Neri Pozza
New York, Barnard College, 1968. Georgette George (nel suo paese tutte le ragazze hanno come secondo nome il corrispettivo maschile del primo) ha alle spalle una famiglia sconquassata in un piccolo villaggio ai confini con il Canada. Dooley Ann, figlia di ricchi industriali, sta per capire che il tennis e la ricerca di un marito non sono più i pilastri la propria esistenza.
E mentre fuori dalle mura della loro stanza ci sono Bob Dylan, Mick Jagger, le droghe, l'amore libero, la guerra del Vietnam, gli assassini di Kennedy e di Martin Luther King, le due ragazze si legano in una profonda, indissolubile amicizia.
L'ultima della sua specie: In corsa verso il proprio opposto
Mi siedo alla macchina da scrivere, mi riempio la bocca di M&M's e infilo il primo foglio di carta velina nel carrello: frr, frr, frr. Mi accendo una sigaretta - ehi, ho tre mani!
La sigaretta stretta tra i denti, tengo le dita sospese sulla Smith Corona come una pianista che stia per riempire la sala di musica di Bach. Un altro rush. Premo i tasti. "Perché Il grande Gatsby non è un capolavoro".
La storia si dipana attraverso le vite di due ragazze che si incontrano in un esclusivo college newyorchese, in cui si trovano a dividere la stanza. Georgette George, un'adolescenza ai confini col Canada fatta di inverni interminabili, di risse in famiglia e di genitori ubriachi, andrà incontro a un'esistenza cosiddetta normale. Diversa è la sorte di Ann: figlia di ricchi industriali, matura una più profonda coscienza idealista e una maggiore inquietudine nei confronti del suo presente e si lega a un attivista comunista nero. Non avrà una vita facile.
L'ultima della sua specie è un romanzo complesso, forse a tratti leggermente prolisso, che parla di amicizia e di ideali, di ricerca della libertà e di cosa può portare lo scontro adolescenziale con le proprie origini. Il lettore viene preso di peso e trasportato nella leggendaria America degli anni sessanta e settanta in maniera non banale, in rivolta contro la borghesia, alla ricerca dell'amore libero ma anche a confronto con errori politici e con la confusione indotta dalla molteplicità e dallo spessore dei cambiamenti in arrivo.
Non una scoperta ma un raffinato e poderoso romanzo di intrattenimento.
S. M.
(17-05-2007)
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Il libro mascherato
Le storie non finiscono mai, forse, ma c'è un momento in cui diventano altre. Di altri. E quello è il momento in cui ci si può fermare. E si può raccontarle.]
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