?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
Finimondi
Finimondi
Alessandra Demichelis 
blank
Racconti, Italia 2006
214 pp.
Prezzo di copertina € 12,90
Editore: Blu Edizioni , 2006
ISBN 978-88-7904-025-9


Blu Edizioni

Ma chi è Gregorio Finimondi? Nemmeno una ricerca storica condotta magistralmente, ricca di documenti e di testimonianze, è in grado di dare una risposta univoca. Eroe di guerra, emigrante, disertore, ospite delle patrie galere, contadino, commerciante, proprietario di locali malfamati e gestore di dancing. Da queste pagine emerge una personalità sfaccettata, dai tanti volti, a cui è impossibile non affezionarsi.

naldina naldina naldina naldina naldinagrigio

Finimondi: Non una ma cento vite

"Come lo chiamiamo questo, direttore?"
"Mmm... le piace Gregorio?"
"Sì, come il santo patrono dei musicisti e dei fabbricanti di bottoni. E poi?"
"Lo sente? Lo sente come fa da quando è arrivato? Lo chiamiamo Finimondi, ecco come."
Bizzarro. Esagerato. Grottesco. Gregorio avrebbe fatto i conti con quel cognome per tutta la vita.


La biografia, come e più di altri generi letterari, ha la sua schiera di estimatori, ma c'è anche chi la guarda con distacco e sufficienza. Proprio per questo mi sembra doveroso chiarire, chiosando il risvolto di copertina, che questo libro è un "romanzo vero", perché la vicenda biografica di Gregorio Finimondi è un romanzo, incredibile e fantastico, testimonianza di come spesso la realtà superi la fantasia più sfrenata.
Ma c'è anche dell'altro: Alessandra Demichelis non può tradire la sua formazione e le sue competenze professionali che la vogliono bibliotecaria e archivista, ed è quindi oltremodo attenta ai documenti e alla verità storica, ma quella che ci restituisce non è una disamina fredda e oggettiva degli eventi, trasmette piuttosto una forte partecipazione emotiva ed un'adesione entusiasta ai fatti che racconta, partecipazione ed entusiasmo che sono contagiosi e che tutti i lettori, il più ingenuo e il più smaliziato, inevitabilmente fanno propri. E forse è proprio questa la magia del narrare.
Quanto al nostro Gregorio, già la sua entrata nel mondo nel 1886 ha un che di romanzesco, lasciato a poche ore di vita in un cesto di vimini fuori della porta grande de La Roda, che poi altro non era che L'Ospizio dell'infanzia abbandonata di Cuneo: nell'inventario del suo corredo di trovatello spiccavano due cuffiotti di seta e, a partire da questo particolare, si comincia a favoleggiare su sue possibili ascendenze aristocratiche perché "i cuffiotti di seta non calcavano qualsiasi testolina".
E poi c'è quel cognome, Finimondi, che lascia facilmente intuire come fin dalle prime settimane avesse manifestato quel temperamento indocile e irrequieto che sarà un carattere distintivo di tutta la sua vita, in pace e in guerra.
Solo qualche anno e anche Gregorio troverà una famiglia, una coppia non più giovane di contadini di Chiusa Pesio che lo prende con sé.
A questo punto Alessandra Demichelis apre una parentesi di estremo interesse su un fenomeno di costume particolarmente diffuso in quegli anni nelle valli del cuneese e probabilmente in tutte le zone rurali e povere della penisola: prendersi in casa un trovatello poteva essere per molti un investimento per il futuro, una sorta di assicurazione sulla vecchiaia, e "per il disturbo di tirarli su avrebbero ottenuto anche dei quattrini".
Digressioni come questa sono molte nel libro e testimoniano una attenzione privilegiata dell'autrice alla storia della povera gente, a tradizioni e usanze dimenticate. C'era ad esempio quella del "tirare il numero" al momento della chiamata alle armi, "... una specie di lotteria, una ruota della fortuna che girava come voleva, la solita storia dei poveri cristi". I coscritti tiravano a sorte la durata della leva e, se erano fortunati, poteva essere l'esonero. "Era come nascere nella casa del farmacista o in quella di chi spalava il letame nelle stalle. Come per tutto il resto, decideva il caso".
Dopo il servizio militare, per Gregorio Finimondi sarà la guerra di Libia. "A Tripoli si crepa come bestie... pulci, pidocchi, mangiar poco, campi sterminati di cadaveri e tutto attorno un inferno". Ma la realtà di quella guerra affiorava appena dalle lettere di qualche soldato, mentre i giornali trasudavano di retorica nazionalistica e cantavano le gesta, le imprese memorabili di un oscuro soldato, originario del cuneese, che con "coraggio leonino" teneva alto l'onore della patria.
Gregorio Finimondi tornerà indietro con tre medaglie e una fama di eroe conquistata sul campo di battaglia, senza che di quella guerra avesse capito il senso e le ragioni. A riceverlo folle osannanti che lo portano in trionfo, festeggiamenti a non finire, mangiate e bevute epiche, e soprattutto un libretto al portatore con un bel gruzzolo raccolto con una sottoscrizione pubblica. Ma quei mesi di improvvisa notorietà non possono durare e Gregorio, svegliatosi dalla sbornia, si ritrova a fare i conti con una realtà più quotidiana e prosaica. La sua natura inquieta e avventurosa lo spinge a imbarcarsi per l'America con il sogno di far soldi. Un paio d'anni di vita da emigrante e di nuovo a casa alla vigilia di un'altra guerra.
Ma questa volta, sul fronte della Carnia, le cose andranno diversamente. A Gregorio basteranno pochi mesi di trincea per capire che non è la sua guerra. Che cosa accade veramente rimane un mistero: l'eroe di Libia è accusato di diserzione, processato, condannato all'ergastolo da scontare all'Elba nel carcere di Portolongone.
Per un momento Finimondi esce dalla scena e lo sguardo si allarga ad alcuni dei centotrentasei chiusani morti nel primo conflitto mondiale: come di fronte a un sacrario Alessandra Demichelis ripercorre nomi, età, date e circostanze della morte, e lo fa con commozione profonda ma sottovoce, quasi chiedendo scusa per non poter raccontare anche le loro storie, solo un pensiero, un'immagine per dare voce a quei morti che chiedono compassione e rispetto.
Gli stessi sentimenti animano la descrizione delle condizioni di vita disumane nel carcere di Portolongone. "... da quel luogo raramente uno usciva vivo o se ne usciva era troppo vecchio per conservare ancora un po' di gusto per la vita. C'erano uomini che uscivano solo per compiere il viaggio fino al manicomio più vicino, il senno perduto e la mente guasta come un cesto di fichi beccati dai corvi".
Gregorio è più fortunato: ne uscirà qualche anno dopo grazie ad un'amnistia, integro nella mente e nel corpo, pronto per altre avventure.
Torna a Chiusa Pesio, il tempo di mettere su famiglia e via in Francia dove sarà agricoltore, commerciante, proprietario di locali pubblici, gestore di dancing. In Francia diventerà qualcuno, conquisterà un discreto benessere economico, vedrà nascere un figlio cui darà il nome di Laurent, per ricordare il vecchio Lorenzo Dutto che lo aveva strappato dall'orfanotrofio, diventerà nonno mettendo a nudo tenerezze mai conosciute.
Un romanzo nel romanzo il ritrovamento dei documenti, delle fotografie: La scoperta dei discendenti di Gregorio Finimondi e il dialogo autentico che stabilisce con loro rivela la profonda umanità di Alessandra Demichelis.
Scrivere non è solo un fatto tecnico. Si può scrivere "in punta di penna" ma se manca il cuore il risultato sarà comunque freddo e sterile. Non è il caso di questo libro.
L'autrice ha amato Gregorio Finimondi, lui e la sua storia, e noi lettori con lei.


Giancarlo Montalbini  (18-01-2008)

Leggi tutte le recensioni di Giancarlo Montalbini


Vota il libro!
La media è 3.56 (82 voti)
 

Dello stesso autore
Hanno sparato a un aquilone
mascherato  Il libro mascherato

Riteniamo che il sistema alimentare debba essere riorganizzato sulla base della salute: per le nostre comunit`, per le persone, per gli animali e per il mondo naturale.


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom