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Sorvegliato dai fantasmi
Sorvegliato dai fantasmi
Gabriele Dadati 
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Racconti, Italia 2006
133 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Pequod , 2006
ISBN 88 87418 95 0


Pequod

Sorvegliato dai fantasmi è una raccolta di nove racconti più una dedica finale alla madre. L'interesse di Dadati si concentra sulla descrizione dei congegni emotivi che regolano le relazioni tra gli esseri umani, insistendo molto su alcuni nuclei tematici: la morte come presenza sensibile, quasi tattile, dentro la vita (Chi non c'era, Leros), la rinuncia a desiderare (Posacenere), la naturale patologia che c'è nei sentimenti (Vittorio si è scavato una nicchia, L'avventura di due sposi). I protagonisti delle storie si muovono (poco, pochissimo) dentro ambienti dimessi, come dimessi sono perlopiù i loro orizzonti sentimentali. Cosa che fa di loro delle creature irrisolte, quasi sempre spaventosamente consapevoli.

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Sorvegliato dai fantasmi: Nove racconti più una dedica finale alla madre

Gli altri sono il nostro inferno.

Diciamo subito che il lavoro che Dadati ha fatto sulla lingua si vede tutto: lo stile dei racconti, omogeneo in tutti i testi, è misurato parola per parola. Colpisce la capacità dell'autore a restituire un linguaggio tutto sommato semplice in cui si aprono degli squarci improvvisi di lirismo: una lingua che si adatta benissimo ai temi trattati. Dadati costruisce una geografia del dolore, popolandola di figure immobili sopra la loro quotidiana paralisi all'azione e all'esercizio della volontà - dei fantasmi, appunto. Di solito sono minuscoli infrazioni al naturale scorrere degli eventi (il furto di cinque posacenere, l'improvvisa incapacità a mettere a una firma) a portare a galla il portato di sofferenza, la malinconia, che sta sotto la vita.
In questo senso i personaggi di Dadati ricordano per certi versi quelli di Moravia, eternamente imprigionati nella zona d'ombra che c'è tra il desiderio di agire e l'azione vera e propria. L'esattezza entomologica con cui l'autore scompone e analizza le meccaniche dei sentimenti riesce a rendere credibile e dolorosamente umano anche il racconto di un aldonoviano venditore ambulante di Malta che si ritrova a cucire scarpe a Vigevano nella cantina di Mauro Repetto e alla fine punta una pistola su Max Pezzali che gli ha soffiato la morosa (naturalmente senza sparargli).
Allo stesso modo, c'è un rispetto di fondo da parte dell'autore verso queste sue creature incomplete, che salva da qualsiasi retorica anche i momenti più scopertamente sentimentali, semplicemente chiamando le cose con il loro nome (in Quando saremo veri si descrive niente più e niente di meno che la "vita di due operai che si vogliono bene", e Dadati lo scrive).
In conclusione, una buona prova di esordio, una scrittura matura e meditata che saremmo curiosi di vedere alla prova, alla prossima uscita, su una misura più lunga del racconto da camera.


Peppe Fiore  (30-11-2007)

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