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La strada
The Road
Cormac McCarthy 
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Romanzo, Stati Uniti 2006
220 pp.
Prezzo di copertina € 16,80
Traduzione: Martina Testa
Editore: Einaudi , 2007
ISBN 978-88-06-18582-4


Einaudi

Padre e figlio viaggiano senza sosta in un tempo indefinito, ma brutale: il mondo è tornato ad un'era primitiva, il cielo crolla in una pioggia fredda e acida, ogni forma di vita è solo il residuo di un'era lontana e la sopravvivenza, giorno per giorno, notte per notte, dipende da una scintilla, da una pistola scarica e da uno struggente amore filiale.

naldina naldina naldina naldina naldina

La strada: Devils and dust, nella terra di nessuno di Cormac McCarthy

Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso.

Per una di quelle coincidenze volute dal destino, proprio nei giorni in cui La strada arrivava nelle librerie italiane, trapelava una notizia apocalittica. Per un errore, un B52 zeppo di testate nucleari ha attraversato tutti i cieli americani prima di atterrare in una base della Louisiana. Per quanto le armi atomiche fossero disinnescate, un comandante dell'aviazione militare americana ha dichiarato che, nel caso l'aereo fosse caduto, bastavano e avanzavano per rendere inagibile un terzo del territorio nazionale. Uno scenario terrificante che è poi lo stesso dipinto dai gelidi colori di Cormac McCarthy: nessuna forma di aggregazione sociale, risorse ridotte all'estremo, un paesaggio ridotto a cenere, polvere, fango, rottami e macerie. Dentro questo universo raggelante, un padre e suo figlio viaggiano cercando di difendersi, come possono, dal freddo, dalla fame, dalla fatica, dall'odio e dalla disperazione. La strada non è altro se non il loro crudele diario di viaggio, passo dopo passo, momento dopo momento, un frammento di vita alla volta che Cormac McCarthy narra con una voce drammaticamente asciutta, nuda, scarnificata, persino schematica fino a fare della reiterazione di parole, frasi, episodi uno stile a parte. Una sorta di mantra che dentro il ripetersi del ciclo di piccoli, lentissimi e dolorosi gesti quotidiani svela l'unica fiammella di speranza di tutto il romanzo, quell'infinito amore di un genitore verso il proprio figlio che resiste a qualsiasi catastrofe, cannibalismo compreso. Quell'esile barlume di speranza, che rilegge persino un gesto semplice come un abbraccio trasformandolo nel principale strumento di sopravvivenza, si staglia lancinante e commovente sugli orizzonti lividi, grigi, spettrali di una Strada che non porta da nessuna parte e che è popolata soltanto dalla polvere e dai demoni che ne emergono con un furia devastante. Molto umana e per niente naturale, come può esserlo la follia di un B52 "out of control", ed è quello che colpisce di quest'ultimo Cormac McCarthy: nessuna concessione, neanche nella scrittura, nel riconoscere l'homo sapiens come il principale nemico di se stesso e della terra in cui si è ritrovato a vivere. Quello che lascia La strada, in fondo, è solo "un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli", che suona anche come un'elegante metafora di cosa può e deve essere la letteratura oggi, ma che forse non è altro che una sorta di malinconica, accorata elegia. Inquietante, profetico, magico. Un capolavoro.

Marco Denti  (23-09-2007)

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