il mio amico Onorio Carruba, una signora di cinquant'anni bionda elegantissima truccata da cinema con l'orologio d'oro l'anello coi brillanti in erezione e gli orecchini con la perla doppia pendant alla collana tripla sul decolt, per non parlare del profumo inebriante e dell'eloquio ammaliante pieno di orgasmi e pause di stile e moine di rossetto...".
Non c' che dire, un pezzo di bravura che da solo vale i dodici euro del libro. Ma siamo appena a pagina 12, procediamo dunque nella lettura che riserver ulteriori sorprese.
Un'altra perla ha per protagonista nientemeno che Giuseppe Garibaldi che in mutande e camicia rossa, in piedi su una seggiola, canta il "Testamento del capitano". Fdeg, ce ne vuole di coraggio per mettere in scena in questo modo l'eroe dei due mondi, ma siamo alla Cascina Boscor di Castelnuovo al Ponte in occasione di un matrimonio rustico rinascimentale e dunque si giustifica tutto, anche senza chiamare in causa la volontaria sospensione dell'incredulit.
Ma cosa c'entra Garibaldi? C'entra perch, come spiega Paolo Colagrande, questo suo romanzo altro non che la riscrittura di un romanzo storico di 1440 pagine andato inopinatamente perduto.
"Storia degli eroi di pace e di guerra da Garibaldi ai nostri giorni" ha subito una drastica cura dimagrante ed diventato altro. Cosa d'altro? Di storico c' rimasto proprio poco e il tema originario ha lasciato il posto a un'analisi impietosa, cinica e divertente, del mondo letterario e dell'industria culturale, "una radiografia al vetriolo della letteratura italiana, con i suoi tic e miti, le sue idiosincrasie e psicosi". Ce n' per tutti, classici e contemporanei, senza risparmiare scuole di scrittura, salotti e riviste letterarie. Non mancano citazioni dotte e meno dotte, stemperate da un linguaggio scoppiettante e da un fuoco d'artificio di trovate divertentissime.


Giancarlo Montalbini  (13-06-2008)

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