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Almost blue
Almost blue
Carlo Lucarelli 
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Thriller, Italia 1997
194 pp.
Prezzo di copertina € 8,80
Editore: Einaudi , 1997
ISBN 88 06 14304 2


Einaudi

C'è un assassino seriale che miete vittime nell'ambiente universitario di Bologna. Il caso è affidato a Grazia Negro dell'Unità per l'Analisi dei Crimini Violenti. Intanto, dalla sua mansarda, un ragazzo cieco ascolta la città, e diventa l'unico testimone in grado di riconoscere l'Iguana, come viene chiamato l'assassino, perché cambia continuamente pelle.

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Almost blue: Caleidostory

Lui è un ragazzo. Giovane. Però c'è qualcosa che non va nella sua voce. Non mi piace. ... Non mi piace. E' una voce verde. ...E' una voce verde che finge.

La struttura del romanzo, fatta di capitoli brevi, frasi spesso sincopate, contribuisce a creare un'atmosfera claustrofobica. Che per un thriller è un grande pregio, perché ci spinge ad andare avanti nella speranza di uscire dal buio e arrivare alla luce della soluzione. Il fatto che uno dei protagonisti sia un cieco è perfetto. I capitoli dedicati al cieco, come quelli dedicati all'Iguana - il serial killer - sono in prima persona. E questo aumenta la sensazione di soffocamento, nel primo caso perché non vediamo niente se non colori che associamo a suoni, in un paradossale caleidoscopio di sensazioni invisibili; nel secondo caso perché siamo nella testa di uno psicopatico che sente le campane dell'inferno e si spara decibel nelle orecchie pur di farle tacere. Anche se non serve a niente. Poi ci sono i capitoli dedicati all'indagine, a Grazia Negro e ai suoi collaboratori. Al suo capo, Vittorio Poletto, che impariamo presto a detestare, con quel suo fastidioso intercalare, bambina, con cui si rivolge alla protagonista. Questi capitoli sono in terza persona, ma altrettanto efficaci nel tratteggiare i personaggi. La detective Negro è una donna che fa un lavoro da uomo, in questo modo la considerano i suoi colleghi. Perché in un mondo di uomini è così che viene vista una donna, solo come una donna. Non importa quale sia la sua carica. E questo emerge senza toni patetici, senza che sia mai detto, o sottolineato a parole. Ci viene semplicemente mostrato, che è poi il compito della narrazione in terza persona: far vedere.
Passando da un capitolo a un altro, da un punto di vista al successivo, Lucarelli dipinge un mondo sfaccettato e colorato come i cristalli di un caleidoscopio. Altro pregio del libro: nonostante si racconti la storia di un serial killer che commette omicidi efferati, il romanzo è intriso di dolcezza. Niente frasi o situazioni sdolcinate. No, affatto. Ma la delicatezza con cui un cieco si appropria del mondo esterno ha un che di dolceamaro. Sempre. E può sembrare banale, ma alla fine è chi non vede che meglio riesce a capire.


Cristina Cigognini  (20-02-2007)

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