?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
Il senso del dolore
Il senso del dolore
Maurizio De Giovanni 
blank
Giallo, Italia 2007
247 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Fandango , 2007
ISBN 978-88-6044-073-0


Fandango

La prima de I Pagliacci al Teatro regio di Napoli è funestata da un terribile delitto: il famoso tenore Arnaldo Vezzi, artista di fama mondiale e amico del duce - siamo nella primavera del 1931 - viene trovato cadavere nel suo camerino. Le indagini procedono apparentemente secondo uno schema tradizionale: l'analisi scrupolosa e minuziosa di tutti gli indizi, le testimonianze, la verifica degli alibi, la possibile ricostruzione secondo tempi e modalità, la ricerca di un movente. Ma il commissario Ricciardi ha anche un'altra freccia al suo arco, che poi è la sua dannazione, il suo inconfessabile segreto che lo condanna ad un'esistenza solitaria e tormentata.

naldina naldina naldina naldina naldinagrigio

Il senso del dolore: Il lungo inverno del commissario Ricciardi

Alzò lo sguardo sull'affresco della cupola, chiazzato di umidità, che rappresentava il Paradiso. Un Paradiso rovinato, cadente. Un paradiso sospirato, dipinto a colori vivaci e poi perduto.

Un giallo che non è un giallo, o meglio è molto di più di un giallo; del genere ci sono tutti gli ingredienti, un omicidio efferato, tanti possibili indiziati con un movente plausibile, un commissario a cui non sfugge nulla, tanti indizi che possono essere variamente interpretati, un equilibrio spezzato e ricomposto tessera dopo tessera. E poi ci sono l'amore e la gelosia, passioni forti che rimbalzano dal palcoscenico - siamo in un teatro - alla realtà e dalla realtà al palcoscenico.
Incongruente al genere giallo è il fatto che il commissario Ricciardi vive in prima persona e del quale l'autore, fin dalle prime righe, vuole noi lettori unici testimoni: lui vede i morti nel loro ultimo attimo di vita, e ne sente il dolore del distacco.
"Io lo vedo. Lo sento, il dolore dei morti che rimangono attaccati alla vita che non hanno più. Io lo so, lo sento il rumore del sangue che scorre. Il pensiero che abbandona, la mente attaccata con le unghie all'ultimo lembo di esistenza che sfugge".
E' come se una finestra si aprisse sul male del mondo, un girone dantesco dove i morti ammazzati, costretti nel luogo dove si è consumata la violenza, ripetono all'infinito i gesti, le parole, i pensieri, le emozioni dell'ultimo istante. Il carico di dolore insopportabile segna in profondità la vita del commissario, ed è lui stesso a testimoniarlo con parole forti che rimandano in modo esplicito al titolo del romanzo: "La dannazione è la percezione quotidiana del dolore. Il dolore degli altri che diventa tuo, che ti brucia sulla pelle come una frustata, che ti lascia una ferita che non guarisce, che continua a sanguinare, che ti infetta il sangue".
Del commissario Ricciardi conosciamo le pieghe più segrete dell'animo, ma ci sono anche numerosi personaggi minori, più o meno simpatici, ad animare la scena. Il sovrintendente del S.Carlo e il vicequestore Garzo sono quasi delle macchiette, fortemente caratterizzati ma impersonali, come l'usciere Ponte che è il ritratto del servo sciocco, cieco esecutore e adulatore del potente di turno. Di ben diverso spessore, dal punto di vista narrativo, sono Rosa Vaglio che è in casa Ricciardi da sempre e vive con premurosa cura la sua missione di governante burbera e materna, il brigadiere Maione compagno fedele del commissario nel ricordo triste del figlio Luca, don Pierino con la sua passione per la lirica e la capacità di parlare al cuore degli uomini. A loro certo non è difficile affezionarsi grazie alla sapiente regia di De Giovanni.
A fare da sfondo a tutto questo una Napoli vecchia di ottant'anni ma facilmente riconoscibile nei suoi spazi più noti: Via Toledo congiunge P.zza Plebiscito e P.zza Dante, segnando il confine tra la Napoli più povera dei quartieri spagnoli e quella borghese e aristocratica "della cultura e del diritto". La percorriamo di notte, quando nel buio si sentono solo un'imposta che sbatte, gli zoccoli di un cavallo sulle larghe pietre, il lamento del mare, l'ululato del vento nei portoni, e la percorriamo di giorno, quando gli operai in abiti da lavoro aspettano il filobus per l'acciaieria di Bagnoli, le studentesse in grembiule nero e mantellina si avviano verso il convitto di p.zza Dante, i carretti degli ambulanti si riversano sulla strada, quando una umanità variopinta di artigiani, calzolai, guantai, sarti, si muove verso il cuore della città. Sono belle quelle pagine di atmosfera in cui l'autore, assieme al suo commissario, sembra riposare un attimo, e quel rito del "caffè e biscotti" al Gambrinus ha il sapore di una vecchia cartolina un po' sbiadita in bianco e nero.


Giancarlo Montalbini  (10-02-2008)

Leggi tutte le recensioni di Giancarlo Montalbini


Vota il libro!
La media è 2.94 (35 voti)
 

Dello stesso autore
La condanna del sangue

Altri libri per parola chiave
Acqua Storta. La versione dell'acqua
Adelante
Clotilde e la donna senza nome
Dieci
Dolore fantasma
Il dolore di Manfred
Il dolore perfetto
La condanna del sangue
La dote
La manutenzione degli affetti
Liberi dal dolore
Luccatmì
Mosca più balena
Più o meno alle tre
Scosse
Un giorno questo dolore ti sarà utile
Vedi Napoli
Verde napoletano
mascherato  Il libro mascherato

Riteniamo che il sistema alimentare debba essere riorganizzato sulla base della salute: per le nostre comunit`, per le persone, per gli animali e per il mondo naturale.


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom