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Immaginario. Trent'anni di arte 1950-1980
Immaginario. Trent'anni di arte 1950-1980
Francesco Butturini 
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Arte, Italia 2007
112 pp.
Prezzo di copertina € 11
Prefazione: Luca Toschi
Editore: Vallecchi , 2007
ISBN 978-88-8427-114-32


Vallecchi

Nel saggio dal titolo emblematico Immaginario. Trent'anni di arte 1950-1980, Butturini scrive che basterebbe cercare di contemplare un'opera d'arte senza alcun tipo d'intromissione visiva. Senza avere i dipinti sott'occhio, ma soltanto "immaginando" di vederli. Ed è con tali propositi che lo studioso, nonché critico d'arte, getta il proprio sguardo interpretativo sul fenomeno della ricerca pittorica in Italia dal 1950 al 1980.

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Immaginario: Per un immaginario dell'arte

A mio avviso, per capire un'opera d'arte e l'Arte in generale, bisogna andare molto oltre la pur necessaria storia dell'arte [...] perché l'arte siamo noi: la nostra quintessenza, desiderosa di uscire dal buio della materia grigia della nostra scatola cranica, per divenire parola, la più distintamente pronunciata per essere la più distintamente compresa e ridetta. Perché l'Arte è interpretazione della vita: un atto di fede di una religione, un tempo universale, oggi sempre più individuale.

Per immaginario collettivo si intende un insieme di simboli e concetti presenti nella reminiscenza e nell'immaginazione di un insieme di individui facenti parte di un certo gruppo sociale. La coscienza di una condivisione di ciò rinforza il senso di legame con la comunità stessa. Spesso queste rappresentazioni della realtà giungono a trascendere dalle stesse situazioni che le hanno generate nel mondo tangibile e ad acquisire la forza e la suggestione del mito, divenendo le icone di una intera fase della storia di un popolo. E' inoltre sintomatico considerare come la visione di queste "entità immaginarie" sia spesso di tipo "trasversale", nel senso che esse sono percepite ed accolte come ricchezza comune, indipendentemente dagli orientamenti religiosi, politici e culturali degli individui che fanno parte della comunità.
Ormai, si sa, "immaginare è oggi un'azione obsoleta. Vogliamo vedere subito, toccare tutto, concretizzare sempre." Ed è rigorosamente nel campo ormai quasi del tutto ignorato dell'immaginazione che trova il proprio ambito, o se lo crea, l'incitamento di Francesco Butturini - allievo di Rodolfo Pallucchini e ideatore e curatore di mostre a livello nazionale e internazionale - a "leggere" col solo intelletto le opere d'arte contemporanea che ci attorniano.
A fare da spartiacque a tale periodo c'è da un lato il 1948 - anno della prima Biennale di Venezia dal respiro mondiale, dopo i provincialismi delle esposizioni di regime -, dall'altro il 1980, che confermò l'irrompere della Transavanguardia nel nostro Paese. Sono ben cinquecento le opere citate e raccontante dall'autore nel suo libro, cinquecento indicazioni sullo sviluppo della evoluzione artistica di un trentennio importante, che ancor oggi fa discutere.
Parla principalmente di "balbettii" artistici Francesco Butturini, intendendo dimostrare, con questo termine, che esiste da lungo tempo "un balbettio nascente dalla necessità che deriva dalla coscienza del nuovo che ci sta davanti e dall'impossibilità di coglierlo nella sua interezza, per il semplice fatto che questa interezza non esiste ancora e non esisterà, fino a quando anche questo nuovo che ci sta di fronte non sarà più nuovo." Prosegue il proprio discorso chiarendo che tali balbettii non sono dati soltanto dalla successione di gruppi, manifesti, nuovi movimenti pittorici, ma anche, e soprattutto, sono sempre più influenzati dalle regole del mercato, dalle mode del momento, dalle stesse intime convinzioni degli artisti stessi. "[...] il balbettio è dato, a mio avviso, prima di tutto, dalla mancanza di un nuovo vocabolario, di un linguaggio nuovo che consenta la chiarezza della comunicazione." Senza per questo tralasciare che la comunicazione è stata, ed è tuttora, il verbo e la missione del pittore sia "aniconico" sia "oggettivo".
Balbettii, comunicazione, soprattutto smarrimento, intendendo con questa espressione il disorientamento che hanno subito molti degli artisti nel periodo che va dalla fine degli anni '40 a tutto il decennio degli anni '80, e che è ancora ben presente sulla scena artistica. Un disorientamento culturale, mentale, visivo, che ha accomunato nel trentennio pittori figurativi e astratti.
Pur non volendo fare lo storico a tutti i costi, Butturini tende a dimostrare la propria tesi leggendo e commentando le opere degli artisti citati con continui rimandi filosofici, letterari, visivi e concettuali, giacché molti di loro si erano associati in cenacoli, in gruppi orientati politicamente oppure organizzati da critici d'arte, oltre che per ragioni mercantili.
Il libro è un continuo susseguirsi di richiami all'arte del passato e a quella contemporanea, in un succedersi di letture, eventi, immagini mentali - l'immaginario quindi - che tendono a raffrontare e/o ad accomunare nomi noti, meno noti o semisconosciuti ai più, ma non per questo meno significativi, del '900.
All'inizio Butturini spiega "all'attento lettore" le motivazioni che lo hanno condotto a rileggere un trentennio di arte visiva italiana, fino ad immaginarne un percorso alternativo: "Avevo pensato a pittura mitologica, riferendomi al mito come luogo dell'inesprimibile che si cerca di esprimere con il linguaggio e le parole più conosciute; temo che ingenererei ulteriore confusione, perché tutti penseranno alle pitture mitologiche di tanta pittura italiana ed europea fino a tutto il XX secolo. Anche pittura d'immagine o pittura di immagini non è sufficiente a chiarire il valore linguistico di queste opere: ogni prodotto, artistico, produce un'immagine. Anche il vuoto ha un'immagine. Sono, dunque, alla ricerca di un "immaginario" comune che suoni come un tempo suonava "sillabario" e sapevamo tutti che da lì si partiva per comunicare e capirci." Ed è con questo "manifesto" che l'autore inizia il suo excursus storiografico, ma facendolo con leggerezza, senza far pesare la sua cultura, quasi con poesia. Un viaggio affascinante che ci riconduce a rileggere, anzi a leggere con spirito nuovo - con immaginazione, insomma - la pittura italiana del periodo più animato, culturalmente e visivamente, della storia artistica italiana. Con una vera e propria sfida al lettore e all'appassionato d'arte, poiché si devono solo ricordare le immagini di questi artisti, pensando di averle davanti, dato che il volume da lui concepito non ha le riproduzioni dei dipinti che solitamente contraddistinguono un libro d'arte. Stesso discorso per la ricca bibliografia ragionata, in cui si trovano gli interlocutori preferiti dall'autore per il suo dibattito.
Il volume è accresciuto da una prefazione di Luca Toschi, direttore del corso Teorie della comunicazione presso l'Università degli Studi di Firenze.


Roberto Barzi  (03-02-2008)

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