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Feedback, scritti su e di Franco Vaccari
Feedback, scritti su e di Franco Vaccari
AA.VV. 
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Arte, Italia 2007
176 pp.
Prezzo di copertina € 18,60
Curatore: Nicoletta Leonardi
Editore: Postmedia , 2007
ISBN 88-7490-033-3


Postmedia

"La fotografia non come rappresentazione, ma come suscitatrice d'azioni". Così, con lo stesso tipo di frase, potrebbe essere rappresentata la "poetica del fotografico" di Franco Vaccari, ed è proprio questa che in particolare sprigiona da Feedback. Partendo dalle riflessioni scaturite dall'esposizione personale di Vaccari - svoltasi lo scorso anno allo "Spazio Oberdan" di Milano - la miscellanea traccia lo sviluppo della sua opera, dalle origini fino agli anni '80, attraverso una concreta letteratura critica sull'artista ed una selezione di scritti dello stesso artefice. L'opera si sviluppa così in relazione al modo in cui il pubblico la comprende e reagisce a essa, concorrendo a specificarne il significato. "Opere aperte" e collettive realizzate sia nei confini istituzionali dell'arte che nel tessuto urbano, queste particolari "esposizioni" invitano chi è coinvolto nell'azione ad interrogarsi sulla loro effettiva identità.
Feedback è la parola chiave di ogni opera ed installazione di Vaccari, ma in questo caso si riferisce soprattutto alla composizione del volume: un'antologia critica dei più importanti scritti usciti finora sull'artista che, collegati ai suoi saggi, prendono la forma di una disputa teorica fra le interpretazioni soggettive dei vari critici d'arte e le riflessioni dell'artista/fotografo. Un libro sull'arte che costa come un "pocket book" e che vuol ripercorre l'opera di uno dei più grandi artisti concettuali italiani. Un'opera nata per far fronte ad una doppia esigenza: approfondire la riflessione storico-critica sulle opere di Franco Vaccari e riscoprire un periodo della storia dell'arte italiana, che va dalla seconda metà degli anni '60 alla prima degli anni '80, ancora oggi semisconosciuto, se non per la cognizione che si ha di una buona porzione della "Arte povera" e della "Transavanguardia". Una serie di testi che intendono ripensare non tanto alla "evoluzione ricercatrice di un protagonista del concettualismo internazionale", che ha trasfigurato in maniera fondamentale non solo le modalità di rivolgere lo sguardo alla "pratica artistica", ma alla stessa "storia della letteratura critica" - indirizzata soprattutto all'analisi del "rapporto fra l'arte dei mezzi cosiddetti extra-artistici" - che Vaccari ha instradato e dai quali è stato, a sua volta, coinvolto. Gli scritti sono stati raccolti in due sezioni ben distinte, ordinate cronologicamente.
La prima contiene i saggi di Adriano Altamira, Renato Barilli, Pietro Bonfiglioli, Gillo Dorfles, Claudio Marra, Daniela Palazzoli, Adriano Spatola e Roberta Valtorta, pubblicati in un periodo che va dagli esordi della carriera artistica di Franco Vaccari fino agli anni '80. La seconda presenta una vasta cernita degli scritti dell'artista emiliano dagli anni '60 fino a oggi, alcuni dei quali mai pubblicati. L'accostamento degli scritti sull'artista con quelli dello stesso artefice colloca in rilievo le difficoltose relazioni frappostesi fra i "significati" protesi su un lavoro e i "significati" da questi concepiti. Da qui il titolo del libro. Del resto, tutta l'indagine di Vaccari - che non a caso si è laureato in Fisica - ruota essenzialmente attorno al "concetto di 'feedback', all'idea del lavoro artistico come frutto dell'incontro fra uno stimolo e la relazione da questo suscitata nel contesto di una specifica situazione, della realtà intesa come sistema dinamico".I ventotto saggi di Vaccari comprovano la ricchissima e quanto mai polimorfa produzione critico-teorica dell'autore. Come alcuni suoi contemporanei, a partire dagli anni '60 l'artista concettuale sgretola le canoniche demarcazioni disciplinari dell'arte, influendo sia sul fronte della "pratica artistica" sia su quello "della critica e della teoria".


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Feedback: Il collezionista di immagini

In campo artistico gli anni '70 sono stati caratterizzati dal rigore dell'Arte Concettuale. Era inevitabile, come puntualmente si è verificato alla fine del decennio, una reazione e un ritorno di una serie di aspetti del fare arte che in quegli anni erano stati rimossi per non dire castigati.
Un ritorno trionfante, espresso in quelle forme "esagerate" in cui l'immaginario d'appendice crede che consista l'arte. E' stato un trionfo della poeticità a priori e dei miti più triviali sulla figura dell'artista.


Franco Vaccari è un esteta visivo che ha sempre approfondito la riflessione sul proprio lavoro e sull'arte in generale, come possono confermare alcuni suoi saggi, fra i quali Duchamp e l'occultamento del lavoro (1978), e Fotografia e inconscio tecnologico (1979). Così come le sue numerose quanto note Esposizioni in tempo reale, che Vaccari ha concepito e realizzato dal 1969 a oggi, sono degli avvenimenti di rilevanza nell'Arte Concettuale.
Naturalmente per l'artefice/fotografo l'ingrediente fondamentale delle "esposizioni in tempo reale" è il coinvolgimento diretto dell'osservatore nella loro concretizzazione, spesso provvisoria ed effimera, in cui l'artista - da produttore unico e originale - si trasfigura in colui che determina una nuova situazione, senza obbligatoriamente controllarne gli esiti.
L'artista ha scelto come mezzo primario la macchina fotografica - "Chiedersi dove va la Fotografia è come interrogarsi sul destino del telefono. Entrambi hanno prodotto le loro mutazioni una volta per tutte al punto che esse sembrano entrate a far parte del nostro patrimonio genetico." Franco Vaccari da Apollo e Dafne: un mito per la fotografia -, e per quanto ogni artista si aspetti che le proprie opere producano ripercussioni, lui si è mosso fin dagli esordi della sua attività con l'intenzione di attivare dei processi concretamente percepibili: creare nuove circostanze determinate dalle sue opere. Vaccari è uno degli artisti italiani che più si è avvicinato a quell'area di ricerca diversamente definita con le varie etichette di Concettualismo, arte Comportamentale e Narrative art, un'area protesa al superamento delle categorie tradizionali di prodotto e di rappresentazione, per operare in un campo d'azione estetica più vasto, che include le azioni, i gesti, le immagini del quotidiano per quanto privo d'originalità e temporaneo possa essere. Nell'ambito di quest'operazione, la fotografia ha un ruolo centrale - esemplificato dalla più famosa delle opere dell'artista, quella Esposizione in tempo reale in cui egli mise a disposizione del pubblico della Biennale di Venezia del 1972 una cabina per fototessere, con la quale chiunque poteva realizzare un proprio autoritratto e fissarlo alla parete, allo scopo di lasciare un documento del proprio passaggio. Già questo genere d'operazione fa comprendere la complessa struttura composta di tracce, segni impersonali e allo stesso tempo pubblici che ha per Franco Vaccari la fotografia, fissata al punto estremo di una concezione dell'autore pur stilisticamente connotata all'uso fotografico.
La raccolta degli scritti dell'artista - accanto alle più svariate attestazioni critiche che con più considerazione hanno accompagnato il suo lavoro - è d'inestimabile valore poiché comprova un diversificato tratto distintivo del suo inoltrarsi nella sperimentazione visiva, ossia nel duplice fronte su cui lavora da sempre: la creazione artistica e la riflessione teorica. Comportamento che lo equipara a molti altri artisti delle neoavanguardie, agli scrittori e agli intellettuali di quella stagione. Proprio tra questi due versanti dell'operazione ormai trentennale di Franco Vaccari, si stabilisce - secondo la curatrice del volume - quel "feedback" e quello stesso dialogo insistente fra due poli, di cui è infuso il titolo del libro. A tale scopo è stata fatta una vasta, quanto seria e paziente attività di recupero e di selezione di molti testi disseminati in riviste e cataloghi, alle volte di difficile reperibilità.
Alcuni dei saggi critici raccolti nel volume sono proprio incentrati sull'uso della fotografia: è il caso del testo di Adriano Altamira Il collezionista di immagini, che reputa Vaccari un raccoglitore e classificatore di sembianze scoperte o create da incogniti operatori, ma su sua diretta sollecitazione. E' il caso delle Photomatic, le cabine per fototessera usate da Vaccari, analogamente ad altri artisti quali Annette Messager o i coniugi Becher. Oppure la recensione, firmata da Roberta Valtorta, del saggio di Vaccari La fotografia e l'inconscio tecnologico del 1979, testo paragonato al pur discorde Sulla fotografia di Susan Sontag per l'analogia d'orizzonti e vivacità polemica. Ancora sulla stessa tematica è la presentazione, da parte del poeta visivo Adriano Spatola, di un volume dell'artista modenese intitolato Tracce, consistente in una miscellanea fotografica d'ignoti graffiti urbani, ma che per Spatola rappresentano il distacco con analoghe imprese - ad esempio quelle di Brassaï, le foto dei muri di Siskind -, nella natura impersonale del meccanismo fotografico, mentre non interessa nessuna forzatura stilistica e tecnica in relazione alle possibilità del mezzo stesso. Ciò che più colpisce nei saggi scritti in prima persona da Franco Vaccari è la loro natura assai composita, che non concerne solo il proprio lavoro e la sua poetica, ma che lo ritrae come una persona lucida e attenta alla realtà artistica e politico-sociale che ruota attorno a lui. Interventi a volte scomodi quanto critici sulla fotografia - come si evince dalla recensione di un album fotografico sull'Africa che rivela la struttura coloniale dello sguardo, un po' alla maniera di Joseph Conrad in Cuore di tenebra: "Questi fotografi hanno fotografato l'Africa, ma in realtà non hanno visto niente: è la violenza dello sguardo che si applica alle differenze solo per cancellarle [...] " -, riflessioni sull'architettura e il design nell'età postmoderna, posizioni sull'arte degli anni '80, così lontana dal lavoro di Vaccari nella sua "resa euforica" al mercato e ai miti dell'artista romantico e ingenuamente creativo: testi magari poco estesi ma illuminanti, che fanno dell'artista modenese una figura quanto mai notevole anche sul versante critico. Leggendo attentamente questa serie di studi emerge quanto l'artista riflette sulle tematiche essenziali che percorrono, fin dagli inizi, il suo lavoro: la disgregazione dell'oggetto estetico modernista, l'utilizzo degli strumenti mass mediatici quali la fotografia, il film e il video, al fine di costringere lo spettatore in uno svolgimento di partecipazione critica, non ultimo l'accento sulle particolari condizioni delle circostanze - spaziali, temporali e corporee -, dell'esperienza. Egli affronta inoltre problematiche quali il modo in cui l'arte contemporanea assimila le tecnologie e i codici della cultura dello spettacolo, la riproduzione dell'esperienza privata e di quella pubblica "nel momento in cui l'industria culturale invade gli spazi, le istituzioni, le pratiche dell'avanguardia". La crisi del concetto di "sfera pubblica", determinata dall'invasione della vita quotidiana da parte delle nuove tecnologie e dei mass media, è certamente la parte dominante con cui Vaccari si è comparato, e si compara tuttora, nello sforzo di rappresentare e, allo stesso tempo, narrare la "soggettività".


Roberto Barzi  (28-10-2007)

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