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L'uomo che cambiò i cieli
L'uomo che cambiò i cieli
Francesco Ongaro 
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Romanzo, Italia 2007
316 pp.
Prezzo di copertina € 17
Editore: Cairo , 2007
ISBN 9788860520753


Cairo

Regno di Danimarca, nel XVI secolo. Jep è un ragazzo marchiato da un destino crudele. Nano e deforme, di povera famiglia, sa che la vita non sarà clemente con lui. Al villaggio i ragazzi lo maltrattano, mentre gli adulti lo evitano, e molti temono il suo "dono", quello di vedere cose che gli altri non vedono. Ma un giorno arriva una nave con a bordo un nobile signore, l'astronomo più rinomato d'Europa. Il suo nome è Tycho Brahe, re Federico II gli ha dato in feudo l'isola di Hven perché possa costruirvi un osservatorio. L'astronomo prenderà al suo servizio Jep, che apprenderà i segreti della scienza, ma anche la maggior consapevolezza del suo destino, delle donne che non amerà, dei figli che non potrà mai avere, di quell'"essere uomo" che non sarà mai tranne per i pochi che avranno il cuore di comprendere. E così la sua vita diventa una costola di quella di Tycho, anch'egli destinato a essere dimenticato, nonostante la sua grandezza, senza la quale l'astronomia moderna non avrebbe mai visto la luce.

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L'uomo che cambiò i cieli: L'uomo che cambiò i cieli, letteralmente

Tutto tace. Gli occhi mi dolgono. Le stelle e i ricordi li hanno rovinati. Tossisco. E' una tosse che rammenta quella che uccise mia madre. Che altro scrivere? Tutto è compiuto, la candela si spegnerà e rimarrò al buio. Rimarrò in silenzio.

Può un grande uomo essere dimenticato, perdersi nel silenzio, e nel silenzio veder svanire il lavoro di una vita? Forse no, forse.
Può un uomo che molti non considerano tale, vivere da uomo? Forse per quei molti, no, ma per qualcuno, e per se stesso, può comunque vivere, e amare, a modo suo.
Una scrittura ricca ma non ampollosa, quella dell'autore di questo romanzo. La narrazione in prima persona non è mai pesante, come la trama, che scorre lenta, come è inevitabile che sia data l'ambientazione: un'isola del nord, lontana dal continente, immersa a lungo nel freddo e nella notte invernali, affrescata di luce per pochi mesi all'anno. Un'isola lontana dalla civiltà, dai luoghi del potere, ma non dalla meschinità, dai ladri di idee, dai ladri di sentimenti. In questo l'isola è molto più vicina al resto più "basso" del mondo.
E con l'isola, e su di essa, e poi lontano da questa, i protagonisti della storia vanno incontro al loro destino: Tycho, colui che è stato dimenticato nonostante abbia permesso a gente come Keplero di entrare nella Storia; e Jep che al contrario di Tycho o Keplero o Galileo non potrà mai ambire a far scrivere il suo nome nei libri che raccontano quella Storia, quel secolo. Ma Ongaro ha fatto in modo di ricordare Tycho, e con lui Jep, scrivendo questo romanzo, anzi, questa Storia.


Luigi Brasili  (03-11-2007)

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