?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
L'attualità politica di Aldo Moro negli scritti giornalistici dal 1937 al 1978
L'attualità politica di Aldo Moro negli scritti giornalistici dal 1937 al 1978
Antonio Giulio Di Mario 
blank
Antologia, Italia 2007
172 pp.
Prezzo di copertina € 12
Prefazione: Nicola Mancino
Introduzione: Agnese Moro
Editore: Pironti , 2007
ISBN 88-7937-498-2


Pironti

Un testo per approfondire l'ennesimo aspetto - la quarantennale attività pubblicistica - del poliedrico impegno civile di Aldo Moro, parlamentare, costituente, ministro, capo del governo, segretario e presidente del consiglio nazionale della Dc ma anche docente universitario, avendo insegnato per lungo tempo Istituzioni di diritto e procedura penale presso la facoltà di Scienze politiche de "La Sapienza" di Roma.
Il libro ripercorre e analizza gli scritti del politico pugliese - tratti nell'ordine da "Azione Fucina", "Studium", "Ricerca", "La Rassegna", "Pensiero e Vita", "Il Giorno" - facendo emergere esami seri, scrupolosi e lungimiranti dei fenomeni politici e sociali di quegli anni.


naldina naldina naldina naldinagrigio naldinagrigio

L'attualità politica di Aldo Moro: Il Moro-pensiero meno praticato

Non è affatto un bene che il mio partito sia il pilastro essenziale di sostegno della democrazia italiana. Noi governiamo da trent'anni questo Paese. Lo governiamo in stato di necessità, perché non c'è mai stata la possibilità reale di un ricambio che non sconvolgesse gli assetti istituzionali ed internazionali.

Il libro sta calamitando nuovo interesse sulla quarantennale attività pubblicistica del leader democristiano, influenzata, in particolare, dall'opera del filosofo francese Jacques Maritain, scomparso nel 1973, il teologo che avvicinò gli intellettuali cattolici alla democrazia allontanandoli da posizioni più tradizionaliste. Papa Paolo VI, che contribuì alla divulgazione delle sue opere in lingua italiana, lo considerò il proprio ispiratore.
"Lo stesso Moro, in un'intervista radiofonica trasmessa il 22 maggio 1973, spiegò come ritrovasse le radici del suo impegno negli scritti del filosofo francese" - ricorda Di Mario.
"C'era stata attribuita - disse Moro - una precisa funzione. Per dirla con Maritain, il compito d'agente di unità e formazione che il monarca svolgeva verso la città di un tempo deve svolgerlo verso il nuovo ordine temporale, la parte più evoluta politicamente e più devota del laicato cattolico e delle élites popolari. Abbiamo cercato di fare quel che ci era stato proposto come un dovere".
Questa tensione è rilevabile anche negli articoli giornalistici, soprattutto nella capacità di ricercare in ogni frase, nella precisione di ogni parola, sempre la verità.
Il libro si apre con una prefazione di Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura; pubblica una presentazione di Claudio Vasale, ordinario di Storia delle dottrine politiche presso "La Sapienza" di Roma, e un'introduzione di Agnese Moro, terzogenita dello statista. Proprio la figlia dello statista scrive: "Papà è vivo, in quegli articoli, come in ogni suo scritto. Perché c'è sempre l'impegno di una vita e l'assoluta mancanza di mediocrità. Credo si debba essere grati ad Antonello per avercelo riproposto, con tanta intelligenza e umanità. Quelle riflessioni, quell'amore per il suo Paese e per gli esseri umani, quel bel mescolio di realismo e di speranza, può dirci ancora tanto. E spronarci a fare del nostro meglio".
Al di là delle travagliate cronache che hanno accompagnato la fine e che spesso hanno finito per offuscare la stessa conoscenza dello statista presso le nuove generazioni, tra i meriti del libro di Antonio Giulio Di Mario c'è quello di restituire in tutto il suo spessore e nella sua attualità il Moro-pensiero meno praticato.
"Moro era un grande educatore, capace di scrutare nelle cose terrene - spiegava Franco Tritto, suo assistente universitario, scomparso nell'estate del 2005 - e di esplorare i meandri delle coscienze umane. Attraverso questa propensione consigliava amici ed avversari politici. L'umanità caratterizzava questo aspetto del suo essere. La figura dell'educatore traspare dal Moro filosofo a quello penalista, dal Moro maestro di studi e di vita a quello politico e statista: in lui tutto sapeva di umanità, tutto era riferibile ai valori della persona che erano correlati alla sua concezione dell'uomo. In questo quadro s'inserisce il suo particolare rapporto con gli studenti ai quali non fece mai mancare le sue lezioni all'università anche quando ricopriva importanti incarichi di governo. Donava a tutti quello che era giusto donare: era uno dei suoi modi per realizzare la giustizia".
Proprio in un suo articolo su "Azione Fucina" del 1944 risalta il suo modo di intendere l'insegnamento universitario e la sua tensione verso il mondo giovanile: "Il tuo professore - scrive Aldo Moro - è un uomo di scienza, più o meno grande naturalmente come è diverso l'ingegno umano e varia la forza del buon volere; ma è un uomo che ha dedicato la sua vita alla scienza, un sacerdote della verità. Ciò contribuirà qualche volta a fartelo sentire lontano con le sue astrazioni, strumenti inutili per una tecnica professionale troppo ristretta. Ma anche questo aspetto richiede una migliore comprensione da parte tua, perché in tale modo di essere del professore c'è un insegnamento definitivo per te. Ed è insegnamento ad amare e coltivare la verità per se stessa, per ciò solo che fa spaziare la tua intelligenza e le permette di rispondere al suo compito e rende piena e buona la tua vita. Se questo amore di verità che avrai imparato a contatto dell'uomo di scienza non ti servirà forse per la tua tecnica abilità di professionista, sarà però sempre patrimonio prezioso della tua umanità, senza la quale non potrai essere neppure professionista, perché la professione è come uno svolgimento particolare della tua umanità e la suppone".
Profetico il leader democristiano anche nella sua ultima intervista, concessa il 18 febbraio 1978 ad Eugenio Scalfari, poche settimane prima della tragica fine. "Non è affatto un bene che il mio partito sia il pilastro essenziale di sostegno della democrazia italiana. Noi governiamo da trent'anni questo Paese. Lo governiamo in stato di necessità, perché non c'è mai stata la possibilità reale di un ricambio che non sconvolgesse gli assetti istituzionali ed internazionali".
Soltanto dieci giorni dopo quell'intervista, Moro in un discorso a Montecitorio ribadiva la necessità di favorire l'ingresso di nuove forze alla guida del Paese: "Soltanto dopo che avremo governato insieme e ciascuno avrà dato al Paese le prove della propria responsabilità e della propria capacità, si potrà aprire la terza fase, quella delle alternanze al governo".


Giampiero Castellotti  (28-05-2007)

Leggi tutte le recensioni di Giampiero Castellotti


Vota il libro!
La media è 3.0 (83 voti)
 

Altri libri per parola chiave
La nebulosa del caso Moro
Renault 4
Settanta
mascherato  Il libro mascherato

Riteniamo che il sistema alimentare debba essere riorganizzato sulla base della salute: per le nostre comunit`, per le persone, per gli animali e per il mondo naturale.


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom