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Sacra Fame dell'Oro
Sacra Fame dell'Oro
Ernesto Aloia 
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Racconti, Italia 2006
179 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Minimum Fax , 2006
ISBN 88-7521-082-9


Minimum Fax

Gli anni del terrorismo a Torino vissuti dagli operai e dai dirigenti di una fabbrica in crisi; la riorganizzazione dell’esercito negli anni Cinquanta visti da chi rifiuta con un congedo una promettente carriera militare; il benessere degli anni Sessanta alimenta la feroce cattiveria di un gruppo di collegiali benestanti ed infine gli anni Novanta con la combutta delle frodi finanziarie fanno da “cornice storica” a quattro racconti, mentre è l’avidità di denaro, di amore, di potere, a muovere le vite dei personaggi con alterne fortune.

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Sacra Fame dell'Oro: L’Italia di ieri in quattro istantanee

Una sensazione di ritrovato potere gli tendeva la spina dorsale- di nuovo, finalmente, un uomo in cui i mezzi si adattavano agli scopi. Fece un passo indietro e unendo i piedi batté i tacchi.

Con questi racconti Ernesto Aloia fa riflettere, spingendo il lettore a guardare alle proprie spalle, al passato. E lo fa rispolverando gli ultimi cinquanta anni della storia italiana in quattro momenti: l'esercito nella fase della riorganizzazione dopo la seconda guerra mondiale, gli anni del terrorismo, il boom economico e gli anni Novanta delle quotazioni in Borsa di titoli fasulli. L'autore costruisce sapientemente la "cornice storica" attraverso una felice descrizione dei personaggi, dei luoghi e delle situazioni. Resta impressa nella memoria del lettore la caserma del racconto "Missilistica per dilettanti", sul ciglio della statale la sera, al momento del ritorno dei militari usciti in permesso: una caserma in una campagna abbandonata dalle mani dei contadini, trasferitisi in gran parte in città. E soltanto il piccolo Antonio e la sua famiglia ancora vivono i colori della terra, degli alberi, il suono del vento e il fragore dei temporali. Aloia riesce a farci ricordare come eravamo anche attraverso i dialoghi e le introspezioni dei personaggi. Simpatico il rituale della corsa del banchiere in "Locuste" a fine giornata, dopo aver lavorato per coprire le malefatte della banca che ha venduto azioni fasulle ai suoi correntisti, perché in fondo non siamo tanto avidi di denaro, o del potere o dell'amore, da aver seppellito l'ultima briciola di umanità in noi stessi. Cosė il banchiere trova nella corsa una sorta di catarsi.
Paesaggi, stati d'animo e dialoghi animano la scrittura di Ernesto Aloia, dal passo né lento né accelerato, ma in grado di ridarci un po' del nostro tempo, rubato da chissà quale diavoleria post-moderna, per farci riflettere sul passato e sul possibile futuro.


Claudia Savarese  (08-10-2006)

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