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Come dio comanda
Come dio comanda
Niccolò Ammaniti 
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Romanzo, Italia 2006
495 pp.
Prezzo di copertina € 19
Editore: Mondadori , 2006
ISBN 88-04-50279-7


Mondadori

Rino e Cristiano sono padre e figlio. Vivono da soli, nessuna presenza femminile nella loro vita se non quella occasionale delle donne che Rino porta di notte nella sua camera da letto. Amici di famiglia Danilo Aprea, alcolizzato, lasciato dalla moglie dopo la morte accidentale della figlioletta, e Quattro Formaggi, l’idiota del paese, buono con tutti, apparentemente rassegnato a subire gli sfottò e le prepotenze dei suoi compaesani. Intorno allo svolgersi delle loro vite, quelle degli abitanti del piccolo paesino in cui vivono: Peppe Trecca, un assistente sociale tutto da scoprire, Fabiana Ponticelli ed Esmeralda Guerra, le più belle e desiderate tra le compagne di scuola di Cristiano. Una notte tutto cambia e le storie dei due protagonisti e degli altri personaggi si intrecciano in maniera tragica e indissolubile. Comincia un altro racconto, quello che non descrive più cosa è stata la loro vita fino a quel momento, ma ciò che questa sta per diventare, dopo la tempesta atmosferica, emozionale e fatale che si è scagliata su tutti loro.

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Come dio comanda: La grande notte di Cristiano e Rino Zena

Mio padre era un uomo cattivo. Ha violentato e ammazzato una ragazzina innocente. Merita di finire all’inferno. E io con lui per averlo aiutato. Io non so perché l’ho aiutato. Giuro che non lo so. Mio padre era un ubriacone, un violento, un buono a nulla. Menava tutti. Mio padre mi ha insegnato a usare la pistola, mio padre mi ha aiutato a riempire di botte uno a cui avevo tagliato la sella della moto. Mio padre mi è sempre stato vicino dal giorno che sono nato. Mia madre è scappata e lui mi ha tirato su. Mio padre mi portava a pescare. Mio padre era un nazista ma era buono. Credeva in Dio e non bestemmiava. Mi voleva bene e voleva bene a Quattro Formaggi e a Danilo. Mio padre sapeva quello che era giusto e quello che era sbagliato.
Mio padre non ha ucciso Fabiana.
Io lo so.


Penso che qualsiasi cosa Niccolò Ammaniti decida di scrivere, che sia un romanzo, una sceneggiatura, un fumetto, la lista della spesa o la ricetta dei biscotti della nonna, sarà qualcosa di incredibile. Ammaniti è bravo, punto. Partendo da questo presupposto, poi, si può analizzare uno qualsiasi dei suoi romanzi e cercare le parole per poterlo raccontare. Vorrei evitare la banalità, a mio avviso la più macroscopica, e cioè che Ammaniti scrive bene dei bambini e ai bambini. Ha la rara capacità di descrivere i suoi personaggi con un’attenzione rara. Probabilmente è questo che riesce a coinvolgere e a far amare le sue storie. Penso che scrivere un romanzo corale sia una delle prove più difficili per uno scrittore, è facile perdersi, trascurare qualcosa, lasciare fili di vita sparsi durante la storia e non riuscire a riannodarli prima che questa finisca. Ammaniti raccoglie tante storie in una sola e non trascura nessuno, non dimentica mai niente, tratta tutti e tutto alla pari, con la medesima cura. E' bravissimo anche a trovare i nomi ai suoi personaggi, che rimangono in mente anche dopo molto tempo.

Come dio comanda ha come protagonisti Rino e Cristiano Zena, padre e figlio. Ci sono loro due e poi le persone che li circondano, vicini e lontani nei loro affetti, importanti o marginali nelle loro vite. C’è il piccolo paese dove vivono, sempre descritto come un luogo non luogo, che può essere in qualsiasi parte d’Italia, che può somigliare ad altri mille piccoli paesi e che sembra, nonostante questo, sempre sospeso in un posto che non si riesce a raggiungere, a capire quale è e dove possa essere. La storia è triste, una di quelle che nessuno vorrebbe vivere, e le persone sono al margine di una società che conosciamo alla perfezione. Cristiano e Rino sono diversi, sia per scelta che per necessità, ed hanno un rapporto di odio amore che li unisce indissolubilmente. Cristiano è un adolescente diverso dai suoi coetanei, vive da solo con il padre, in una casa fatiscente, in un ambiente che è caldo e violento al tempo stesso, costellato da personaggi al limite della follia. Rino è un uomo emarginato, aggressivo, nazista, ha valori e principi personali e discutibili, convinzioni radicate che difende in maniera irrazionale e capace di un affetto profondo e sincero esclusivamente verso quelli che ritiene degni. I due si trovano a vivere, oltre alla difficile quotidianità, una vicenda che cambierà completamente le loro esistenze e farà esplodere le tante contraddizioni della loro vita e delle persone a loro vicine. La storia di una violenza, della morte di una ragazzina che tirerà dentro oltre ai protagonisti anche tutto il paese. Raccontare questa storia è difficile e riduttivo. Va letta, tutta d’un fiato, senza aspettarsi niente, con la certezza, alla fine, di un respiro di soddisfazione e di un sorriso compiaciuto.



Alice Scolamacchia  (11-11-2006)

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