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Io sono la prova
Io sono la prova
Biagio Proietti 
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Giallo, Italia 2007
282 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Editore: Dario Flaccovio , 2007
ISBN 978-88-7758-752-7


Dario Flaccovio

Una rivista scandalistica e una ambiziosa giornalista senza scrupoli fanno di tutto per riaprire un'inchiesta di omicidio chiusa da anni. Quella storia ha già una volta sconvolto la vita del professor Dori. Incubi e fantasmi, che credeva dimenticati, affiorano dal passato e tornano a tormentarlo. Per liberarsene definitivamente deve affrontarli, per sé e per suo figlio.

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Io sono la prova: Non si può sempre fuggire

Marco sorrise sperduto: "Sì, io sogno un mondo dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno".
Ale, stando al gioco, aggiunse: "Hai provato a metterti a cavallo di una scopa per raggiungerlo?".
"Certe cose succedono solo nel finale di un film come Miracolo a Milano".


In genere nei gialli la prima pagina è riservata all'elenco dei personaggi, tra i quali poi si dovrà andare a pescare il colpevole. E' una forma di delicatezza nei confronti del lettore: senza dargli alcun indizio lo si aiuta ad orientarsi e a ricostruire l'intreccio, soprattutto quando questo inevitabilmente tenderà ad aggrovigliarsi. In questo libro quell'elenco iniziale non c'è. Che sia il primo segnale che ci troviamo di fronte ad un giallo anomalo, fuori dagli schemi? Da amante del genere, a lettura ultimata sono andato a rileggermi le 20 regole del romanzo giallo di S.S. Van Dine. Non c'è niente da fare: su alcune di quelle regole Biagio Proietti sorvola con indifferenza, altre le getta proprio alle ortiche. Immagino le immediate vibranti proteste di qualcuno o di molti, tutti pronti a contestare che da quando Van Dine ha scritto le sue regole sono passati ottant'anni, il mondo è cambiato e con il mondo il romanzo giallo. Tutto verissimo, eppure mi sembra manchino alcuni elementi tipici di quel genere letterario: una specifica trama criminale, e soprattutto il lavorio mentale di sottili ragionamenti e di deduzioni logiche che né l'investigatore di turno né il lettore sono chiamati a svolgere.
Nell'insieme questo libro sembra la sceneggiatura di un film, e del film ha il ritmo, l'azione, i gesti, le scene. Proietti è abile a farci vedere, come attraverso l'obiettivo di una telecamera, la casa che il prof. Marco Dori ha preso a Sutri, così come tipicamente filmiche sono le scene in metropolitana, le aggressioni nel vicolo buio che porta al burrone, i pedinamenti e gli inseguimenti, le macchine della polizia a sirene spiegate... Ma è meglio che mi fermi qui per non anticipare troppo che, giallo o non giallo, è una cosa che non si fa.
Mi sorge il dubbio che l'autore stesso sia poco interessato a scrivere un romanzo di genere e voglia invece offrirci un affresco a tutto campo della società contemporanea, con i suoi drammi e le sue contraddizioni, vizi e pregiudizi. Questo di Proietti non è un romanzo di denuncia né un saggio sociologico, ma si parla comunque di mafia, criminalità organizzata, delinquenti in guanti bianchi, immigrati irregolari che vivono ai margini di una società che li sfrutta e li esclude. E c'è anche modo di riflettere sul mondo dell'informazione, sul potere della carta stampata e dei mass media capaci di costruire mostri e distruggere esistenze.
Ma Io sono la prova è anche un romanzo d'amore, di sentimenti, e Biagio Proietti è capace di entrare nella psicologia dei personaggi, di coglierne le diverse sfaccettature: davanti a noi coppie che scoppiano e unioni che resistono a tutte le intemperie, amori felici e infelici, nella piena consapevolezza che nei rapporti interpersonali tutto è sempre estremamente complicato. A volte facciamo male proprio alle persone che amiamo, a volte ci facciamo male da soli.
"Marco la guardò a sua volta e lei non fu rapida ad abbassare lo sguardo come avrebbe voluto. L'attimo in cui si fissarono fu sufficiente a entrambi per intuire il senso dei loro pensieri. Anni di liti non possono cancellare intese profonde. Lei accennò un sorriso, ma fu più una smorfia amara che un'espressione di conforto. Mario si allungò e le sfiorò la mano, con gesto lieve, come una parola d'amore non detta".
E non meno complicato è il rapporto genitori/figli: tenerissimo il legame tra il professor Dori e il piccolo Roberto. Ricco di contraddizioni ma non meno intenso il rapporto tra il commissario Daniela Brondi e suo padre; lui da tanti anni è fuggito da una moglie e una figlia che lo amavano, lei non lo ha mai perdonato, ma forse per recuperare rapporti importanti si è sempre in tempo.
Due parole in chiusura sulle intestazioni dei capitoli, 53 per la precisione, tutti titoli di film, libri, canzoni. Non può essere solo un trucco dell'autore per farci conoscere i suoi gusti letterari o musicali, c'è evidentemente un rimando tra titolo e contenuto, ma non è sempre così scoperto. Ricostruire questa trama di connessioni può essere un gioco da proporre ai lettori, un esercizio utile per entrare un po' di più dentro la storia, nell'atmosfera che ogni pagina è capace di evocare.


Giancarlo Montalbini  (22-05-2008)

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