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Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie
Occhio per occhio. La pena di morte in quattro storie
Sandro Veronesi 
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Saggio, Italia 2006
364 pp.
Prezzo di copertina € 16
Editore: Bompiani , 1992
ISBN 8845257037


Bompiani

Quattro storie senza lieto fine. Quattro reportage sulla pena di morte. Quattro momenti, drammatici e attuali, per riflettere sul diritto alla vita. Anche quando sembra più giusta la vendetta. Un'inchiesta scomoda e coraggiosa sull'assurda arbitrarietà della pena capitale. Sandro Veronesi ci conduce con il suo stile incisivo e diretto dentro quattro storie di vita forse ancor più incredibili e dolorose di ogni lacrimevole fiction per farci comprendere l'inutilità della pena di morte come strumento di giustizia.

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Occhio per occhio: Sete di giustizia e prezzo di sangue

La fine pareva allontanarsi sempre di più, e con essa io sentivo distanziarsi tutta la vicenda: finché, quando la fine è arrivata, di colpo, non era quasi niente più d'una qualunque notizia, una delle tante che si ricevono dal mondo.

Come afferma lo stesso autore, questo libro "colma un vuoto, la casella della realtà raccontata dagli scrittori".
In verità tale vuoto era stato colmato anni prima, in quanto la sua opera era stata pubblicata dalla Mondadori già nel 1992, dopo tre anni di fatiche e di studio per mettere insieme tutti i documenti e le testimonianze, come afferma lo stesso autore nella prefazione.
Ma è solo adesso, in questo preciso momento storico e politico caratterizzato da una sempre maggiore incomprensione e violenza, che l'urgenza di un testo più completo ed esaustivo che tratti quattro storie di vita, storie di grandi o piccoli delitti puniti tre volte su quattro con la pena capitale si rende necessaria, anzi quasi doverosa, per uno scrittore da sempre attento alle ingiustizie sociali, specie quelle che riguardano gli sconfitti.
Del resto il suo secondo romanzo pubblicato sempre per la Mondadori nel 1990 porta il titolo emblematico de Gli sfiorati e i suoi protagonisti sono dei falliti perché "sono i veri caduti, i militi ignoti della nostra società dell'opulenza, e come tali vanno onorati".
Anche in Occhio per occhio l'autore, oltre a porsi il problema della pena di morte in sé, mette l'accento con estrema acutezza e sensibilità sul dramma di uomini che in diversi scenari devono subire una sorte terribile e avversa. Dal Sudan a Taiwan, dall'Unione Sovietica alla California, Veronesi sottolinea con documentazione alla mano l'inadeguatezza della pena capitale che "non fa giustizia", ma vuole solo il suo "prezzo di sangue", senza porsi nessun interrogativo, nessun dubbio, nessun ripensamento.
L'indagine si avvale di diversi strumenti: Veronesi incontra giudici, legislatori, studia con attenzione le carte processuali e giunge alla conclusione che una pena per essere equa deve essere necessariamente giusta, ossia commisurata alla reale gravità del delitto commesso.
E comunque il senso vero di una giustizia non distorta dalla rabbia e dal furore si intravede solo nel momento in cui si vuole rendere il colpevole veramente responsabile delle sue azioni e disposto ad un sincero e concreto pentimento. Da qui l'insensatezza della pena di morte in quanto presuppone l'eliminazione fisica dell'uomo e non il suo ravvedimento dopo aver espiato la colpa.
Ovviamente è superfluo sottolineare la qualità e la scorrevolezza della scrittura che procede in modo fluido e intenso persino nei momenti in cui il racconto deve lasciare il posto alla cronaca più fredda degli eventi.
Inaspettata e lucidissima è soprattutto la Premessa che accompagna la nuova edizione di questo libro dove l'autore mette in evidenza una variazione sostanziale nel panorama letterario italiano a partire dagli anni Novanta in quanto si è verificata una originale confluenza e commistione tra "i due demoni della scrittura, quello affabulatorio e quello documentale" ad opera di parecchi scrittori, quali Sandro Onofri, Gianfranco Bettin, Alessandro Baricco, Fulvio Abbate, Edoardo Albinati e tanti altri.
Un nuovo stile o genere letterario che sposta la sua attenzione dalla finzione alla realtà, con le dinamiche interiori e le tensioni che questo comporta, concentrando i riflettori sul fatto in sé senza retorica e senza sentimentalismi di facile consumo.


Alessandro Spadoni  (03-05-2007)

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