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L'economia delle cose
L'economia delle cose
Elena Varvello 
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Racconti, Italia 2007
150 pp.
Prezzo di copertina € 16
Editore: Fandango , 2007
ISBN 978-88-6044-025-9


Fandango

La moglie fa la spesa al supermercato e il marito l'aspetta in macchina, una mamma col suo piccolo si preparano per giocare nella neve, una tranquilla coppia di anziani con lui che taglia l'erba in giardino e lei che lo segue con lo sguardo dalla finestra della cucina mentre lava i piatti o prepara la cena, una separazione e un ricongiungimento, un'adolescente soprappeso esce in pizzeria con le compagne. In queste situazioni del tutto quotidiane interviene improvviso un accidente a sconvolgere l'esistenza dei protagonisti ed il loro smarrimento è il filo conduttore degli otto racconti che compongono il libro.

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L'economia delle cose: Piccole boe luminose per ritrovare la rotta

...una piccola boa fluttuante. Potrebbe raggiungerla e aggrapparsi. Potrebbe farlo. E alla fine capirebbe che la spiaggia non è lontana. Appare e scompare, prima nascosta e poi rivelata dall'acqua. Una spiaggia sicura, di sabbia bianca, in pieno sole. Una brezza leggera. La volta azzurra del cielo. Il rumore dell'acqua.
Ci sono molte cose che non sa, è vero. Non può calcolare la distanza, ad esempio. Non può essere sicura della propria capacità di resistenza. E' impossibile prevedere le correnti, le lingue gelide che possono lambire gambe e braccia. Ma bisogna provarci. Allungare la mano. Tenere fuori la testa...


Qual è il senso? Dove stiamo andando? Ce lo chiediamo tutti quando nelle nostre vite entrano improvvisi il dolore, la malattia, la morte. Eppure bisogna ritrovare l'equilibrio spezzato, ingobbiti dobbiamo riprendere il cammino e non cedere alla stanchezza.
C'è tutto questo e molto di più nel bel libro di Elena Varvello.
Protagonisti dei racconti che compongono L'economia delle cose sono persone comuni, siamo noi con le nostre ansie e le nostre contraddizioni, il bisogno di casa, di famiglia, la voglia di libertà e la paura di restare soli.
Le grandi domande esistenziali non sono un'esclusiva dei trattati di filosofia ma passano per situazioni normali, quotidiane, attraversate con un linguaggio limpido, quotidiano anch'esso, solo apparentemente semplice in realtà estremamente raffinato, ripulito da tutte le scorie.
La cifra stilistica dell'autrice sembra essere una scrittura dove prevale il non detto, quasi a voler suggerire accompagnando il lettore alla riscoperta delle sue emozioni, dei suoi sentimenti, emozioni e sentimenti che in queste pagine si fanno universali.
E così non possiamo fare a meno di partecipare al dramma di Sara di fronte ad un amore finito, con lei che si aggrappa a quel poco che resta di un matrimonio andato a male, perché quel poco che resta è tutto, e dietro l'angolo ci sono la solitudine, le rughe, la vecchiaia.
Di altri personaggi non conosciamo nemmeno i nomi ma potrebbero essere i vicini di casa, o magari quella coppia di anziani che abita nella villetta con giardino in fondo alla strada; sono insieme da una vita e la passione ha lasciato il posto alla tenerezza, alla ritualità dei gesti ripetuti e conosciuti, la certezza della reciproca presenza è un porto tranquillo e senza insidie, fin quando non accade qualcosa di imprevedibile che sconvolge il loro universo e il nostro, al solo pensiero che potrebbe capitare a noi.
Affetti familiari vissuti appieno, combattuti, rinnegati, recuperati attraverso il ricordo, i rimpianti per le parole non dette quando c'era ancora tempo, e poi le cose che si ammassano negli scantinati e nelle soffitte, una vecchia credenza, una poltrona sfondata, un tavolo da ping pong, vecchi scarponi di montagna, un paio di sci, una racchetta tutta sbrindellata, un albero di natale impolverato, cianfrusaglie e scarabattole, i resti di un'esistenza, di tante esistenze, piccole boe luminose per ritrovare la rotta.


Giancarlo Montalbini  (12-07-2007)

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