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Mi sono perso a Genova - Una guida
Mi sono perso a Genova - Una guida
Maurizio Maggiani 
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Romanzo, Italia 2007
160 pp.
Prezzo di copertina € 19,50
Editore: Feltrinelli , 2007
ISBN 9788807490613


Feltrinelli

La città di Genova ha dedicato a Maurizio Maggiani, scrittore spezzino ma genovese "adottivo", una grande mostra presso la Loggia degli Abati del Palazzo Ducale, e l'occasione è stata accompagnata da questo libro narrativo/fotografico in cui lo scrittore (e sorprendentemente anche raffinato fotografo) celebra a suo modo "la Superba". Maurizio Maggiani ci restituisce la percezione forte di una città perennemente sognata, sin da bambino, in cui è più facile perdersi che trovare la prospettiva che tutta la contiene. L'orizzonte di Genova non finisce mai, da un capo all'altro c'è ancora mare, e c'è ancora città...

naldina naldina naldina naldina naldina

Mi sono perso a Genova: Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così...

Che tutto ciò sia già stato sognato? Non ricordo. Di sicuro è bellezza di Genova casa mia.

Chissà cosa ne penserebbe Paolo Conte, leggendo questo libro. Chissà se si ritroverebbe, nelle atmosfere così cariche di suggestione che Maurizio Maggiani tratteggia con la consueta sensibilità e l'inimitabile scrittura ricchissima nel lessico estremamente appropriato, cesellato come una medusa o un grifone scolpito nella pietra dei palazzi genovesi di via Garibaldi. Paolo Conte, uomo non di mare ma di entroterra perché di Asti, alla fine degli anni '70 scrive una delle sue canzoni più famose, Genova per noi, nella quale confonde le eco musicali del porto e delle sue storie al racconto delle impressioni stranite ed emozionate nel girare tra i vicoli della città, con gli occhi di chi della città in realtà non è. Come Paolo Conte, nemmeno Maggiani è genovese, bensì spezzino: ed ecco che dalla sua fantasia nasce un racconto di tipo diverso, un'evocazione di un mondo, di un viaggio nel tempo e nello spazio, attraverso i ricordi dell'infanzia, della giovinezza, di una raggiunta maturità.
Scrive Maggiani: "Sogno questa città da quando ero un bambino. Da quarantanove anni, per l'esattezza. Posso essere così preciso perché ho cominciato a sognarla subito dopo averla vista per la prima volta. Era l'inizio della primavera del 1958. Nel mio primo sogno ho fantasticato su come sarebbe riuscito corso Europa se fosse stato una strada del pianeta Mongo. Una di quelle vie dove avresti visto sfrecciare su un aviogetto atomico Flash Gordon, ma ancora più grande, e aerea; sterminata e convulsa, meravigliosamente futurista. In quel sogno corso Europa aveva un odore che gli è poi rimasto nel tempo: l'odore dell'elettricità sprigionata dalle coulisse dei tranvai. Ho rimesso mano a quella grande arteria in molti altri sogni nel corso degli anni, con calma, aggiungendo ogni volta qualcosa: grattacieli, tunnel, aerodotti, passaggi segreti. E me stesso: ho sempre abitato la città che sognavo...".
Accanto alla narrazione, una bellissima teoria di fotografie racconta il lato materico e allo stesso tempo spirituale di una Genova che, forse proprio per nascondersi, per discrezione, mostra se stessa senza veli. Immagini che rifiutano sfumature patinate e si mostrano invece nella loro naturale, concreta fisicità. E anche un gasometro, un argano, una crepa nel muro si fanno poesia. Ed emozione.
In tanti hanno raccontato Genova, città di mare e terra dall'orizzonte troppo infinito per essere racchiuso in una parola sola, in un'immagine nitida, in una canzone. Quella di Maggiani, tuttavia, non è la Genova di De Andrè, né quella di Paoli o Lauzi, né le somiglia. La cosiddetta "scuola di Genova", infatti, trascende la magia del quotidiano per concentrarsi sull'uomo, sul suo dolore e il sentimento; e ne fa tessera di mosaico. Ma forse non così numerosi nei testi delle loro canzoni, gli affreschi di normalità riferiti a Genova e alle sue cose, che possono apparire solo a chi ne sia meno coinvolto. A chi guarda, come Conte, come Maggiani, con gli occhi di chi viene da fuori.
Mi sono perso a Genova si propone come una "guida", che individua un percorso a mosaico tra ricordi ed impressioni, senza permetterci di ripercorrere un cammino speculare (l'esperienza genovese di Maggiani è unica e irripetibile; lascia cioè al lettore la possibilità di individuare, calvinianamente, altri itinerari del tempo e dello spazio ugualmente leciti, ugualmente praticabili; ma mai i medesimi). Maggiani non dichiara forse niente in maniera esplicita, ma suggerisce un mondo complesso e a tratti favoloso. Con protagonisti cippi e case cantoniere, lame di luce nelle gallerie della ferrovia a binario unico, scalini da consumare nelle indolenze sotto la canicola estiva.
Maggiani scrive di quello che la gente non pensa, vede ciò che gli altri non vedono e riesce a fare poesia con la parola come pochi altri sanno fare. Dal nulla nasce un'emozione fresca, pulita, mai banale. Genova di certo è un bellissimo punto di partenza, così piena di suggestioni ancora inesplorate. Ma qui soprattutto diventa un palcoscenico dove si incrociano modernità e ricordi di passato, nostalgie e tensioni di futuro. Come certo ogni forma di letteratura autentica, come ogni racconto di parole, o di suoni, o d'immagini. In questo caso, davvero riuscito. Un libro assolutamente consigliato, una promessa, un viaggio da fare, con gli occhi di chi... come noi, stiamo in fondo alla campagna. Ma Genova, dicevo, è un'idea come un'altra...


Alberto Campagnolo  (22-05-2008)

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