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Trieste sottosopra
Trieste sottosopra - Quindici passeggiate nella città del vento
Mauro Covacich 
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Saggio, Italia 2006
122 pp.
Prezzo di copertina € 9
Editore: Laterza , 2006
ISBN 88-420-7985-5


Laterza


“Accanto alla Trieste austro-ungarica è sempre esistita un'altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c'è sempre stata un'altra città, morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C'è un edonismo antico, morale, nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po' easy-going, alla californiana. Trieste è una città meridionale, la città più meridionale dell'Europa del Nord." Così scrive Covacich per presentare il suo ultimo lavoro: un ritratto emotivamente forte e assolutamente originale di una città che vive al di fuori dei consueti itinerari turistici. Una città che non ti aspetti, che sa sorprendere ed affascinare nei luoghi, nei suoni, nelle atmosfere.

naldina naldina naldina naldina naldinagrigio

Trieste sottosopra: L’Italia che non conosci ancora

Oggi la mia città è una Sissi col body in lycra. E’una Sissi col piercing, i capelli blu cobalto, una salamandra tatuata sul collo. Ha ancora le dita affusolate della principessa, ma si mangia le unghie.

Questa recensione è un suggerimento da parte di un amico. Di un viaggio, prima ancora che di un libro. Il vostro amico si chiama Mauro. Direzione nord-est, lasciate sulla libreria le guide tradizionali che, se va bene, vi daranno banalmente una mappa dai colori appassiti -con qualche edificio microscopico in assonometria- aggiornata a dieci anni orsono, e durante il viaggio (magari in treno, per apprezzare la distanza dal luogo, qualsiasi esso sia, da cui partite, fosse anche Udine, ed entrare progressivamente fino al cuore pulsante della città) leggete invece questo piccolo, prezioso testo di Covacich dedicato alla sua città natale. Una Trieste che non ha raggiunto quasi mai le pagine dei libri e che, a differenza delle pagine di Svevo, per questa volta lasciato ai ricordi ammuffiti del liceo, non ha mai fatto letteratura. La Trieste di Covacich è, in una parola, intima. E’ un mosaico di ricordi legati a luoghi, parole, sapori, suoni che vengono evocati da una memoria narrante per costruirsi lentamente un percorso guidato, una passeggiata, appunto, tra i vicoli, i parchi e il lungomare di questa città poi non così piccola, e di contro dismesso punto di riferimento di un’area geografica e culturale che si estende da Venezia, a Vienna, ai paesi che un tempo chiamavamo Jugoslavia e che una cruenta guerra ha deciso, per sempre, di dividere in un tempo in cui le altre nazioni europee hanno pensato, invece, di unirsi. Un’intimità emotivamente fortissima ma dipanata attraverso ricordi di gente semplice. Si viaggia a piedi, ma anche in autobus lungo le linee urbane meno frequentate, sino ai confini comunali dove l’edilizia si mischia ai boschi del Carso: terra mare e cielo si fanno cosa sola. Un’intimità lenta, nel bighellonare senza fretta cullati dalle onde o più probabilmente aggrediti a suon di carezze dalla bora nelle mattine d’autunno. Un’intimità ironica e popolare, alla ricerca dei suoni e dei gusti delle osmizze (non “traduco”: vale la pena approfondire) o dei caffè del centro, delle cantilene musicali di uno dei più affascinanti dialetti d’Italia, dove si mischiano non meno di tre diversi ceppi linguistici. Trieste nord d’Italia e sud d’Europa. Trieste est della pianura padana, ma ovest rispetto al mondo slavo e all’Alpe Adria. Emozioni, curiosità, contraddizioni, suggerimenti scritti in modo semplice ma sempre appropriato ed evocativo. Covacich condivide i suoi luoghi senza svenderli (ci piace pensarlo come un discepolo di Rigoni Stern, che scrive da anni delle magie delle sue montagne, quelle intorno ad Asiago, senza rivelare i nomi dei posti dei boschi dell’altipiano più magici per paura che vengano rovinati dal chiasso dei turisti che “non sanno” rispettare spazi e silenzi). Dedicato e raccomandato a quanti pensino ancora che il Nord Italia sia un magma indistinto e tutto uguale. Non esiste città più distante da Milano quanto Trieste per ritmi e approccio alla vita. Storie di antichi fasti asburgici e modernità entrambi ingenuamente incuranti delle mode. Uno splendido isolamento tutto da scoprire, per riposarsi al fresco di un bicchiere di vino mentre magari per televisione non si trasmette un reality show ma più probabilmente Telecapodistria…

Alberto Campagnolo  (29-10-2006)

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