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L'accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita
L'accusa del sangue: il processo agli ebrei di Damasco; metamorfosi del vampiro in Germania
Furio Jesi 
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Saggio, Italia 1993
102 pp.
Prezzo di copertina € 8
Introduzione: David Bidussa
Editore: Bollati Boringhieri , 2007
ISBN 978-88-339-1800-6


Bollati Boringhieri

Una ricostruzione accurata della creazione del mito antisemita basato sulla "colpa del sangue", ovverosia del delitto rituale e del vampirismo religioso. Il tutto attraverso l'accurata analisi di Furio Jesi del processo di Damasco del 1840 quando, per la prima volta, si riuscì a dimostrare la pretestuosità di un processo giudiziario e l'infondatezza dell'ipotesi accusatoria.

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L'accusa del sangue: Epifania del mito. Il vampirismo ebraico

La sera del 5 febbraio 1840, a Damasco, il missionario cappuccino padre Tommaso da Calangiano, settantatreenne, e il suo servitore, il ragazzo arabo-cristiano Ebrahim Amarah, scompaiono dalla loro casa-convento di cui erano gli unici abitanti. Il giorno successivo, il 6 febbraio, la chiesa rimane chiusa, il convento è sbarrato; il padre Tommaso non è comparso a celebrare la messa né si è presentato a un pranzo cui era invitato. Nel pomeriggio gli amici cristiani di padre Tommaso, inquieti per la sua assenza, fanno appello all'autorità consolare francese da cui il missionario era protetto "siccome la Francia godeva già sin d'allora lo specioso titolo di protettrice della Cristianità in Oriente"...

"'Accusa del sangue' è l'espressione ebraica che da quasi mille anni a questa parte gli ebrei furono costretti ad imparare." Inizia da questa premessa l'appassionante viaggio nella storia del mito, grazie al bel saggio di Furio Jesi L'accusa del sangue. La macchina mitologica antisemita - libro ampliato da un'ampia introduzione di David Bidussa -, uno studio apparso per la prima volta in "Comunità" nel 1973 col titolo: L'accusa del sangue: il processo agli ebrei di Damasco; metamorfosi del vampiro in Germania. Un testo che va letto come se si trattasse di un romanzo, tanto risulta scorrevole.
Il volume, denso di riferimenti storici, letterari e religiosi, si compone di due scritti singolarmente autonomi nella loro completezza e peculiarità antropologico/mitologiche. Il primo si basa sulla ricomposizione degli avvenimenti accaduti prima e durante il processo intentato agli ebrei di Damasco nel 1840, nonché sulle susseguenti apologie del processo operate dalle persecuzioni antisemite. Il secondo, viceversa, segue le tracce degli sviluppi della figura del vampiro e dell'annessa mitologia del sangue in Germania.
La base storica da cui parte la sua analisi è quella dedicata appunto al processo agli ebrei di Damasco, del quale Furio Jesi analizza le cause basilari che stanno all'origine dell'accusa del sangue. Con quest'espressione si designa l'accusa rivolta agli ebrei di utilizzare il sangue dei cristiani in occasione delle feste pasquali. Secondo le imputazioni "il popolo 'deicida' continuava a far scorrere sangue cristiano, dopo essersi macchiato di quello di Cristo [...]" Per riscattarsi dalla colpa commessa gli ebrei avrebbero effettuato il corrispondente "terrifico" del rituale eucaristico, cibandosi del sangue dei cristiani. Il cosiddetto "vampirismo", rituale attribuito agli ebrei, è un fenomeno che ha origine nel Medioevo e in ambito cristiano, epoca in cui il popolo ebraico è percepito in quanto "altro", non assimilabile alla civiltà cristiana, assumendo così caratteristiche diametralmente opposte: gli ebrei non sono soltanto dei "selvaggi", vale a dire dei semplici esseri resi innocui dalla loro primitività, dunque arrendevoli alla missione civilizzatrice dei cristiani, bensì dei sanguinari che si cammuffano nelle sembianze di un popolo civilizzato. In breve "il diverso", portatore di tali connotati, è ancor più spaventoso poiché si mescola nella società senza possibilità di essere facilmente localizzato, rimanendo incorreggibile nella sua "alterità" ed agendo in modo sotterraneo.
Tesi centrale del libro di Jesi è il fenomeno della reversione dei miti: "Il fenomeno della cosiddetta reversione dei miti si articola spessissimo secondo codesto schema: un istituto religioso o sociale decade, non è più compreso, e per tanto le tradizioni mitologiche che vi si collegano e che nel suo ambito avevano segno positivo, acquistano segno negativo [...] la reversione del mito è deliberata e si compie parallelamente alla conservazione a livello sacrale del mito stesso." In questo modo il sacrificio di Cristo continua ad essere rievocato nel rito eucaristico, ma al tempo stesso il suo capovolgimento negativo è affibbiato ai "diversi" per eccellenza: agli ebrei, che in tale contesto sono l'obiettivo mirato dell'uso tecnicizzato del mito. Secondo i cristiani, gli ebrei "fraintesero il valore salvifico del sangue di Cristo."
Alle analisi fin qui esposte segue, come detto, una rappresentazione storico-letteraria dei vari significati del vampirismo in Germania. Il vampiro si caratterizza, in genere, con una "esistenza liminare" estesa fra la vita e la morte legata all'umano, ma tonificata dalla vicinanza al divino, o per meglio dire, al "demoniaco", poiché è del volto oscuro e spaventoso dell'ignoto che si parla.
Furio Jesi pone particolare accento ai nessi che legano i vampiri alla cultura, specie a quella di lingua tedesca, di cui è esperto, soprattutto in rapporto al sociale poiché la figura del vampiro è assai implicata nei meccanismi di potere esistenti fra i culti istituzionalizzati e quelli più esoterici, legati alla magia o alle forze trainanti del progresso scientifico. Nell'ambito delineato, il vampiro - "Diciamo vampirismo 'rituale', ma di fatto esiste una netta differenza fra la mitologia dell''accusa del sangue' antisemita e la vera e propria mitologia vampirica. Vampiro nel preciso significato della parola è un morto che cerca il sangue dei vivi." - è una figura che ben si presta a rappresentare di volta in volta le componenti storiche sociali ed economiche percepite come minacciose: i suoi attacchi sono infidi e sferrati con mezzi non convenzionali, propri di chi riesce a servirsi del potere sul flusso della vita e della morte. La vittima è sfibrata, resa moribonda dopo il pasto del vampiro che prevede un'unica pietanza, vitale per eccellenza, il sangue. Qualora la vittima fosse l'ebreo sarebbero stati i persecutori cristiani ad aver consumato il "fiero pasto", se all'opposto tale prerogativa veniva esercitata dagli ebrei - che è la più nota imputazione antisemita di matrice economico-sociale, che associa "vampirismo rituale" con "vampirismo economico" - ad essere paragonati alla disumana figura notturna erano i giudei.
Già in precedenza, nel volume Germania segreta, l'autore aveva posto la sua attenzione sulla figura di angeli mostruosi e di demoni, che popolavano il canovaccio letterario tedesco dalla metà dell'Ottocento alla prima metà del Novecento. Tra quest'analisi pubblicata nel 1967 e L'accusa del sangue lo studioso mette a fuoco il proprio modello storiografico della cosiddetta "macchina mitologica".


Roberto Barzi  (08-04-2008)

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