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Manifesti Umani - III/IV - La notte sposa il tempo
Manifesti Umani - III/IV - La notte sposa il tempo
Antonello Morea 
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Poesia, Italia 2007
126 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: ETS , 2007
ISBN 978-884671532-6


ETS

"Illibato e demente down io sono/ che intreccia il suo sorriso nelle mani/Lo genera e lo rigenera un sogno". Così recitano alcuni versi del poeta Antonello Morea inseriti in questa raccolta. In essi si potrebbe leggere la lezione di Aldo Giurlani, in arte Palazzeschi, che nel 1914 in un suo intervento alla rivista Lacerba ebbe a scrivere: "Bisogna abituarsi a ridere di tutto quello di cui abitualmente si piange, sviluppando la nostra profondità. L'uomo non può essere considerato seriamente che quando ride...".

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Manifesti Umani - III/IV: Pillole di "umorismo funambolesco"

Restiamo pochi al centro/della festa/a gridare/come i lupi.

Nell' "umorismo funambolesco" di Antonello Morea ritroviamo il senso d'una visione dell'esistenza che non vuole prendersi troppo sul serio per ritrovare la giusta prospettiva con cui osservare la realtà delle cose, la concretezza d'una visione umana cosciente dei propri limiti e delle proprie manchevolezze.
E l'autore, pur con le dovute differenze, riprende questa linea poetica del "Saltimbanco dell'anima", giocando con la sinuosità dei versi, con la delicatezza delle parole, con il fine dichiarato di scoprirsi un "imbevuto bricco domenicale".
In questo cortocircuito d'emozioni e di sentimenti esplode manifesta la vis creativa di un'anima carica di sogni e di ideali che centra tutto il suo essere nella dimensione amorosa, dando scacco matto a tutti gli opportunisti e ai meschini figuranti dell'Amore: "A te, amore mio, ho bisogno/di dire raro il soffio quando poi danza/E io e te/Nessuno lo sa che ore sono".
Nello struggimento d'un poeta nato a Matera ma romano d'adozione, c'è la coscienza lucida e a volte disperata che esistono "distanze infinite" tra due cuori che si cercano: "Fra me e te passano giorni/ Fra l'oceano e il cielo un'ala di farfalla/ Fra i grani di sabbia le lunghe notti"; distanze che possono annullarsi proprio con la semplicità d'un battito d'ali di farfalla, perché la passione è un'unione di due parti che, pur opposte, si scoprono simili e divengono un'unica invincibile forza: "Stringo te perchè - musica a notte fonda - / stringo solo te".
L'uso insistito della prima persona mette ancora più in evidenza la spiccata sensibilità di Antonello Morea che nel suo accostamento, di volta in volta, al rinoceronte, alla farfalla, al lupo, al pipistrello sottolinea l'urgenza quasi primordiale delle sensazioni più vere, autentiche, lontane dal narcisismo delle illusioni, dalle apparenze che ingannano, dalla pochezza degli incontri vissuti senza nessun progetto. In questo viaggio alla scoperta del cuore umano scopriamo purtroppo che la strada non è facile; ci sono ostacoli da superare, preconcetti da abbattere: "Il vento mi soffia addosso e abbatte muri e porte:/ vola striscia e gonfia dove vuole. E' in me il suo/rumore, ma né so da dove viene né dove porta: io/vengo dalla terra io e parlo sposo e cresco come/la terra".
Ma la forza del nostro viaggiatore consiste nello "stare e sostare in stretta vicinanza/al mondo delle cose degli uomini/e delle cose stesse": osservare, capire, comprendere dentro se stessi l'umano dolore per arrivare a quella compassione verso l'altro che è unica sostanza e linfa di uomo in quanto tale.
Dinanzi alla massificazione dell'uomo stereotipato, prigioniero di oggetti e di un potere inconsistente, fine a se stesso, Antonello Morea ci insegna con il suo linguaggio archetipo e leggero, con il suo "gomitolo denso di parole", a guardare oltre, ad andare verso altri orizzonti fatti di semplicità emotive, di chiare e cristalline sensazioni, delicate quanto un fiore: "Sono il fiore che da/ un vaso rotto ti guarda di nascosto. Sono/ la luce dello spiraglio della porta quando/ si chiude./ Sto sempre lì, vicino a te ovunque".
Poesia, dunque, del cuore e dell'anima che va letta ad alta voce, magari ascoltando i brani musicali che sono suggeriti nelle didascalie, per farsi penetrare dalla dolcezza del canto poetico e per maturare, dentro se stessi, una più profonda verità.


Alessandro Spadoni  (28-08-2007)

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