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La stidda del catuso
La stidda del catuso - La stella dello scarico
Danilo Aceto 
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Giallo, Italia 2007
117 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Laruffa , 2007
ISBN 978-88-7221-330


Laruffa

Tre "picciriddi" in vacanza assieme ai nonni trovano quella che a prima vista sembra una stella marina, una "stidda" in dialetto calabro, ma la realtà è ben diversa: è una mano mozzata e tale ritrovamento li vedrà coinvolti in una storia più grande di loro che li sovrasta e richiede l'intervento del commissario Laface Giuseppe, detto Pino per gli amici.

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La stidda del catuso: I tre picciriddi e la stella marina

Faceva un caddu quella matina di luglio che si muriva. Sotto alla tettoia di prastica del mercato coperto di via Aschenez Laface vestito da massaia, con un paio di minne finte e un occhialone di celluloide coprente, a malapena riusciva a celare i suoi dati anagrafici.

Colpisce come un pugno sferrato in pieno viso l'opera di Danilo Aceto, classe 1969, esperto di finanziamenti comunitari e musicista che vive e lavora a Roma, ma è originario di Reggio Calabria. Colpisce per la sua incisività, per l'uso spregiudicato di diversi ed originali registri linguistici, per la rapidità con cui riesce a creare situazioni e ambientazioni reali, concrete, nelle quali ciascuno, a suo modo, può ritrovarsi e riconoscersi. La stidda del catuso, la stella dello scarico, è un giallo inusuale ambientato "a Riggiu", Reggio, negli anni '70. Una città da sempre travagliata, come del resto tutta la splendida terra di Calabria, che in quel periodo si trovava in una situazione difficile e delicata, con la rivolta popolare per Reggio capoluogo di regione strumentalizzata dall'estrema destra, con le cronache del tempo che riferiscono di Junio Valerio Borghese e il suo tentativo di reclutare proprio a Reggio squadracce di volontari per il suo fallito di colpo di stato di qualche anno prima. Ma qui la storia con la S maiuscola fa solo da sfondo ad un delitto dei più misteriosi.
Con il commissario Laface Giuseppe detto Pino, anti-eroe scalcinato e trasandato per eccellenza, ci troviamo letteralmente scaraventati in un'indagine oscura e intricata che ci apre un mondo sconosciuto fatto di odori particolari e pungenti, di parlata locale curiosa e colorata, di usi e costumi che ci sono distanti, ma, al tempo stesso, ci intrigano e ci coinvolgono. Il racconto di Aceto corre via veloce tra continui colpi di scena, mangiate colossali, musica rock, fino alla soluzione dell'enigma cui pervengono in parallelo anche i tre picciriddi coinvolti nell'indagine. Qui si avverte la sorprendente padronanza della materia narrata da parte dell'autore che ci restituisce un affresco vivace, pulsante, dei suoi luoghi, d'una quotidianità reggina che ha il sapore del mare e che ci viene incontro come una volata di vento fresco e rigenerante; in particolare, mirabile è il sapiente equilibrio del suo linguaggio nel quale si fonde l'italiano con il dialetto, in modo tale che il racconto acquisti una forte carica verista e si incardini in quella tradizione realista che annovera nomi illustri nel panorama letterario italiano.
Una lettura divertente, a tratti poetica, intensa, dall'impasto narrativo colloquiale e alto ad un tempo, che non può lasciare indifferenti le anime più sensibili e che regala ore di autentico piacere.


Alessandro Spadoni  (18-01-2008)

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