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Il vano ieri
El vano ayer
Isaac Rosa 
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Romanzo, Spagna 2004
320 pp.
Prezzo di copertina € 16
Traduzione: Annabella Cardinali
Editore: Gran Via , 2007
ISBN 9788890235283


Gran Via

Ancora nel pieno della dittatura franchista s'intrecciano le esistenze di uno studente e di un professore che, in forme e modi diversi, scompaiono, come se fossero stati inghiottiti dal tempo forse proprio perché "il vano ieri può generare un domani vuoto".

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Il vano ieri: Il tempo necessario, un buco nero della Spagna di Isaac Rosa

La nostra tentazione davanti all'eroe è sempre quella di annullare la poca distanza che lo separa dall'essere affratellato al cattivo, perché nei comportamenti estremi, esasperati senza ambiguità da un'intelligenza votata al bene o al male, basta un lieve cambiamento di intenzioni per sovvertire l'impostazione: può succedere che, volendo costruire una bella creatura, a metà percorso ci imbattiamo in un mostro inatteso.

Partendo da una bella citazione di Antonio Machado, Isaac Rosa si inerpica in una lunga e articolata elaborazione del passato prossimo della Spagna. Lo fa con un coraggio irriverente, ai limiti dell'incoscienza, giostrando in continuazione tutti i registri possibili della narrazione e accostandoli con una spericolatezza che ha del temerario. Ne esce un romanzo eccessivo, dove s'incastrano testimonianze reali (soprattutto sui metodi brutali della dittature), veri e propri flussi di coscienza, schizzi d'autore e un dialogo costante con il lettore che non di rado si trova spiazzato davanti a tanta generosità. E' quindi utile, prima di inoltrarsi nel labirinto di storie e visioni di Isaac Rosa, seguire un'avvertenza che l'autore lascia, proprio nelle prime pagine, come sintesi delle istruzioni per l'uso del suo libro: "Attenzione: la meccanica ripetizione narrativa, cinematografica e televisiva di certi atteggiamenti, ruoli o semplice aneddoti descrittivi di un determinato fenomeno o periodo finisce per trasformare tali elementi in luoghi comuni, in clichè più o meno fortunati che, se utilizzati in narrazioni che non vanno oltre il paesaggismo o il ritratto di costume (all'interno del tranquillo percorso dei generi abituali), provocano simultaneamente il malessere del lettore inquieto e la pace del lettore superficiale". Con Isaac Rosa non c'è il rischio: gioca con la lettura e la scrittura scavando nella memoria e nella storia recente della Spagna, costruendo un romanzo che procede per strappi, deviazioni, spostamenti (anche nella forma della pagina) e sorprese dietro l'angolo. Al lettore è chiesto qualcosa in più della sua complicità. Ci vogliono "la sua intelligenza, la sua paura, la sua immaginazione e i suoi desideri" scrive Isaac Rosa nel cuore del romanzo ed è come se usasse, con sorprendente abilità, la narrazione per un gioco di ruolo, proprio tra lettore e scrittore, dove la parola fine è soltanto il lungo intervallo di una pagina bianca.

Marco Denti  (28-02-2008)

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