Todaro
Un avvocato ucciso con due colpi di pistola alla testa, in un gabinetto di una stazione di servizio sperduta lungo una desolata strada di montagna. Chi è stato a riservare all'uomo una fine così indecente, e per quale motivo? Cercando di dare una risposta a queste domande il commissario Prisco si trova invischiato in una brutta storia d'usura ed è costretto, suo malgrado, ad indagare tra i perseguitati dello strozzino. Molti dei sospetti hanno sia il movente sia l'occasione, ma come nei migliori gialli il finale riserva un amaro colpo di scena.
L'avvocato del Diavolo: Un Diavolo di romanziere
La chiamata era arrivata al 113 intorno alle sette di sera: un cadavere nei bagni, l'uomo al telefono per la verità aveva detto cessi, di una stazione di servizio sulla provinciale tra Pelino e Rufino; il capoturno del centro operativo, carta geografica alla mano, aveva stabilito che il fatto ricadeva sotto la giurisdizione del commissariato di Rocca San Severo, nonostante quello di Pelino fosse molto più vicino, e aveva girato a loro la chiamata. Prisco s'era mosso con Caturano [...]
"C'è sempre qualcosa di osceno nella morte. Anche quando non è la conseguenza di un gesto violento, anche quando arriva nel sonno, dopo il suo passaggio ciò che rimane è un corpo indifeso, esposto alla curiosità altrui. La scena che il commissario Prisco aveva davanti agli occhi tuttavia, peggio che oscena, feriva per la sua sconcezza."
Alla quarta prova Ugo Mazzotta, che con il suo romanzo dal titolo mefistofelico L'avvocato del diavolo, dà gradazioni noir al giallo italiano, con un soggetto che gli riesce ottimamente. Si tratta di un caso difficile per il commissario Prisco e per il Commissariato di Polizia "La Bella Napoli": delitti, traffici di rifiuti tossici e suicidi si sovrappongono l'un l'altro come in una scatola cinese.
L'ambientazione in una provincia dell'Abruzzo - fra i monti della valle Peligna, per essere precisi - non ne fa un romanzo dall'incedere lento, al contrario la lettura procede spedita fino alla soluzione del caso.
Con questa quarta indagine il commissario Prisco sta avviandosi a diventare lo "Arthur Jelling napoletano", il poliziotto americano creato dalla penna di uno fra i padri del giallo italico - Giorgio Scerbanenco -, il singolare investigatore introverso, un po' impacciato, però con un gran cervello, e capace di intuire attraverso i più piccoli indizi le verità più recondite. Ma anche calmo, riflessivo, premuroso nelle relazioni umane. Pur potendolo equiparare anche a poliziotti più attuali: una perfetta combinazione fra il commissario Ambrosio di Renato Olivieri e il più noto commissario Montalbano di Andrea Camilleri. Ad Ambrosio per l'atteggiamento: pigro ma allo stesso tempo tempestivo, pieno di buon senso, alla mano, forse un po' troppo orso, pragmatico e, non ultimo, molto indulgente con le vittime. A Montalbano per il suo carattere: volitivo, accanito lettore, cerebrale e antitetico alla cultura da questurino.
Un cadavere scomposto rinvenuto nella toilette di un autogrill, l'investigatore non riesce a comprendere una morte più desolante e fetida di quella. Poi si scopre che il morto è un avvocato, Alessandro Meraviglia, un tranquillo legale di provincia che si era fermato in quel bagno sulla strada del ritorno a casa. Una volta che l'identità della vittima è stata confermata, la vicenda esplode in una serie di sottotrame, tutte ragionevoli, possibili, coordinate in maniera eccellente dal "giallista", che si destreggia con autorità fra le procedure della polizia. Molti i sospettabili, ma nessuno, in apparenza, reca un valido movente. In seguito si viene a sapere che l'avvocato tornava da una visita ad uno dei suoi assistiti, ospite delle patrie galere. Scavando a fondo, il commissario e i suoi assistenti verranno a conoscenza che l'estinto si meritava la fine che ha fatto: con il suo secondo lavoro, quello d'usuraio, aveva infatti ridotto sul lastrico decine di piccoli commercianti caduti nella sua trappola. Oltre ad avere anche il vizietto delle donne, giovani, belle, nonché protagoniste inconsapevoli di una collezione di filmati amatoriali. Man mano che le indagini procedono, la personalità del defunto si rivela sempre più sgradevole. Prisco è però pur sempre un servitore dello Stato e deve scoprire il colpevole: interroga, gira, cerca di mettere assieme il puzzle, ma quasi controvoglia. Fino a quando, nella rosa dei presunti sospetti, non comparirà "O diavulo", uno degli assistiti di Meraviglia. Solo allora Prisco ritroverà la spinta a fare giustizia, e non certo per l'avvocato, quanto per le sue vittime. Anche se la strada che lo porterà alla verità non è agevole, soprattutto per lui, tranquillo commissario che da anni non si esercita a sparare al poligono.
In L'avvocato del diavolo il commissario Prisco ha un avvio lento, quasi da diesel. Forse perché sente la mancanza di Paolo Curti, il suo vice, un'assenza che l'ispettore Alice Caturano non riesce a colmare. Forse perché la relazione con la sua convivente, la bella Agnese, è ormai stabile e rassicurante. Forse perché s'interroga sul suo lavoro, anche se lui tenta di negarlo, ed è incurante del pericolo perfino quando gli capita. La sua compagna - che lo conosce bene - gli dice con affetto: "Lo sai, non mi intrometto mai nel tuo lavoro e sai quanto mi facciano paura le armi. Però Alice ha ragione, non dovresti andare in giro disarmato quando sei impegnato in qualche operazione, è pericoloso." Lui obbietta "Veramente quando siamo usciti dovevo solo andare a parlare con quella gente [...]" Ma non si reputa neppure un disilluso, esprimendolo in più occasioni: "E' tutto molto carino. Io però sono un commissario di Polizia, non uno scrittore di gialli, i casi non li posso inventare a mio piacimento né piegarli alle mie esigenze sentimentali." Anche se non è proprio così, poiché, sebbene "a malincuore", Prisco ammette che "ciò che lo spingeva a svolgere indagini, a trovare risposte, era una specie di maniacale bisogno di vedere ogni cosa al suo posto." Sta di fatto che all'inizio pensa, riflette, ma non riesce ad agire. Però, al momento giusto, l'azione arriva insieme ai colpi di scena, che lasciano avvinto il lettore fino all'ultima pagina.
Prisco non è sicuramente un eroe, né l'archetipo del poliziotto tutto di un pezzo, anche lui commette degli errori. Può così capitare che sia l'ispettore Caturano a giungergli in aiuto e ad operare con maggior prontezza. Da questo ne scaturisce un personaggio veritiero: il protagonista emerge dalle pagine del libro per farsi persona, con tutto l'onere di pregi e difetti che ciò richiede. Chi legge il romanzo s'immedesima con esso: viene a conoscenza dei suoi limiti, partecipa ai dubbi, spartisce con lui le emozioni e le difficoltà dell'indagine. La vicenda procede sotto i suoi occhi progressivamente e con perizia, e anche i protagonisti secondari sono ben coordinati, ispessiti dai loro limiti e dalle faccende che ambiscono a tener celate.
Il lettore faccia ben attenzione: il titolo di questo romanzo non ha nulla da spartire con l'omonima pellicola del 1997, e neppure con il celebre Perry Mason, brillante legale anche quando non si comporta in maniera trasparente. L'avvocato del diavolo, in questo caso, è un miserabile traffichino e il suo fruitore proverà solo imbarazzo a dispiacersi per la sua dipartita.
Roberto Barzi
(28-06-2007)
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