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Post-punk 1978-1984
Rip It Up And Start Again
Simon Reynolds 
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Musica, Inghilterra 2005
715 pp.
Prezzo di copertina € 35
Traduzione: Michele Piumini
Editore: ISBN , 2006
ISBN 88-7638-045-0


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Una lunga e dettagliatissima storia di tutto ciò che è successo nel mondo della musica, ma anche dell'arte e della comunicazione, negli anni dopo l'ultima rivoluzione del rock'n'roll, quella del punk dei Sex Pistols e dei Clash.

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Post-punk 1978-1984: Some Bizzare Times, il diluvio dopo i Sex Pistols

L'idea del cambiamento, nella musica, con la musica, era solo un passatempo? Non lo so, ma sarò eternamente grato a questo periodo per avermi consentito di pretendere così tanto dalla musica.

Il tema è molto interessante ed avvincente: sviscerare tutto quello che è successo dalla rivoluzione copernicana del rock'n'roll avvenuta nel 1977, proprio a partire da una smentita ormai abbastanza evidente. Ovvero che il punk non sia stato proprio quel ribaltamento perentorio, ma piuttosto una continuazione, con altre motivazioni estetiche e politiche, del primordiale rock'n'roll. E' una tesi che Post-Punk 1978-1984 ribadisce con una certa frequenza nel raccontare tutto ciò che è avvenuto dopo il 1977 e che ha una sua essenza, se non proprio un valore esplicito. Simon Reynolds la usa come base di partenza per andare poi a ricostruire, in un libro dettagliato, minuzioso, puntuale ma al tempo stesso scorrevole come un romanzo, le infinite esperienze racchiuse nell'emblematico titolo Post-Punk 1978-1984: dai Public Image Limited ai Devo, dal Pop Group ai Cure, dai Black Flag ai Depeche Mode, la variegata gamma dei personaggi e delle proposte è piuttosto distante dal gusto di chi naviga per queste pagine, ma è anche l'occasione per approfondire la conoscenza di un intero mondo che ha avuto una sua non relativa importanza. Come scrive lo stesso Simon Reynolds nella postfazione: "l'aspetto del post-punk che più merita di essere ripescato sembra essere la sua tensione al cambiamento. Un'impostazione espressa tanto nella convizione che la musica dovesse guardare sempre avanti, quanto nella fiducia che la musica potesse trasformare il mondo, fosse anche alterando le percezioni di un singolo individuo o allargandone il senso delle possibilità". La sua ricostruzione, oltre a affidarsi ad una ben precisa scansione temporale, ovvero dal 1978 al 1984 (anche se va aggiunta una breve coda dedicata all'avvento in grande stile di Mtv, nel 1985, che sintetizza e in un certo senso divulga in maniera volgare le intuizioni del post-punk) è molto attenta anche a evidenziare l'humus sociale, urbano e persino architettonico in cui punk e post-punk hanno preso forma: "C'è qualcosa che accomuna le città in declino: la ricchezza e l'orgoglio residui costituiscono un terreno fertile per lo sviluppo di comunità alternative. Ciò avviene, innanzitutto, grazie all'eredità concreta della prosperità di un tempo: college, accademie d'arte, musei e gallerie generosamente sovvenzionati; splendide case abbandonate a se stesse e affittabili a costi contenuti; magazzini in rovina e industrie vuote, facilmente riciclabili come spazi dove provare ed esibirsi". Dal Lower East Side di NYC alle periferie di Edimburgo, dai quartieri "caraibici" di Bristol, ai profili risalenti alla rivoluzione industriale di Manchester fino al cuore di Londra (ma Simon Reynolds dedica un'appendice anche ad una spicciola ricognizione del post-punk nel mondo, peccato che manchi anche un pur piccolo accenno all'Italia), i musicisti, i grafici (che ebbero un ruolo non relativo nell'inventare uno stile), i primi produttori indipendenti, gli agitatori e i giornalisti (con ancora un minimo di passione) tutti "incompleti, abrasivi, di una bellezza stravagante" (la definizione è di Jean Michael Basquiat) s'inventarono un mondo con un coraggio, una verve e un'innocenza che Simon Reynolds infonde, pagina dopo pagina, in questo solido, completo e affascinante ritratto di un'epoca di illusioni.

Marco Denti  (30-11-2006)

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