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Vagobanalefondamentale
Vagobanalefondamentale
Gabriele Gobitti 
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Romanzo, Italia 2007
143 pp.
Prezzo di copertina € 11
Editore: Lampi di Stampa , 2007
ISBN 978-88-488-0590-2


Lampi di Stampa

Milano, giorni nostri (più o meno). Riccardo è un quasi trentenne, quasi manager, quasi annoiato dalla vita. Vive la sua vita cercando metodi per occupare il suo tempo. Quindi il lavoro, quindi le donne, quindi la musica. Fino a quando, un giorno, riceve una telefonata. Niente di che, in fondo, un numero dato per sbaglio. Ma è il preludio di qualcosa che porterà Riccardo a riconsiderare se stesso e la sua vita, la sua idea di umanità e di senso da dare alle cose.

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Vagobanalefondamentale: Invece no, SempliceDeterminatoInsolito

Non ci sono poesie che possano raccontare le azioni nel loro momento, né parole adeguate, forse è solo il movimento e la forza di non pensare a quello che succederà a spingermi così lontano dalle mie paure. Sembra un passato mandato apposta per farmi tornare a quando mi piaceva scrivere canzoni, guardare i gatti dal terrazzo di casa dei miei.

Entrare in questo libro, trovarsi a fare due passi in questa storia può essere una sorta di "bi-esperienza". Ci si riesce. Oppure no. Non ho ben focalizzato da cosa dipenda. Forse dalla voce narrante, forse dall'occhio che seziona, ma più probabilmente da entrambe le cose. Però anche azzeccare la musica adatta non è di poco conto.
E' delizioso affacciarsi fuggevolmente su scampoli di vita gènia.
Da dietro il bancone dal quale ho guardato il mondo per ben 7 operosi anni ne ho odiati in gran quantità di tizi come quello che parla in queste pagine. Saccenti, boriosamente sicuri di essere i prescelti, gli unici ad avere diritto ad una gustosa leccata di mondo. Tipi con il sorriso a metà, dall'attentamente costruito fascino da vecchio vampiro di mondo.
Ma è la superficie, la pelle di una vita che va invece colta nel suo evolversi, nelle sue avvisaglie di potenzialità in movimento.
A volte ingenuo, pecca di un eccesso di luoghi comuni comunicativi: a volte per dire qualcosa è giusto osare di più, fare del senso la parola stessa; se tra queste pagine questa spontaneità della parola sembra assente, lo si può forse imputare alla furia scriptoria, alla necessità di arrivare alle tappe intermedie di questo interessante modo di avvicinarsi a discorsi troppo spesso complicati da pregiudizi.
Ma non scivola, questo no, nella inutilità: è funzionale e ingegnoso il cambio di stile del parlato, ci prende per mano e ci lancia incurante delle conseguenze nella struttura vorticosa della vera vita, in quello che può accadere, che in verità dovrebbe accadere a tutti nessuno escluso.
Con la complicità di descrizioni mai fini a se stesse, come colpi sparati a ferire il senso stesso del tempo che sembra dilatarsi senza fretta ma veloce, una storia come tante non ci scivola addosso come olio.
Difficile prevedere, anche per gioco, il futuro di questo scrittore. Come si dice, il manico c'è: stiamo a vedere in quali destini ci farà incappare la prossima volta.


Chiara Bordoni  (22-11-2007)

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