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Le metafore della complementarietà
Le metafore della complementarietà
Felice Accame 
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Filosofia, Italia 2006
156 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Odradek , 2006
ISBN 88-86973-78-0


Odradek

Esistono delle metafore adeguate al loro nome? Felice Accame ne ricostruisce meticolosamente la storia e alcuni loro ambiti: quelli relativi alla "teoria grammaticale, alla teoria dei colori e al principio di complementarietà di Bohr".

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Le metafore della complementarietà: Esiste una metafora buona?

[...] Dalla pretesa facoltà "conoscitiva" dell'arte - e dalla sua natura di scorciatoia ideale - discende tutta l'indulgenza con cui, nei secoli - e massicciamente nel Novecento -, si è guardato alle varie dichiarazioni normative concernenti l'attività estetica in tutte le sue molteplici espressioni [...] fra gli scritti di Klee, purtroppo, c'è dovizia di casi analoghi. Se mi fossi soffermato su quella sua dichiarazione relativa al linguaggio, dove non esisterebbero "concetti a sé stanti, ma di regola solo binomi di concetti" - e dove fa soltanto i comodi esempi delle coppie "sopra/sotto", "destra/sinistra" e "dietro/davanti", dimenticandosi serenamente di tutto il resto -, sarei giunto alle medesime conclusioni. C'è uno stile del salto categoriale che va ben oltre la persona [...]

Un nuovo trattato sulle metafore? No, grazie, ce ne sono fin troppi in circolazione. Quindi piuttosto di comporre un ennesimo trattato su di esse Felice Accame si diletta a prenderne in considerazione una in particolare: quella della "complementarietà" appunto, analizzandone a fondo i suoi innumerevoli usi nei più svariati contesti, spaziando dalla linguistica alla cibernetica, dai numeri ai colori, dalla chimica alla musica, dalla fisica alla psicologia fino alla logica. Non senza tralasciare l'etica e la religione, la magia e persino lo spiritismo. Una vasta serie di campi di ricerca dunque, ma con un punto in comune: "[...] come tutti gli individui se le metafore hanno successo un cadavere nell'armadio della cultura di cui sono l'espressione ce l'hanno di sicuro." Pertanto che siano degli elementi cromatici anziché alcuni vocaboli, dei rapporti numerici piuttosto che degli angoli geometrici, degli intervalli musicali, dei semplici raggruppamenti e persino molecole, periodi, cibi, prescrizioni, categorie, inclinazioni psicologiche e - come scrive l'autore-: "[...] tasse, statuti ontologici e chissà quant'altro ancora, dalla prima filosofia greca alla fisica contemporanea, è assurto a dignità di un sistema classificatorio in cui, uno dei suoi elementi, è stato ritenuto complementare ad un altro. Una complementarietà non la si nega a niente e a nessuno [...]" Non c'è difatti nessun tipo di "conoscenza" che possa ritenersene esonerata. Persino i maghi, gli scienziati e gli artisti ne dispongono a volontà e se non ne hanno alla portata allora se le creano. "Per quanto possa apparire paradossale, è diventata piuttosto comune l'affermazione secondo la quale alla sempre più cospicua presenza della scienza nel palcoscenico del mondo fanno riscontro i successi epidemici di religioni, sette varie, esoterismi e ciarlatanesimi palesi. Non si verificherebbero, insomma, quei sintomi di radicale incompatibilità fra forme del sapere che, da una storia ben indirizzata razionalisticamente, ci si potrebbe aspettare."
Lo studioso non può iniziare il proprio periplo culturale/concettuale se non dalla sovrana delle metafore: la filosofia, punto di partenza obbligato per ogni tipo d'indagine semeiotica. All'analisi inappuntabile si connette un testo a volte addirittura piacevole sia per gli specialisti dei vari campi analizzati sia per il povero lettore, il quale è però condotto ad interrogarsi su quanto potrebbe trarre guadagno o su quanto - all'opposto - ci rimetterebbe nell'uso, spesso ignaro, delle metafore. Dato che la "metafora" deriva da un'intensa aspirazione all'ordine e alla bellezza - ad esempio dal desiderio di vivere nel più vantaggioso dei mondi realizzabili o, perlomeno, di metterlo in mostra "perché i più ci credano -, governa l'evoluzione di questa categoria mentale e delle parole che, via via, la rappresentano." Felice Accame ne ricompone meticolosamente alcuni ambiti: quelli relativi alla "teoria grammaticale, alla teoria dei colori e al principio di complementarità di Bohr" che, metodologia operativa alla mano, "evidenzia i criteri di 'metaforizzazione'", e neppure loro non sempre appaiono innocenti. Si legga quale esempio questo brano: "Una metafora nasce allorquando si designa qualcosa con il designante riservato usualmente a qualcos'altro - qualcos'altro che, con il qualcosa, intrattenga un rapporto di similitudine. Ovviamente, il parlare di "intrattenere" un rapporto di similitudine è già un parlare metaforico, perché la responsabilità del rapporto non può venir attribuita alle cose messe in rapporto, ma, bensì a chi in questo rapporto le pone. Cui, anche, si dovrà attribuire il criterio di similitudine in uso." Certo, il linguaggio usato da Accame non è certamente dei più scorrevoli, ma si sa che gli studiosi non sempre sanno essere chiari quando compongono un testo. In ogni caso, una volta penetrato il modo d'esprimersi dello scrivente tutto appare più chiaro, per quanto possa definirsi tale un testo meta-linguistico ai non addetti ai lavori.
A completamento del volume c'è una stuzzicante appendice filosofica oltre ad un'utile bibliografia.


Roberto Barzi  (05-01-2008)

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