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Seta
Seta
Alessandro Baricco 
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Romanzo, Italia 1996
112 pp.
Prezzo di copertina € 9,50
Editore: Rizzoli , 1996
ISBN 8817660590


Rizzoli



Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbô, l'illuminazione elettrica era ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln, dall'altra parte dell'oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine. È così che ha inizio il libro di Baricco, Seta, che per sua stessa ammissione non è un romanzo e neppure un racconto, ma è la storia di un uomo, Hervé Joncour, 32 anni, che compra e vende bachi da seta.

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Seta: La leggerezza della seta

Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbô, l'illuminazione elettrica era ancora un'ipotesi e Abramo Lincoln, dall'altra parte dell'oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.

Oltre che la storia di un uomo, Seta è la storia di una donna, Hélène, sua moglie, che ha la voce più bella del mondo, ma ama il suo uomo di un amore silenzioso. È la storia di viaggi prima in Siria e in Egitto, per acquistare le uova di baco oltre il Mediterraneo e poi, sempre più lontano, in Giappone, dall'altra parte del mondo. Fino alla fine del mondo. È la storia di una donna misteriosa con il volto da ragazzina e dai lineamenti non orientali, incontrata in Giappone durante i suoi viaggi, e di un foglietto, ripiegato in quattro parti e nascosto in una mano, che riporta incisi pochi ideogrammi: tornate, o morirò. È la storia di una guerra civile appena accennata e di un uomo che decide di partire lo stesso per rivedere una donna misteriosa con il volto da ragazzina. È la storia di una lettera che racconta di un amore mai vissuto e nasconde un segreto prezioso.

È tutto sommato una storia semplice, per certi versi anche banale ma scorre pagina dopo pagina con una leggerezza che solo Baricco sa dare alle parole. Parole meditate, sempre cariche di significato che invadono, inglobano, stravolgono le regole della punteggiatura riempiendo i mille spazi di una pagina bianca. Due i passaggi del libro che più di altri meritano di essere ricordati: la definizione di Hervé Joncour come uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla, e la risposta di Hervé a chi gli chiede com'è la fine del mondo, invisibile risponde, salvo poi accorgersi, dinanzi a quel che resta del piccolo villaggio giapponese, che la guerra ha reso questa tremendamente visibile.



Laura Laera  (29-10-2006)

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