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Lontano da ogni cosa
Lontano da ogni cosa
Mattia Signorini 
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Romanzo, Italia 2007
271 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Salani , 2007
ISBN 9788884518392


Salani

Alberto Lari e Stefano Bersani, il protagonista del romanzo e il suo contraltare, voce narrante, sono due ragazzi che condividono lo stesso appartamento a Padova. Alberto, carismatico ed arrogante, inquieto artista, pittore di alberi non finiti; Stefano, studente universitario, con il desiderio di essere all'altezza del carattere di Alberto, però più fragile, trattenuto. Entrambi alla ricerca, senza sapere esattamente di cosa, vivono l'inquietudine dei propri vent'anni in modo reciproco e parallelo, con un'amicizia intensa, seppur incostante. Tra loro Chiara, che entra a far parte delle loro vite senza riuscire a cambiarle veramente.
Quasi come se per stare bene con gli altri bisognasse, per Alberto, Stefano e Chiara, prima star bene con se stessi, senza però riuscirci mai.


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Lontano da ogni cosa: Per trovare la propria radice

Le vite sono tronchi, le possibilità sono rami. Guardali quei rami, sembrano strade. Ci sono così tante persone che sono rettilinei. Così tante persone che fanno di tutto per non accorgersi delle curve. Poi ci sono, invece, persone fatte di curve, che non arrivano mai. Ma almeno loro, provano a svoltare.

Un albero, ad esempio. I suoi rami. A volte lineari, altre contorti, nervosi ed irregolari. L'albero che disegnano i bambini, stereotipato e sicuro di sé. E quello dei libri di botanica, dettagliato e ineluttabile nella sua classificazione. L'albero davvero come la persona, sempre diverso da ciascun altro ed enigmatico, nel suo silenzio ieratico e nel suo fruscio di sorpresa. Una forma, e un'anima. Il soggetto ritratto da uno dei due protagonisti nei propri quadri su tela ben si presta ad essere la metafora di uno sguardo inquieto e molto sotterraneo di Mattia Signorini su cosa vi sia al di là della linea d'ombra. L'apparenza visibile che nasconde le ragioni ultime dei comportamenti, imprigionate invece sottosuolo.

Debiti a Truffaut e Bertolucci a non finire, in questo romanzo che ha molto del cinematografico, nelle passioni e nei continui rimandi visivi a cui allude il testo. Profondamente veneto non solo nell'ambientazione (la città di Padova, colta con grande acume nei suoi contrasti tra una borghesia edonista, una classe universitaria annoiata ed abulica, il servilismo congenito dei lavoratori, l'anonimato dei quartieri popolari a nord della stazione ferroviaria) ma soprattutto nel carattere torbido e perennemente insoddisfatto dei personaggi principali, Lontano da ogni cosa va oltre il tradizionale stereotipo dello spaccato sociale. Ogni personaggio viene indicato per nome e cognome, quasi a segnare uno sforzo di distacco, a rifuggire una miopia sentimentale secondo la quale da troppo vicino non si vede bene, mai; un'entomologia dei caratteri che passa attraverso la voce di uno dei protagonisti. L'universalità di temi quali l'amore e l'amicizia sembra rifiutata dall'autore, quasi come non esistesse similitudine se non nel banale, nell'ordinario. Se il sentimento esiste davvero, questo è unico, individuale ed assoluto, senza paragoni o somiglianze. Proprio come gli alberi dipinti da Alberto.

La scrittura di Signorini è moderna, fresca e senza spigoli. Allo stesso tempo cangiante, sintassi sempre diverse e in progressiva evoluzione, quasi a seguire la crescita del protagonista nella sua maturità e nella formazione di un suo originale punto di vista. Unico appunto all'eccesso di corsivi nella stesura del testo: ogni pagina ne ha più d'uno. Possibile far vibrare una singola parola senza doverla per forza di cose evidenziare in altro modo?

Alberto Lari, giovane maledetto e geniale; una figura di carattere e spessore, pittore quasi per sortilegio del destino, come imperativo di sangue, più che come scelta. Carisma e debolezze, a tratto di un personaggio che si vorrebbe davvero conoscere per prendere a pugni ed abbracciare subito dopo.

Lontano da ogni cosa è inoltre un romanzo fortemente maschile e forse sottilmente misogino, in un'ottica di subordinazione del bisogno d'amore rispetto alle proprie realizzazioni personali. Certo Jules e Jim sono distanti, ma poi non troppo, per spessore emotivo ed emozionale.

Peccato per una brusca caduta di stile nella terza parte, priva del mordente e della poesia che invece rende preziose le duecento pagine iniziali. Una conclusione tuttavia all'altezza delle aspettative, vibrante e sensibile, rende giustizia all'intero romanzo.

Come sempre in Salani, la grafica è attenta e la redazione senza sbavature. Retoriche invece, e senz'anima, le note a retro copertina.

Una scrittura di carattere e pulsante, forse ancora migliorabile in efficacia e originalità di stile, ma certamente attenta alla multidimensionalità dei sentimenti e alla loro imprevedibile mancanza di logica e senso. Un giovane scrittore da tenere d'occhio, un romanzo che si fa colpo d'ali verso una maturità che già appare all'orizzonte.



Alberto Campagnolo  (20-10-2007)

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