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Gomorra
Gomorra. Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra
Roberto Saviano 
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Romanzo, Italia 2006
331 pp.
Prezzo di copertina € 15,50
Editore: Mondadori , 2006
ISBN 8804554509


Mondadori

E' un'indagine su quel fenomeno criminale in Campania, che, come ci racconta l’autore, sbirri giornalisti e sceneggiatori, catalogano come Camorra, e che invece si autodefisce Sistema. Fedele a questa definizione il libro descrive in modo minuzioso l’articolazione del potere, partendo dagli aspetti quasi del tutto legali, dove le irregolarità sono legate quasi esclusivamente alle normative sul lavoro o a quelle fiscali, roba da Berlusconi o giù di lì insomma. Per arrivare, infrangendo progressivamente legalità formale e rispetto della giustizia sostanziale, fino alle mattanze delle guerre tra i clan, tremilaseicento morti prendendo come inizio l’anno di nascita di Saviano, il 1979. Morti ammazzati con ferocia rituale, vendette trasversali, vittime casuali, killer sempre più giovani e a buon mercato, orrore quotidiano che diventa modello consueto e attraente per un numero sempre maggiore di ragazzi diseredati, espropriati di cultura, occasioni, speranze prima ancora che di reddito. Camorra/Sistema come una holding, al centro ci sono gli affari, l’accumulazione del profitto. Legale o illegale ha poca importanza. L’uso della forza è dattaglio, strumento. Importante, ma pur sempre subordinato alla difesa o all’espansione dell’impresa. Il libro descrive, con linguaggio da romanzo, l’intreccio che che lega malavitosi, imprenditori, politici che servono il sistema e il sistema che si fa politica, commercianti di merci legali e di bisogni proibiti, giovani emarginati, anziani che arrotondano le pensioni da sopravvivenza, drogati ai margini, drogati di successo e spacciatori, mano d’opera a bassissimo costo e caporali del nuovo millennio. Con nomi, cognomi, territori, specializzazioni, leggende e atti processuali. Sembra una fiction ma è la realtà.

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Gomorra: Sembra una fiction ma è la realtà

Ogni angolo del globo era stato raggiunto dalle aziende, dagli uomini, dai prodotti del Sistema. Sistema, un termine qui a tutti noto, ma che altrove resta ancora da decifrare, uno sconosciuto riferimento per chi non conosce le dinamiche del potere dell’economia criminale. Camorra è una parola inesistente, da sbirro. Usata dai magistrati e dai giornalisti, dagli sceneggiatori. E’ una parola che fa sorridere gli affiliati, è un’indicazione generica, un termine da studiosi, relegato alla dimensione storica. Il termine con cui si definiscono gli appartenenti a un clan è Sistema: appartengo al Sistema di Secondigliano. Un termine eloquente, un meccanismo piuttosto che una struttura. L’organizzazione criminale coincide direttamente con l’economia, la dialettica commerciale è l’ossatura del clan.

Ho letto Gomorra tutto di un fiato. Stregato dalla scrittura di Saviano, affascinato e inorridito dal mondo che mi disvelava, sperando che continuasse, moltiplicando le pagine, rimpicciolendo il corpo tipografico, per riuscire a spiegare tutto, anche quello che deve ancora accadere. E, colla stessa intensità, sperando in un epilogo frettoloso che mi lasciasse libero di distogliere lo sguardo dall'abisso. Ha molti pregi questo primo libro di Saviano. E' scritto (bene) con linguaggio comprensibile e ritmo incalzante. E' sofferto e appassionato, uno sguardo sulla realtà che presuppone prima lo strazio di guardarsi dentro rintracciando distanze ma anche radici, rabbia e indigniazione così come stanchezza e assuefazione. E’ coraggioso ai limiti dell'incoscienza, come lo si può essere prima dei trenta e con delle nobili idee in testa, con la speranza, o l’illusione, che un altro mondo sia possibile. Mettendo a repentaglio anche la propria vita. E già solo per questo andrebbe consigliato, soprattutto ai giovani, come antidoto al velenoso principio dell’opportunità e della convenienza. E' rigoroso, riuscendo a dipanare una matassa, apparentemente ingarbugliata, di società di comodo, traffici internazionali, investimenti all'estero, metodi di accumulazione finananziaria in perpetuo movimento adattatorio. Di ogni comparto del sistema rivela reponsabili e fiduciari, così come delle sanguinose guerre tra clan. E se il linguaggio è degno di un romanzo, gli episodi narrati non sono ridotti ad una semplice ricostruzione giudiziaria, ma trovano senso e comprensione nella capacità di analizzare il contesto in cui avvengono. Ma non è questo nutrito elenco di virtù che mi ha fatto amare questo libro. Rispetto, stima, ammirazione, ma non la gioia che ho provato imbattendomi nel primo libro che, a mia conoscenza, ha il coraggio di affermare, e il puntiglio e il talento per dimostrare, che i fenomeni di criminalità organizzata non sono delle anomalie di una società estranea a queste logiche, ma un elemento strutturale, assolutamente funzionale ad essa. Perché il potere del Sistema si fonda sull’intreccio tra profitti legali e illegali, con la difficoltà di distinguerli nettamente. Le maison della moda italiana che vendono l’immagine dell’Italia nel mondo, e si fanno confezionare (a prezzi da terzo mondo) i vestiti a Caivano, S. Antimo Arzano e via declinando insediamenti intorno a Napoli conosciuti come Las Vegas, rivendendoli a migliaia di euro, sono più o meno illegali di chi “fasificherà” il loro marchio? Eppure è noto che anche questo fa parte del controllo camorristico sul territorio e sulla sua economia. E i piccoli imprenditori che soddisfano le richieste dei grandi sarti, prendendo i soldi in prestito dalle Famiglie a un tasso molto più onesto di quello delle banche, dando in cambio le stoffe con cui saranno confezionati i “falsi” (circolo vizioso o virtuoso, visto che dà lavoro a un sacco di gente?), e che fanno lavorare i “dipendenti” al nero, senza ferie, straordinari, assistenza medica, contributi, sono più o meno delinquenti dei sacerdoti del made in italy? E le famiglie camorriste, quando curano questo settore delle loro attività sono più o meno criminali delle due categorie precedenti, o delle multinazionali, per non fare nomi la Coca Cola, che fa ammazzare i sindacalisti in America Latina o la Adidas che si fa confezionare i capi dai bambini in Asia? Problema solo apparentemente morale, ma oggi, sotto il dominio assoluto del libero mercato, innanzi tutto contraddizione economica. Se si invocano, in nome di sempre maggiore profitto, (o nella versione sociale, di maggior circolazione di merce e denaro e quindi benessere) sempre meno regole, sempre più flessibilità, sempre più capacità di accogliere i bisogni di consumo, anche i più residuali, chi più del Sistema Camorra può essere competitivo? Riuscendo a dare risposte concrete ai bisogni illegali della società, come droga, prostituzione, gioco d’azzardo da una parte. E con lo stesso spregiudicato pragmatismo spostando ingenti capitali in tutto il mondo, senza troppi controlli, per investirli rapidamente nel mercato finanziario, (il sogno di ogni finanziere che si rispetti), reperendo con il mercato dei clandestini mano d’opera a bassissimo costo, senza diritti e quindi senza nessuna conflittualità, smaltendo rifiuti tossici e non a basso costo, controllando appalti e costruendo direttamente interi quartieri, gestendo centri commerciali, diventando anche i fidati venditori di rispettabili ditte come Bauli e Parmalat. E infine, come le regole della concorrenza impongono, affermandosi all'estero con il commercio di ogni tipo di prodotto. Dagli States all'Australia, da Dublino a Praga ad Amsterdam, passando per Londra e Berlino, per arrivare persino in Arabia Saudita e nel Maghreb. Un modello insuperabile, non solo perché dato che "pecunia non olet", come si fa a dichiarare fuorilegge tutto questo ben di dio? Ma soprattutto perché nel mondo dei facili guadagni, del successo a tutti i costi, dei furbetti del quartierino, del pragmatismo, del successo dei pochi a scapito di tutti, diventa modello da emulare per i senza futuro delle periferie e meccanismo interno allo sviluppo, con cui venire a patti per le forze politiche, economico produttive e finanziarie. Un'opera da far leggere nelle scuole e segua dibattito...
E adesso? Per Roberto timore, pericolo, isolamento, protezione della polizia, una invisibile messa al bando di chi ha osato parlare, ma anche soddisfazioni, interviste, la copertina di un grande settimanale. Non so cosa sarà il futuro, ma conosco il passato, e mi domando: come è possibile che sia toccato a un ragazzo di buona volontà (e di ottime doti) di ricostruire percorsi di droga e di denaro, di fare nomi e cognomi dei mandanti, di indicare le società e luoghi dei commerci, armato di una radio che intercetta la polizia per arrivare sui luoghi dei delitti, di uno scooter per non rimanere intrappolato nel traffico, e di tanta passione? Non è compito di magistrati, ma soprattutto di giornalisti e intellettuali svelare il meccanismo, trasformare informazioni giudiziarie in sapere condiviso, invece che in articoli di cronaca nera? Come mai nessuno, o quasi, ci è stato d'aiuto ad indicare le sinistre similitudini tra la società ordinata nella quale si riconosce per convinzione o ipocrisia la maggioranza, e la parte oscura che ci si illude di esorcizzare catalogandola come anomalia? La comprensione è impossibile per chi non vuole vedere...
E mi si rafforza la convinzione che proprio da questa latitanza collettiva nasca l'isolamento di quei pochi che mettono di traverso la loro vita per combattere l'ingiustizia.


Sirio Paccino  (21-11-2006)

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