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Sensi vietati
Sensi vietati - diario pubblico e contromano 2003-2006
Massimo Onofri 
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Antologia, Italia 2006
250 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Gaffi , 2006
ISBN 88-87803-73-0


Gaffi

Il diario in pubblico di un critico letterario brillante e privo di conformismi. Letteratura, televisione e costume analizzati senza fronzoli e con assoluta, ironica lucidità.

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Sensi vietati: Memorie di un critico contromano

Luigi Baldacci, il carissimo Gigi, è stato il maestro, purtroppo tardivo, che non avevo avuto: quello che si dovrebbe avere all’altezza dei vent’anni, quando il mondo appare ancora scosso da quel gran vento che pare non doversi placare mai. Quando, appunto, ci si sente come una navicella agitata dai flutti, a rischio di qualche doloroso scoglio: e s’avrebbe bisogno d’una bussola.

L’antologia di scritti di Massimo Onofri si configura come il percorso interiore di un critico letterario onnivoro e caustico, acuto osservatore della sempre più confusa e ambigua realtà del nostro paese. La prosa del critico viterbese si sviluppa in modo brillante, estremamente puntuale e razionale.

Gli scritti raccolgono il triennio 2003-2006. Si avverte in essi una profonda malinconia verso una certa letteratura che non c’è più, verso alcune figure autorevoli e affascinanti venute a mancare. In tal senso i brani in cui Onofri scrive e racconta del grande critico letterario Luigi Baldacci sono senza dubbio quelli più toccanti, intensi e sentiti. L’impossibilità di un dialogo ormai interrotto rende la scrittura di Onofri, di solito pungente e sorvegliata, più palpitante e febbrile, come se cercasse di intrattenere una conversazione con un aldilà che avverte presente, vivissimo. Sono le pagine più belle, in cui emergono e si cristallizzano l’amore per la Letteratura e, soprattutto, la nostalgia dolorosa di un viver civile ormai dimenticato, vilipeso.

Restano così impresse le parole dedicate a Mario Soldati, definito “scrittore imprescindibile” e del quale affiora un ricordo commosso e vibrante.

Certo, non tutto fila liscio: l’elogio e la nobilitazione del personaggio di Platinette appaiono francamente esagerate, benché l’autore si adoperi molto nel tentativo di giustificarle, così come le pagine superflue dedicate all’Isola dei famosi o agli inutili rimproveri rivolti al critico Emanuele Trevi, reo di usare parole a sproposito in una particolare circostanza.

D’accordo, in fin dei conti nel diario contromano di Onofri c’è posto un po’ per tutti; tuttavia l’interesse del libro emerge quando il critico circoscrive il raggio d’azione al suo terreno più congeniale, ossia la letteratura, i libri per cui vive, si appassiona e si interroga. E’ di sicuro piacevole e financo divertente leggere di un Arrigo Sacchi visto come l’ultimo strutturalista, oppure i sapidi attacchi a scrittori istituzionali come Arbasino, Erri De Luca, Calasso, per non parlare delle gustose bacchettate inferte ai giurati del Campiello che non leggono i libri; in ogni caso, di Onofri si predilige il tocco classico, quel filo ininterrotto che lo lega sottilmente ai critici letterari del passato (dunque la loro penna incisiva, partecipe, quasi un sussurro sulla pagina scritta), così felicemente lontano dalla rutilante e troppo spesso sfuggente, isterica, banale realtà moderna.



Igor Pacini  (23-10-2006)

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