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Ragazzo morto da poco
Ragazzo morto da poco. Le asperità nel terreno.
Massimo Flauto 
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Poesia, Italia 2005
64 pp.
Prezzo di copertina € 14
Illustrazioni: Louise Arizzoli
Editore: Edizioni Associate , 2005
ISBN 9788826703848


Edizioni Associate

Una breve raccolta di poesie, opera prima di Massimo Flauto, nato a Martina Franca e che vive a Roma. Si parla di vita, di morte, di viaggio, della giovinezza, della ricerca poetica.

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Ragazzo morto da poco: Il viaggio dell'anima di Massimo Flauto

Hai sempre un'aria stanca
ma sorridendo ritorni ingenua,
ragazza.


Il titolo volutamente enigmatico anticipa il nocciolo di questa bella ed aspra silloge, opera prima di Massimo Flauto.
In uno dei primi componimenti della raccolta, Disincanto al viaggio, possiamo individuare il suo manifesto poetico. Qui il poeta ci mette di fronte alla bruttezza delle nostre periferie desolanti, specchio delle nostre inquietudini "(...) un enorme spazio di pratoni/ ingombri di palazzoni prospettici:/ l'uno/ omologato/ al precedente/ si ripete/ innocuo/ -lieta metastasi di tumori maligni/ orientata in successione di parabole satellitari -/ (...) Immensa bruttezza - imposta dall'uomo -/ di un'amarissima Anagnina (...)".
E, più avanti, dispiega il vero proponimento della voce narrante "Non è un requiem/ il mio/ né un miserere senza lacrime/ è l'addio di chi non può più starvi dietro".
Il poeta rifiuta e abbandona la bruttezza del suburbio e cantandola la esorcizza.
Proseguendo nella lettura, viviamo con il cantore gli anni della giovinezza, dell'università ("Sono tornato a Campo de' Fiori/ dove un tempo da studente canaglia/ comprai rose e ciliegie fuori stagione"), dello studio, degli amori, dell'impegno politico, delle piccole scoperte che ci riserva la vita, con momenti di sincera delicatezza, come in Piccole rughe "Hai sempre un'aria stanca/ ma sorridendo ritorni ingenua,/ ragazza."
Il linguaggio di Flauto si plasma seguendo la brutalità o la dolcezza delle immagini che di volta in volta evoca, presentando a tratti qualche piccola discontinuità nello stile, certamente perdonabile ad un poeta esordiente, che ha comunque il pregio di saper toccare le giuste corde.
Intensi i componimenti dedicati a Pasolini, Montale e Luca Flores. Colti e sofisticati i richiami e rimandi classici (Nosside e Anìte; Paraclausìturon).
Ed eccoci giungere, verso la fine di questo viaggio dell'anima, al senso del titolo dell'opera. Il ragazzo morto da poco è lui, il poeta, morto come ragazzo perché rinato come uomo attraverso la ricerca poetica di un senso alla dislocazione di chi ha radici là dove non può metterle.
"Ma tu, terra d'Italia/ e della mia unica patria, Puglia - in cui/ non mi è concesso affondare radice -/ resti meravigliosamente bella (...)/ in una distesa assolata di ulivi" (L'ira di dio).
Ma il ragazzo del titolo siamo anche tutti noi, ideali emigranti di terre di Puglia o d'Abruzzo o di Frascati o naufraghi di un barcone di disperati, o di una borgata romana. Ciascuno di noi più volte, superando i momenti difficili che la vita ci mette davanti, è morto e faticosamente è rinato, o sta rinascendo. Ed in questo viaggio la poesia di Massimo Flauto è un jazz che per un giorno ci accompagna.
Il volume è impreziosito dai delicati acquerelli di Louise Arizzoli, che realizzano un perfetto contrappunto in immagini alla voce dell'autore.


Guglielmo Nigri  (24-02-2008)

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