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Chisciotte e gli Invincibili. Il racconto, i versi, la musica
Chisciotte e gli Invincibili. Il racconto, i versi, la musica
Erri De Luca 
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Teatro, Italia 2007
73 pp.
Prezzo di copertina € 22
Editore: Fandango , 2007
ISBN 978-88-6044-087-7


Dvd (100 min.) + Libro
Fandango


Erri de Luca interpreta un suo scritto inedito, anche se poi di recitato c'è veramente poco. Diciamo, più esattamente, che ne parla, e ne canta. E' un'intima passeggiata attraverso strade e stanze antiche ma incredibilmente attuali. E ci si ferma in queste stanze, dove ci sorridono la saggezza di poeti e la dolcezza di canti. Una condanna all'indifferenza dilagante, e un sostegno coraggioso a chi indifferente non lo è stato mai, ed è ancora capace di indignarsi con rabbia davanti al dolore e alla ferocia di questo mondo senza più umanità.

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Chisciotte e gli Invincibili: Siamo tutti Ronzinanti

Per noi di stasera, per noi di passaggio, invincibili non sono quelli che stanno sempre sul gradino più alto del podio, posto scomodo da conservare a lungo. [...]. Ma invincibili sono quelli che non si lasciano abbattere, scoraggiare, ricacciare indietro da nessuna sconfitta, e dopo ogni batosta sono pronti a risorgere e a battersi di nuovo. Chisciotte che si tira su dai colpi e dalla polvere, pronto alla prossima avventura, è invincibile.

Quei tre signori sul palco, che bevono vino, che sembrano parlare del più e del meno, e declamano come vecchi avvinazzati, chi sono? E Don Chisciotte dov'è? E perché il mio cane sembra così interessato a quella che sembra una inutile scena da osteria?
Davanti ad uno schermo buio si apre il baratro, un abisso di rabbia. Poi lo sguardo si abitua all'oscurità, e capisco che il mio cane ha visto subito quello che io comincio a vedere solamente adesso: tre uomini, tre armature, tre cavalli. E alle loro spalle tantissime altre armature, tantissimi altri cavalli.
E il corpo si apre e permette finalmente al cuore di pompare a pieno regime, e permette alla coscienza di sorvolare rabbiosa le macerie di questo mondo dolorante. D'altronde, uno dei tre, il poeta, avverte subito che "per quelli che giocano puliti con il mondo questa sedia sta".
Erri de Luca ha fatto una magia. Intorno ad un tavolino, insieme a due figuri, alle spalle un attaccapanni e davanti ad una bottiglia di vino: hanno schiaffeggiato alcuni, hanno fatto sentire meno soli altri.
Alla fine della traversata, di Chisciotte neanche l'ombra, a dirla tutta. Niente accademia del chisciottismo, perché in verità chi sa di esserlo almeno un poco non ha il minimo bisogno di essere smascherato. E chi sa di esserlo, è anche consapevole del suo retrogusto di cavallo, perché Ronzinanti lo siamo un po' tutti, quadrupedi lanciati nelle più improbabili avventure, "perché anche noi, come quell'animale, siamo stati qualche volta cavalcati da qualche Chisciotte di buona causa, che ci è montato sulla groppa e si è servito di noi, inadatti alla bisogna, per lanciarci verso un suo urgente obiettivo, a un suo sbaraglio".
A conti fatti, quella naturale paura che coglie lo spettatore di teatro, incrementa qui la propria massa fino a diventare quasi incontrollabile: ci hanno scoperti, fratelli di rabbia! Stanno puntando una luce nell'ombra in cui rabbiosi ci dibattevamo. E in un turbine di ritagli di pensieri, di pagine strappate dai dolori accecanti di molti poeti e cantori e scrittori, cerchiamo la strada maestra perché ci hanno sempre detto che quelle erano solamente pecore, e quei fumi neri erano soltanto mulini all'orizzonte. Ma indifferenti anche noi ai cambiamenti, anche la nostra, di realtà, è trafitta da tutti i torti, e da tutte le ingiustizie.
Alla fine, non c'è un modo giusto o uno sbagliato per non essere indifferenti. Non c'è, date retta al cavaliere dalla triste figura. E al suo cavallo.
"Odio gli indifferenti, perché mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Vivo. Sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti". (A. Gramsci, Scritti Giovanili).


Chiara Bordoni  (22-02-2008)

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