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L'atomica degli ayatollah
L'atomica degli ayatollah
Vincenzo Maddaloni  Amir Modini 
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Saggio, Italia 2006
333 pp.
Prezzo di copertina € 12,50
Editore: Nutrimenti , 2006
ISBN 88-88389-56-3


Nutrimenti

Fino a qualche tempo fa dell'Iran si sentiva parlare poco o niente. Eravamo tutti troppo impegnati con la guerra in Iraq e quindi si trascurava quella che è a tutti gli effetti la vera superpotenza del Medio Oriente. Poi, due anni fa, tutto è cambiato con l'elezione a presidente di Mahamoud Ahmadinejad. Da allora l'Iran è sempre più presente nelle cronache giornalistiche.
Da varie parti di paventa l'idea di una nuova guerra preventiva qualora l'Iran non abbandoni i suoi esperimenti nel settore nucleare. Nonostante i risultati poco edificanti della strategia adottata dal 2001 dall'Occidente, con gli Stati Uniti in testa, l'idea di risolvere i problemi politici con la forza non è stata ancora abbandonata sia dai Neocon americani sia da gran parte dei politici occidentali. Di tutt'altro avviso è l'opinione pubblica.
Indubbiamente la situazione nel Medio Oriente è da inquadrare in un'ottica molto meno semplicistica di quella usata finora, con le colorite definizioni di "Asse del Male" e "Stati Canaglia". Ne è ulteriore riprova questo libro, che invita ad approfondire l'analisi sul mondo islamico e ad relazionarci con quest'ultimo in una maniera sicuramente meno "eurocentrica".


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L'atomica degli ayatollah: Le paure dell'Occidente

Gli iraniani vogliono possedere la tecnologia nucleare civile. Il mondo dovrebbe capire che non può frenare quest'aspirazione.
Discuteremo razionalmente e se riconosceranno il nostro legittimo diritto collaboreremo. Diversamente, nulla costringerà gli iraniani ad attenersi alle loro imposizioni.
Dovremmo essere noi ad imporre loro le nostre condizioni e non il contrario; e se essi non le accettano, è semplice: non compreremo nulla da loro...


Quali sono oggi i problemi dell'Iran, una nazione con il 70% della popolazione al di sotto dei trent'anni? Il problema fondamentale è il rincaro dei prezzi. E per quale motivo i prezzi rincarano? In seguito alle sanzioni imposte dall'ONU all'Iran per il progetto nucleare di cui si è già tanto parlato. Tale situazione, avvertita nel paese come un'ingerenza in questioni interne, ha creato una sorta di compattezza in un paese che dal 1500 è nazione, con i propri confini e con un suo orgoglio nazionale. Si crea così un paradosso: Ahmadinejad, già contestato in passato dal suo stesso popolo, e che potrebbe essere messo in crisi dal rincaro dei prezzi, viene in realtà rafforzato dalle sanzioni imposte dall'Occidente.
Non bisogna dimenticare che l'attuale presidente iraniano è sostenuto dai Pasdaran, un gruppo molto compatto, nazionalista, altamente ideologizzato e contrario ad ogni apertura democratica.
Certamente un ruolo importante potrebbe essere svolto dall'Europa, tacciata spesso di poca incisività nell'azione diplomatica. Ma il Vecchio Continente adotta la politica dei "due pesi, due misure". L'Iran è circondato da stati che hanno già l'atomica, come l'India, Israele e il Pakistan. Nessuno di loro ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, quindi tutti e tre violano le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Perchè l'Europa non interviene?
La risposta è quasi lapalissiana: questi stati sono, per un motivo o per l'altro, in buoni rapporti con gli USA. E' chiaro che questa situazione non giova alla diplomazia europea, ma porta acqua al mulino della strategia della guerra preventiva.
Sono queste, secondo Maddaloni e Modini, alcune delle chiavi di lettura della situazione iraniana. E sono queste ed altre le ragioni più profonde, dettate dalla Realpolitik, per cui la tensione tra questo paese e l'Occidente aumenta quotidianamente.
Man mano che si procede nella lettura si capisce che i due autori, aldilà della loro differenze, sono dei profondissimi conoscitori della realtà mediorientale. E questo aiuta noi "fruitori" a comprendere meglio una situazione che è molto più complicata di quello che viene fatto trapelare dai media occidentali. Perché non si tratta solo di arricchimento nucleare ma, soprattutto e ancora una volta, di controllo di un territorio immensamente ricco di petrolio e di supremazia del dollaro sull'euro.
Particolarmente interessanti sono poi le conversazioni nella parte finale del libro, in cui i due autori creano un modello di dialogo fra due culture attualmente in forte contrasto, quasi a voler indicare che la strada del dialogo è possibile, nonostante le differenze senza dubbio esistenti.


Maria D'Alessandro  (30-09-2007)

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