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Dimmi che non vuoi morire
Dimmi che non vuoi morire
Massimo Carlotto  Igort  
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Fumetto, Italia 2007
143 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Mondadori , 2007
ISBN 978 88 04 51809 9


Mondadori

Il proprietario di un rinomato ristorante di Cagliari si rivolge a Marco Buratti detto l'Alligatore e ai suoi due soci Beniamino Rossini e Max La Memoria per ritrovare la sua amante, una quarantenne ossessionata da una nota cantante degli anni sessanta. Come spesso accade, le cose sono molto più complicate di quanto sembrano.

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Dimmi che non vuoi morire: L'Alligatore disegnato da Igort

Aveva studiato canto al conservatorio. Pare fosse destinata a una carriera di mezzo soprano ma lei si era fissata con quella cantante e, col tempo, aveva fatto di tutto per diventare come lei.

Lo confesso, prima di Dimmi che non vuoi morire, ero uno dei pochi appassionati di letteratura noir italiani a non aver mai incrociato la strada dell'Alligatore, l'investi-gatore bluesman di Massimo Carlotto. Quest'uscita a fumetti, in cui lo scrittore padovano incrocia la penna niente di meno che con Igort, uno dei padrini italiani dei comics è stata un'ottima occasione per cancellare dalla mia fronte il marchio dell'infamia. Infatti, oltre alla possibilità di vedere all'opera due pesi massimi, Dimmi che non vuoi morire è un momento importante della guerra che alcune case editrici (Mondadori, Rizzoli e Coconino press sono le prime che mi vengono in mente, ma ce ne sono delle altre) stanno combattendo per collocare la narrativa a fumetti al posto che le compete nei consumi letterari degli italiani. Una guerra che, i più attenti di voi lo avranno capito, mi sta piuttosto a cuore. E visto che siamo in tema di confessioni, ammetterò con voi che questo sforzo congiunto Carlotto/Igort non ha soddisfatto le mie aspettative. Non del tutto, almeno. Le mie obiezioni si concentrano sulla sceneggiatura, più precisamente sulla costruzione di alcuni personaggi chiave, a parer mio piuttosto artificiosi. L'Alligatore, per esempio, è un bluesman padano (e tanto basterebbe) che ha perso la voce (nel senso musicale del termine) nel corso della sua permanenza in carcere dove è finito sostanzialmente per una coincidenza. Una volta uscito ha iniziato a fare l'investigatore privato ed ha aperto un club dove passa le sue serate ascoltando "buona musica", fumando, bevendo calvados e sentendosi un loser. Oppure Joanna, che non riesce a non impersonare una star della canzone italiana, riportando alla mente l'agghiacciante galleria di sosia che il fumetto nostrano ha messo insieme negli ultimi anni. D'altra parte, Carlotto ha al suo arco esperienze di prima mano di cui pochi altri sceneggiatori dispongono e si vede anche in questo lavoro, anche se il tema dell'ex estremista di sinistra sconfitto dalla storia forse comincia un po' a mostrare la corda (ce ne sono alcuni anche qui). Poco da eccepire, invece, sulla componente visiva di Dimmi che non vuoi morire, inondato di luce accecante da Igort, qui alle prese con dei personaggi tutti da inventare (d'ora in poi l'Alligatore ha un volto) e con location molto diverse tra di loro: tra le altre una Cagliari inizialmente diurna, ma destinata all'oscurità nel finale violentissimo, ed una Parigi invece decisamente notturna.

Marco Dellantonio  (14-09-2007)

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