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Playlist - La musica è cambiata
Luca Sofri 
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Antologia, Italia 2006
440 pp.
Prezzo di copertina € 16,50
Editore: Rizzoli , 2006
ISBN 88-17-01187-8


Rizzoli

Del suo libro Luca Sofri scrive: "Questo libro è una guida in un nuovo mondo di canzoni. Anzi, in un vecchio mondo di canzoni, un tempo aperto alle visite a pagamento solo in determinati orari, e con certe sale chiuse al pubblico, e che ora è aperto a tutti, con biglietto ridotto, 24 ore su 24. E' venuto il momento di cominciare a raccontare la musica di cui è fatta la vita non attraverso cronologie, epopee, genealogie, storie del rock ed enciclopedie di artisti, ma raccontando la cosa vera: le canzoni". Ma sarà vero? Ne sarà capace?

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Playlist: Musica è, musica e

Ognuno le chiamava come capitava, le cassette-compilation autocompilate, spesso fatte a fini di corteggiamento, con tutto un rituale legato all'oggetto-cassetta. Oggi tutto questo non c'è più, e chissenefrega: le cose cambiano.

Ammettiamolo: di fronte ad un libro come questo la prima sensazione di ogni lettore è quella di una colpevole invidia. Una lista di 2556 canzoni (e perché non una in più? o in meno?) delle quali "non si può fare a meno" è oggettivamente, per definizione, arbitraria. Immaginiamo allora che Luca Sofri decida, una mattina, di iniziare ad appuntarsi su un taccuino rigato tutti i titoli delle canzoni che, per ragioni personali a noi sconosciute o per semplice simpatia del momento, appartengono alla sua storia. La colonna sonora della sua vita, per intenderci. Finita la lista, ecco pronto il libro. Ma non c'erano già i canzonieri di Azione Cattolica?
Se a qualche antropologo o sociologo della domenica occorresse un'ulteriore prova che nel mondo siamo tutti diversi eppure uguali, ecco, potrebbe essere quella che sei miliardi o forse più di persone potrebbe teoricamente compilare ciascuno una Playlist diversa. Luca Sofri, per tradizione libertaria o per marketing editoriale, tiene più volte a sottolineare che la sua lista non è certo statuaria ed immobile, o esente da critiche. Sembra quasi sia come un'incisione discografica di una qualsiasi interpretazione (quella della vita?): una fotografia che fissa per sempre e restituisce lo stato d'animo di un momento, nella sua fragilità e nella sua labile, soggettiva presa di posizione.

Ma dal momento che ciascuno di noi, compreso chi non sappia cosa sia una Playlist (forse persino Paolo Conte, il cui nome giustamente compare più volte nel libro), potrebbe di fatto stendere un libro del genere, se ne avesse non tanto l'autorevolezza (chi è poi Luca Sofri? un critico musicale? se non piuttosto il marito di Daria Bignardi?) ma il nome e cognome giusto (ammettiamolo, Sofri di solito scrive benissimo, specie nel suo blog, e non aveva bisogno di farsi censore di un mondo così individualista eppure collettivo come quello della musica, con un linguaggio che parla a ciascuno di noi con vibrazioni differenti pur restando sempre se stesso), beh allora direi che in una critica (perché questa lo è: se Sofri può dire la sua riguardo alle pietre miliari della musica "leggera" dei nostri anni, ha senso anche criticare le sue osservazioni) suona simpatico analizzare qualche suo giudizio.

Effettivamente Diamante è la più bella canzone di Zucchero, ed è bello leggere che il passaggio orchestrale di Vento nel vento di Lucio Battisti è stato poi ripreso da Francesco de Gregori in La leva calcistica della classe '68 . Ma non si può accettare come commento a L'era del cinghiale bianco la scarna citazione: "Pieni gli alberghi a Tunisi", giusto per dare un esempio: se il commento si riduce ad una semplice trascrizione del testo, siamo davvero capaci tutti. Questo purtroppo accade per tre quarti dei titoli di canzone inseriti. Da un libro che voleva essere un traccia di ricordi, ne resta un frammentato florilegio di versi, seppure bellissimi.

A fine lettura resta il desiderio, che rimarrà tale, di sottoporre un progetto del genere ad altri scrittori, magari meno chiacchierati, giusto per fare nomi, come Gianluca Morozzi che scrive solo quando ci sono dei contenuti e di musica se ne intende davvero (obbligatoria la lettura del suo geniale L'Emilia -o la dura legge della musica-).



Alberto Campagnolo  (26-03-2007)

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