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Un mondo peggiore è possibile
Un mondo peggiore è possibile
Ernesto Screpanti 
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Saggio, Italia 2006
124 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Odradek , 2006
ISBN 978-88-86973-58-8


Odradek

Un saggio che prende le mosse dalla rivisitazione scientifico-ironica delle più accreditate teorie economiche e sociali. Più che di rispondere, il compito di questo libro è di porre le domande giuste nel modo analitico corretto: è possibile, oggi come in passato, parlare di democrazia?, è possibile una sua attuazione?
E la schiavitù, può essere reinterpretata e attivata come conseguenza delle attuali difficoltà di trovarsi e tenersi un lavoro?


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Un mondo peggiore è possibile: La schiavitù ci renderà liberi

Mediocrazia = Governo dei mediocri per mezzo dei media. Ovvero un sistema di potere basato sui media con cui una classe politica di mediocri ottiene da un popolo di mediocri il consenso a governarlo.

Sessione di autocoscienza: se io fossi stata una di quelle persone dalla vita regolare, con il mio bel lavoro fisso, magari a tempo indeterminato, con il mio stipendio verde speranza a fine mese, in questo caso avrei ugualmente apprezzato questo saggio? L'avrei capito? Avrebbe svolto con me il lavoro per cui è stato creato?
Forse sì, ma a patto di aver provato sulla mia pelle un breve istante della vita del precario, dello sfruttato, del non socialmente rilevante.
Ma io, che mi trovo in realtà nell'occhio del ciclone della disoccupazione, non posso fare a meno di frustacchiare il mio cervello e danzare alla musica dell'"ironiconomia".
Questo libro fa quello che nella stragrande maggioranza dei casi dovrebbero fare tutti i libri, di tutti i generi: fa riflettere. Sembra astruso ma non lo è, e il trucco sta nell'operare una decalcomania di ciò che viene detto a ciò che ogni giorno viviamo sulla nostra pelle.
Cè da dire che, nonostante possa attrarre l'argomento ardentemente attuale, il libro in alcuni suoi passi richiede un elevato livello di concentrazione, soprattutto durante l'esplicazione di alcune teorie atte a dimostrare la possibilità - o viceversa l'impossibilità - del meccanismo di voto all'interno del sistema democratico. Una richiesta eccessiva, forse, per i non addetti ai lavori, per chi insomma si aspettava di balzellare allegramente e solamente tra le varie "ironicoteorie".
Certo è che leggere un saggio del genere non ci salva dal tuffo ad angelo in una realtà senza senso, in cui uno dei principi incontrastati è la strumentalizzazione di ogni cosa e di ogni individuo, di ogni parola detta e persino di ogni cosa pensata.
Come salvarsi da tutto questo, allora? Indubbiamente con la schiavitù volontaria, che potrebbe metterci al riparo da ogni sfruttamento e da ogni raggiro dei diritti di ciascun essere vivente: serenità, felicità, la possibilità di pensare un futuro e di costruirsi una vita su questo pensiero.


Chiara Bordoni  (13-10-2007)

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