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Regno a venire
Kingdom come
James G. Ballard 
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Fantascienza, Stati Uniti 2006
300 pp.
Prezzo di copertina € 17,50
Traduzione: Federica Aceto
Editore: Feltrinelli , 2006
ISBN 88-07-70180-4


Feltrinelli

Nel Metro-Center, un'evoluzione degli odierni centri commerciali nelle zone suburbane di Londra, viene ucciso il padre di Richard Pearson. 42 anni, pubblicitario in crisi professionale ed esistenziale (si è appena separatao dalla moglie) Richard Pearson si trasferisce a Brookland, cittadina dove si trova il Metro-Center, per svolgere le ultime volontà del padre, ma si ritrova invischiato in una realtà tanto oscura quanto violenta.

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Regno a venire: Il futuro consumato secondo J.G. Ballard

Il tardocapitalismo si gratta le emorroidi e sta cercando di capire quale sia la prossima merda che può produrre. Tutte le porte d'accesso sono chiuse, tranne una. Comprare una lavatrice è un atto politico, l'unica vera forma di politica che ci rimane al giorno d'oggi.

Un'omicidio in un grande centro commerciale è l'occasione per squarciare un velo sopra gli sviluppi, soprattutto l'involuzione, delle periferie della civiltà occidentale: Regno a venire è un'inquietante indagine su ciò che siamo diventati a partire dalla forma, ancora non archiviabile, del romanzo che qui J.G. Ballard interpreta al meglio. Se il titolo è un presagio del futuro, il punto di partenza è una realtà concreta, attuale, innegabile: "Facciamo ricorso alla ragione solo quando ci fa comodo. Molta gente oggi vive una vita confortevole, e dobbiamo risparmiare un po' di tempo per essere ragionevoli, se proprio vogliamo esserlo. Siamo come bambini viziati. Siamo in vacanza per troppo tempo, ci hanno fatto troppi regali. Chiunque abbia figli sa che il pericolo più grande è la noia". Non sono molti gli elementi che nelle "periferie di nessun luogo", possono cambiare il monotono tran tran delle giornate, senza un brivido, una scossa o un momento di puro piacere. Al Metro-Center, così come in ogni supermarket del mondo, si trova di tutto, ma non la scintilla e allora, ammette Ballard con un'amara onestà servono "Il pericolo, sì. Il dolore, la paura della morte. E la follia bella e buona". In Regno a venire, per quanto ridotti in sedicesimi e messi sotto una lente d'ingradimento si ritrova tutto quello che agita i sonni benestanti e annoiati: squadre di tifosi inferociti, ronde paramilitari, teppismo bello e buono, scontri razziali o, andando a sintetizzare, un'endemica guerra civile. In alternativa, e insieme, a quello che si nasconde nelle periferie e che infine Regno a venire svela: "E' un nuovo tipo di democrazia, si vota alla cassa invece che alle urne. Il consumismo è lo strumento migliore mai inventato per controllare le persone. Nuove fantasie, nuovi sogni, nuove antipatie, nuove anime da salvare. Per qualche strana ragione chiamano tutto questo shopping. Ma in realtà è la forma più pura di politica". Entrando poi nelle pieghe del Regno a venire, si scopre che l'esiziale trama, persino banale nel suo girare attorno all'omicidio del padre e al figlio che cerca un suo posto nel mondo, serve a Ballard (che è geniale nel ribaltare e "consumare" i luoghi comuni) per illuminare di una luce astratta quella "geografia di deprivazione sensoriale" rappresentata dalla vita in periferia e che si trasforma, esattamente come è stato trasformato in territorio, in noia, decadenza, paralisi, follia e caos primordiale. Da cui può nascere tutto, anche quell'ipotesi, piuttosto inquietante, che sta nel nocciolo di Regno a venire, ovvero che nel futuro del consumismo si profili una forma di fascismo, nemmeno tanto latente.

Marco Denti  (28-11-2006)

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