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La pioggia prima che cada
The Rain Before It Falls
Jonathan Coe 
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Romanzo, Inghilterra 2007
224 pp.
Prezzo di copertina € 16
Traduzione: Delfina Vezzoli
Editore: Feltrinelli , 2007
ISBN 978-88-07-01729-2


Feltrinelli

Attraverso una vecchia scatola di nastri e fotografie prende forma l'identità di tre o quattro generazioni di donne le cui esistenze nonché i destini si incrociano con tutti i loro amori, stili, ideali e fallimenti.

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La pioggia prima che cada: The Basement Tapes, un viaggio nell'universo femminile con Jonathan Coe

Non c'è niente che si possa dire, immagino, di una felicità perfetta, impeccabile e senza ombre; niente, salvo la certezza che dovrà finire.

Inizia come Ian McEwan, Martin Amis e Graham Swift, i fratelli maggiori: la stessa cura della geometria e della geografia, il rimo soppesato battuta per battuta, un calore che s'insinua senza esitazioni attraverso le parole, un lirismo drammatico e nello stesso tempo molto cauto nel sottolineare gli eventi e un grande rispetto, quasi un timore reverenziale, verso i personaggi. Ben presto si capisce perché: il puzzle che si forma nelle fotografie, la cui descrizione è l'essenza de La pioggia prima che cada, è molto labile, come lo sarebbe in realtà, anche perché il rapporto tra immagine (soprattutto la fotografia, che fra tutte le arti visive è la più istintiva) e scrittura porta in un campo complesso (se non proprio pericoloso). Tra le righe del romanzo, ad un certo punto lo afferma anche Jonathan Coe: "Una fotografia è ben poca cosa. Può catturare soltanto un momento, tra milioni di momenti, nella vita di una persona o di una casa" ed è, come dice più avanti, una realtà ingannevole, dove un sorriso (si sorride sempre in una fotografia) è sempre falso. Forse è per quello che, fotografia dopo fotografia, le prime parti de La pioggia prima che cada sembrano effettivamente un po' nebulose, come se l'immagine fosse sfocata. Bisogna arrivarci, ben dentro, per vedere la luce che le illumina per intero perché il mosaico di immagine compone un quadro che ha come protagonista la famiglia o la sua mancanza o come dice con una certa precisione Jonathan Coe, spogliando il termine di tutta l'enfasi posticcia che gli viene attribuita, la famiglia semplicemente come "una delle nostre condizioni di vita". E' allora che il titolo dà un senso al romanzo, lo apre, lo spiega, accende un fuoco d'artificio sopra i nastri e sopra le fotografie illuminandole anche dove sono un po' sbiadite e rendendo uniforme e comprensibile il patchwork di ricordi, sentimenti, sogni, vite vissute e non. Qualcosa in più di un titolo, quindi, il cui compito è anche quello di spiegare l'anima della storia (forse di tutte le storie) contenuta tutta in quella frase che dice: "qualcosa può farti felice, anche se non è reale". Un romanzo lirico e bellissimo e bye bye ai fratelli maggiori.

Marco Denti  (23-09-2007)

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