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L'evasione impossibile
L'evasione impossibile
Sante Notarnicola 
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Storico, Italia 1972
186 pp.
Prezzo di copertina € 17
Prefazione: Erri de Luca
Editore: Odradek , 2005
ISBN 88 86973 66 7


Odradek

Pubblicato nel 1972, L'evasione impossibile divenne un libro di culto per la generazione degli anni settanta, tanto da essere divenuto ormai introvabile nell'edizione originale. In questo testo Sante Notarnicola racconta in prima persona le gesta della famigerata banda Cavallero, un nucleo di rapinatori di banche nato negli anni sessanta allo scopo di finanziare un'utopistica quanto disperata rivoluzione proletaria che evitasse qualsiasi rapporto con la malavita. Il libro uscì per le edizioni di Gian Giacomo Feltrinelli, che pochi mesi più tardi scomparse tragicamente esplodendo assieme ad un ordigno che egli stesso aveva applicato ad un traliccio.

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L'evasione impossibile: La mia rivoluzione

Poi, ben presto, vidi l'altra faccia di Torino, la faccia dura spietata, quella dello sfruttamento. Torino è proletaria, ma questo fatto ne implica un altro ancora: è la città dei padroni, la città della FIAT e delle centinaia e centinaia di fabbriche e fabbrichette dove si lavora, si lavora sempre e il padrone fa la grana, viaggia bene, in fuoriserie, ha la villa, manda il figlio all'università, e al manovale che viene dalla campagna, dal sud, grana gliene dà poca poca, giusto per vivere, per lavorare, fare figli e tirarli su alla meno peggio, nei casoni della città vecchia o della cintura: Rivoli, Chiasso, Venaria... quei quattro figli da farne altri quattro operai.

L'evasione impossibile è il racconto nudo e crudo di una generazione troppo giovane per prendere parte alla Resistenza e troppo vecchia per partecipare agli anni di piombo.
Piero Cavallero, Sante Notarnicola, Adriano Rivoletto e l'ex partigiano Danilo Crepaldi furono a pieno titolo figli del comunismo torinese e della lotta di classe, in piena ricostruzione industriale del dopoguerra. Schiacciati fra la Resistenza e gli anni di piombo, i componenti della banda Cavallero portarono avanti una loro personale lotta rivoluzionaria destinata a fallire proprio per via delle circostanze storiche in cui nasceva.
La banda fu arrestata infatti dopo molti anni di attività, poco prima del sessantotto, negli anni in cui il PCI si stava trasformando e le frange più estreme stavano dando vita a nuove forme di eversione.
La banda Cavallero coltivava negli anni sessanta una propria personale visione politica basata su dei principi morali più vicini a quelli della resistenza che a quelli delle Brigate Rosse. Anche per questo l'attività della banda non ebbe mai a legarsi con quella della malavita comune torinese, conservando un certo "candore di fondo".
Il difficile compito di introdurre questo testo è stato affidato ad Erri de Luca mentre una lunga intervista all'autore, un testo di notevole spessore politico e culturale in cui si ripercorrono quegli anni in maniera davvero brillante dando vita ad un'articolata riflessione sulla situazione politica attuale, impreziosiscono ulteriormente questa ristampa.


Simone Bardazzi  (20-02-2007)

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