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Mercanti d'aura
Mercanti d'aura - Le logiche dell'arte contemporanea
Serena Giordano  Alessandro Dal Lago 
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Arte, Italia 2006
328 pp.
Prezzo di copertina € 18
Editore: Il Mulino , 2006
ISBN 8815112944


Il Mulino

Un apporto alla comprensione delle "logiche dell'arte contemporanea" giunge da questo saggio scritto a quattro mani da Alessandro Dal Lago - docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Genova - e da Serena Giordano - illustratrice, scenografa e autrice di fumetti.

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Mercanti d'aura: Una perlustrazione dell'arte contemporanea

L'aura non è soltanto l'invenzione di critici ingegnosi, di mercanti abili e investitori oculati: è il significato profondo, per quanto riposto e a volte stravagante, della società capitalistica o di mercato, anche se in nuove forme postmoderne o immateriali. Così, sotto le apparenze di un mondo che fa alzare il ciglio ai moralisti di sempre, l'arte ci mostra come gli esseri umani lavorano, danno valore ai loro simboli, sono attratti o respinti, trionfano o perdono in quel grande gioco che chiamiamo società.

"Bacato, adulterato indirizzato a certe finalità lucrative non sempre positive", è questo il ritratto del mercato artistico descritto qualche tempo fa dall'artista romano Pablo Echaurren, nonché figlio di Sebastian Matta. Si è trattato "di uno sfogo infantile di un artista emarginato" - come ha dichiarato il critico Francesco Bonami - o quello dell'arte è davvero un terreno frequentato soprattutto dagli speculatori, più che dagli appassionati della qualità estetica, e da gallerie consociate in veri e propri "trust" che decidono l'ascesa dei loro artisti? Il quesito non è semplice e la risposta, logicamente, non facile da dare.
Un percorso esclusivo in cui procedono definitori, esecutori e, naturalmente, fruitori. Già il titolo sposta la riflessione sull'aspetto "contrattuale", di conseguenza sulle "logiche economiche" che dipendono da un mercato che, più che l'arte in sé, vende l'aura, vale a dire l'unicità in qualche modo intangibile di un'opera, reputata d'essere degna del termine arte.
Questo spiegherebbe, secondo gli autori, perché la proliferazione della "zuppa Campbell" ha assunto un enorme peso nel mercato artistico quando è stata creata da Andy Warhol, mentre era stata considerata una avvisaglia di uno stato di confusione mentale nel 1929, quando era stata realizzata da Adolf Wolfli, un malato di mente relegato in un manicomio svizzero. Proprio con Andy Warhol, sostengono Dal Lago e Giordano, anche la riproduzione serializzata - come le fotografie di Marilyn Monroe o di Mao - è divenuta fonte di aura, demolendo l'assunto congetturato negli anni Trenta da Walter Benjamin, vale a dire che la riproducibilità tecnica nel cinema e nella fotografia avrebbe stemperato l'aura, e che l'espressione "arte" si sarebbe spostata pertanto dal "che cosa" al "come" cioè agli schemi di produzione dell'aura, partendo da un qualsiasi materiale o da una qualunque situazione, come aveva già compreso Marcel Duchamp con il noto "orinatoio". Un oggetto, un'immagine immobile o, al contrario, in moto, una "installazione", una "performance" diverrebbero creazioni artistiche solo se introdotti in una cornice significante.
La sostanza dell'arte contemporanea - fanno capire gli autori dell'interessante saggio - può essere compresa solo all'interno del circuito dei loro "definitori" ossia i critici, i promotori, gli organizzatori ed i giornalisti specializzati, degli "esecutori" che ovviamente sono gli artisti, dei luoghi di esibizione come i musei, le mostre e le rassegne e solo alla fine dei loro fruitori: il pubblico, gli "amatori" ed i collezionisti.
L'abbondanza dei documenti è solo uno fra i numerosi pregi del volume, così come l'esposizione, che spazia dalla teorizzazione alla narrazione, e che ben contestualizza gli artefici, le loro opere ed i "movimenti" che hanno vivacizzato la cosiddetta arte contemporanea.
Un saggio che, indubbiamente, può essere efficace e non solo per comprendere come mai una persona autorevole possa arrivare ad acquistare all'asta, per alcune migliaia di sterline, i quadri astratti di uno scimpanzé, ma soprattutto per una accorta, quanto illuminante, perlustrazione sull'arte odierna.


Roberto Barzi  (18-06-2007)

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