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Caffè Hal, Tel Aviv
Caffè Hal, Tel Aviv
Marco Truzzi 
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Romanzo, Italia 2007
134 pp.
Prezzo di copertina € 11
Editore: Diabasis , 2007
ISBN 978-88-8103-462-8


Diabasis

In un caffè di Tel Aviv, uno strano incontro dagli esiti imprevisti: il signor T.B. racconta la sua storia che si intreccia con la storia del più grande allevamento di asini della striscia di Gaza. Sullo sfondo la guerra tra Arabi e Israeliani.

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Caffè Hal, Tel Aviv: Uno strano incontro

Tel Aviv è un ottimo posto per chi abbia intenzione di ricominciare. In fondo, ci insegnano che c'è sempre qualcosa, o qualcuno, da cui ricominciare, nella vita. E' un fatto. Prima o poi tutti lo imparano sulla propria pelle.

Che cosa sappiamo del signor T.B.? Beh, intanto conosciamo le iniziali del suo nome, e poi sappiamo che è alto, pelato, un braccio più lungo dell'altro, anche se ai fini della nostra storia magari questi particolari non è che interessino molto. Cosa più importante sappiamo che cosa lo ha portato a Tel Aviv, il bisogno di affrancarsi dalla striscia gialla, una libertà condizionata di un metro, quasi una catena, e il desiderio di una libertà vera. Sappiamo anche del suo sporco lavoro...
Ho visto qualcuno di voi storcere il naso di fronte ad un aggettivo che presuppone un giudizio morale. Avete ragione ma, anche dopo una pausa di riflessione, mi sembra di poter dire, con buona pace di tutti, che il trafficare in armi così come dedicarsi al narcotraffico o andarsene in giro ad ammazzare la gente... effettivamente si tratta di lavori sporchi. Nessun giudizio sulle persone, per carità; un vecchio proverbio indiano ci ricorda che, prima di giudicare una persona, bisognerebbe camminare una vita nei suoi mocassini. E poi Truzzi nel suo romanzo ci insegna che "a volte non tutto è ciò che sembra", un samaritano buono e compassionevole può rivelarsi un commerciante di oppio senza che le due identità si intralcino, seminando lo scompiglio nella nostra presunzione di catalogare cose e persone attraverso categorie, bene e male, un po' troppo rigide.
Del signor T.B comunque qualcosa conosciamo, nulla invece sappiamo del suo interlocutore nel Caffè Hal nonché coprotagonista e, per molti capitoli, voce narrante del romanzo. Ma magari, alla fine, scopriremo qualcosa anche di lui.
E poi c'è Mohammed Rashid, una sorta di voce fuori campo - forse la voce dell'autore? - che con la sua testimonianza ci aiuta a riflettere sul mondo, sulla vita, su noi stessi; per carità, nulla di didascalico, ma una piccola grande lezione di filosofia spicciola per capire meglio il senso delle cose. La storia che Mohammed ci racconta, la storia della sua vita, è di grande suggestione, e volentieri lo accompagnamo attraverso la Palestina, di villaggio in villaggio, nelle vesti di "pugile errante" finché le circostanze non lo vorranno allevatore di asini.
Proprio così, perché in questa storia c'entrano anche i somari che anzi hanno un ruolo importante e tante cose da insegnare a noi umani.
Sullo sfondo la guerra arabo israeliana: Abu e Khalid, nipoti di Mohammed, sono i due volti della Palestina, quello moderato e quello estremista.
Uno dei passaggi più belli del romanzo? Il capitolo intitolato "Le tre vite": l'esistenza come un videogame, poche ma precise regole, senza troppe complicazioni, e soprattutto tre vite con la possibilità di sbagliare e tornare indietro e ricominciare; una monetina e assicuriamo al nostro personaggio tre vite. "E, se fosse davvero così? E se fosse che quando uno muore oltrepassa una specie di linea di confine che impedisce a noi di vedere e capire cosa succede, mentre lui inizia di nuovo a vivere la sua seconda vita? E se tutti noi avessimo una sorta di bonus? Tre vite? Quattro, se si arriva mille punti? E' tutto molto stupido, lo so. Anche perché poi rimarrebbe sempre da capire chi è che inserisce le monetine. ... Questo è solo uno di quei pensieri assurdi che vengono in mente da bambini. Io ci pensai la prima volta nel pomeriggio di quel lontanissimo giugno, nel bar, dopo aver inserito la mia monetina e aver assicurato al personaggio in questione tre vite sicure. Fuori la banda copriva il rumore delle cicale e accompagnava il funerale di mio nonno".
Una storia bislacca - così la definisce lo stesso autore - con finale a sorpresa del quale nulla è dato anticipare. Un'ultima annotazione a margine riguardo le appendici in coda al romanzo che ci aiutano a capire meglio le ragioni di un conflitto che da cinquant'anni insanguina il Medio Oriente e attorno al quale si gioca forse il destino dell'umanità. Forse capire non basta, ma è già qualcosa.


Giancarlo Montalbini  (21-01-2008)

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