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Architetture dello shopping
Architetture dello shopping
AA.VV. 
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Saggio, Italia 2006
260 pp.
Prezzo di copertina € 20,50
Editore: Meltemi , 2006
ISBN 88-8353-531-6


Meltemi

"Lo shopping è l'ultima forma di attività che colonizza ogni aspetto della vita urbana": è con Rem Koolhaas che Alessandra Criconia conduce il lettore al cospetto di Architetture dello shopping, un volume che è il risultato dell'indagine di un gruppo di architetti italiani sul gran numero di "invenzioni" che caratterizzano l'architettura dello shopping - "shopping center" o "megastore" -, quegli enormi edifici che sorgono nelle periferie delle città di cui il design superficialmente capriccioso e senza utilità "non a caso è diventato, poco alla volta, la cifra stilistica dell'ordinary life di una borghesia di classe media, che cerca di identificarsi con il sogno di felicità e di libertà promesso dai moderni". In realtà, questi edifici determinano la frattura della città e il suo adattamento ad un arcipelago d'isole fortificate.

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Architetture dello shopping: Architetture commerciali (2)

Se è vero che nel mondo occidentale il centro commerciale, inteso come shopping mall, è in crisi e che si assiste a una risalita della città, considerando la specificità del caso italiano e la naturale inclinazione delle nostre popolazioni metropolitane nonostante tutto a riconoscere nel centro un punto di riferimento imprescindibile, possiamo affermare che le città italiane e in special modo le città storiche di medie e grandi dimensioni godono, almeno da questo punto di vista, di ottima salute.

La fenomenologia del commercio capitolino - e il relativo shopping - si manifesta cioè tramite modalità differenziate e spesso atipiche, con una mescolanza di permanenza e d'innovazione, in cui la classica passeggiata romana e il nuovo retail design si sovrappongono al pellegrinaggio o al raduno di extracomunitari, laddove le forme interstiziali di commercio ambulante svolgono anche funzioni ecosistemiche attraverso forme di riciclaggio, attività legali e illegali, mercati spontanei e transitori più vicini ai modelli mediterranei del suq o del bazar orientale. Lontano dal simbolizzare un sistema unitario, l'immagine urbana che emerge si trasforma predisponendo scenari difformi a seconda delle ore della giornata, con discrepanti culture d'uso e strategie di marketing.
Il passaggio storico da una società della produzione ad una società consumistica ha da sempre richiesto spazi che ne avallino l'etica, esponendo una forma di propria estetica alla quale poter accostarsi agevolmente, ognuno secondo le proprie attuabilità. Qui la fantasmagoria delle merci è difesa in una enclave igienica e totalmente artefatta, in cui il "flâneur", quello storico delle gallerie commerciali come il suo discendente postmoderno progettato da Koolhaas, è libero di gironzolare sentendosi parte di uno spettacolo, in cui si mescolano realtà e utopia, veridicità e menzogna, realtà e illusione. Ma soprattutto in questi spazi ad alta sorveglianza si gioca la competizione delle percezioni tra strutturale e disorganico, in un'elaborazione delle aspirazioni entusiaste per la combinazione di luci, colori, suoni. Domanda e offerta si incrociano frequentemente senza mai toccarsi, ma strizzandosi l'occhio l'un l'altra come in un'esperienza ipersensibile interattiva e rinnovando quell'incanto stregato, quasi sacrale, proprio dei riti religiosi, che l'alta uniformazione di questi spazi, legata spesso al franchising, sembrava aver confutato.
Il volume non poteva che chiudersi con un capitolo dedicato alle Passeggiate romane, composto da Luca Massidda, nel quale viene descritta la città grazie alle immagini e a scene di alcune pellicole cinematografiche, cucite assieme a veri spezzoni di vita quotidiana e ai passi di alcuni intellettuali. Insomma, così come la metropoli capitolina alla fine sopravanza a se stessa, così la miscellanea di scritti, iniziata con una Presentazione di Giandomenico Amendola dall'enigmatico titolo Benjamin, Simmel e la Roma porosa, si conclude con un itinerario per la metropoli in compagnia di alcuni studiosi e filosofi a cavallo fra il XIX e il XX secolo, passeggiando poi in compagnia di Alberto Sordi, Louis Malle e Carlo Verdone.


Roberto Barzi  (21-11-2007)

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