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Non sono qui per farmi degli amici. Le disavventure di un consulente i.t.
No he venido aqui a hacer amigos
Jaime Miranda 
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Romanzo, Spagna 2005
270 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Traduzione: Cecilia Blanchetti
Editore: Gran Via , 2007
ISBN 9788890235252


Gran Via

Un consulente informatico alle prese con uno dei tanti progetti della sua faraonica azienda. Le assurdità di un mondo precario e irrisolto nella sostanza della sua realtà e del tutto surreale e aleatorio nei suoi linguaggi.

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Non sono qui per farmi degli amici: Tutto un programma, nel mondo dell'informatica con Jaime Miranda

Se da un punto di vista emotivo sei un idiota che non tiene in considerazione il prossimo, se sei incapace di misurare l'impegno con un metro diverso dal numero di ore di permanenza sul posto di lavoro, se ti comporti da spione, se emetti rumori gutturali più spesso di quanto non pronunci parole di più di tre sillabe, sei un duro.

Il tono è sempre ironico e scanzonato, spesso piuttosto informale e qualche volta (come nel sorprendente finale) anche surreale. Forse non ne esiste uno più adatto per raccontare il mondo dell'informatica, un mondo parallelo dove le vite sono travolte e/o incastrate dalle procedure, dai protocolli, dai linguaggi e dalle bizzarie dei computer, da riunioni che sembrano piccole proiezioni del teatro dell'assurdo, da storie e personaggi incastrati in una parodia dell'economia di mercato che è così acida da sembrare vera. Il romanzo di Jaime Miranda, che ha un illustre precedente in Microservi di Douglas Coupland, pur con tutti i limiti e le lacune dell'esordio (compresi alcuni personaggi la cui identità rimane sfuggente e qualche ripetizione di troppo), riesce a pizzicare la realtà di lavori e insieme di vite campate per aria. L'oggetto, chiaro fin dal titolo, è un team di consulenti, programmatori, grafici e impiegati incaricato di costruire un software per il centralino di un call center. Una di quelle voci che rispondono in via automatica senza dire niente e con la capacità di rovinarci la giornata, per intenderci. Il progetto, già venduto dal tracotante principale di Bruno Medinaceli, ovvero il protagonista nonchè voce narrante del romanzo, sembra fatto apposta per non funzionare e per catalizzare attorno alla sua struttura una varia e picaresca umanità: dalla dark lady al travet con problemi di sudorazione, dai programmatori che sembrano gli scienziati del dottor Stranamore a precari con un piede sempre fuori dalla porta. Il ritmo è quello di un rock'n'roll, il software non funziona (e questo dettaglio è ispirato da una realtà che conosciamo tutti), il lavoro occupa tutta la vita con una missione che Bruno Medinaceli sintetizza così "rendere solenne l'ovvio". Nel romanzo tutto questo si traduce in un susseguirsi di colpi di scena, gag e battute, magari anche leggere e brillanti, ma che non nascondono una realtà piuttosto disarmante che diventa ben evidente in una delle tante confessioni di Bruno Medinaceli: "Decisi immediatamente di abbandonare la fase dell'ottimismo, saltare quella dell'incertezza e incominciare per conto mio quella della depressione. Se fin dall'inizio avessi saputo di tutto l'aiuto esterno che avrei avuto per arrivare a quest'ultima fase, non mi sarei sforzato tanto". Tra uno scossone e l'altro, si arriva al finale che per quanto bizzarro, s'incastra benissimo in una storia così surreale da sembrare vera.

Marco Denti  (11-03-2008)

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