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Neuro Habitat - Cronache dell'isolazionismo
Neuro Habitat - cronicas de aislacionismo
Miguel Angel Martėn 
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Fumetto, Spagna 2005
77 pp.
Prezzo di copertina € 11
Traduzione: Alessio Trabacchini
Editore: Coniglio , 2008
ISBN 978 88 6063 107 7


Coniglio

Un personaggio senza nome, senza storia, senza volto (ha i tratti del viso cancellati) che vive una vita che non č una vita. Questa in sostanza la trama (che non č una trama) di Neuro Habitat: 77 pagine di gelo ambientate in una stanza sola. Il protagonista conduce un'esistenza completamente isolata dal mondo: č in sostanza un :Hikikomori:. Gli unici esseri viventi con cui accetta di entrare in contatto, infatti, sono un pitone e delle sporadiche, anonime, ragazze squillo con le quali si rifiuta di avere rapporti. Per il resto, vive su Internet in un agghiacciante presente eterno privo di speranze.

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Neuro Habitat: Futuro Anteriore

Mi stimolano solo le donne operate o geneticamente modificate.

Neuro Habitat č in buona misura un piccolo pamphlet che mette in scena, portandoli alle estreme conseguenze, i momenti fondanti del lavoro di Martėn. L'idea della tecnologia come strumento di volontario azzeramento dei sentimenti. L'ansia di autodistruzione implicita nella condizione di esseri viventi. Il sesso sublimato in forme cosė estreme che non hanno pių niente di umano (qui, addirittura, il gesto sessuale č talmente rarefatto che neppure si consuma). Si puō definire in questo senso, pių che un racconto, un testo teorico - o un breve esercizio di stile. E' evidente che, ormai, Miguel Angel Martėn ha talmente chiari i margini e le forme del suo mondo narrativo che puō permettersi di costruire un libro anche solo per rapidissime suggestioni.
Ed č evidente, pure, che un libro come questo si rivolge ai lettori che giā conoscono la sua opera. Tra questi, ci svela la quarta di copertina con un coup de theatre mica da ridere, anche la somma attrice italiana Asia Argento, che si sarebbe vista "cambiata la vita" dai libri di Martėn - cosa di cui non possiamo che rallegrarci.
Tra l'altro, per una strana congiuntura editoriale, Neuro Habitat esce in Italia a breve distanza dall'ultimo lavoro del fumettista spagnolo, Bitch (per i tipi di Purple Press): un testo, al contrario, massimalista che straborda di riferimenti geopolitici e dispiega un'architettura narrativa decisamente complessa. Le due opere sembrerebbero in effetti agli antipodi. In realtā, Martėn in vent'anni di carriera ha portato avanti il suo lavoro con tale coerenza che anche in due libri cosė diversi la sensazione di solitudine cosmica - vorremmo dire il dolore - che si prova a fine lettura č la stessa.
A parte questo, troviamo in Neuro Habitat tutte le chicche che gli appassionati di Martėn, quindi, si suppone, anche Asia Argento, hanno amato nei suoi lavori precedenti: la narrazione che procede per accumuli e reiterazioni (anche se qui gli eventi sono talmente disciolti che l'effetto complessivo č quello di un loop eistenziale), il continuo lavorio di sottrazione sui dialoghi e sull'allestimento scene, il tratto asciutto come un taglio di bisturi.
La poetica di Martėn, se di poetica si puō parlare, trasforma gli esseri umani in delle cose. Pių precisamente li trasforma in dei congegni tecnologici - mostruosamente tecnologici anche nell'esercizio dei bisogni primari, nutrirsi e fare sesso prima in di tutto. Questi manufatti umani conservano dell'uomo solo la capacitā di soffrire. Il mondo in cui si muovono (pių che muoversi, giacciono in un'eterna latenza) č un futuro anteriore, orrendamente confortevole e sovradimensionato. In Neuro Habitat pių che in altri lavori maggiormente articolati a livello di trama, č chiaro che il futuro anteriore non ha niente a che vedere con la fantascienza: č uno spazio morale, assolutamente astratto, in cui fluttuano come ologrammi brandelli tragici del nostro presente. Libro dopo libro, Martėn si sta avvicinando sempre di pių al suo orizzonte ultimo: un mondo perfetto che non prevede l'esistenza dell'essere umano, e in cui la tecnologia č talmente onnipresente e talmente mentale che non ha bisogno di incarnarsi in artefatti fisici. Un mondo che - dopo tutto questo dolore - raggiunga la condizione di pura assenza. Un mondo di cui oggi possiamo vedere solo le anteprime: utili, se non altro, per prepararci al meglio.


Peppe Fiore  (11-05-2008)

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