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Malvasia tropicale
Malvasia tropicale
Andrea Villani 
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Romanzo, Italia 2006
110 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Battei , 2006
ISBN 88-7883-084-4


www.andreavillani.it

Un espressivo resoconto di una lunga permanenza in Costarica di Andrea Villani, a metà tra diario di viaggio e opera di fantasia. Il racconto parla di un progetto, quello di Malvasia Tropicale, suggestivo titolo per una rivista per italiani emigrati in Costarica, scritta e diretta dallo stesso Villani. Per riuscire nell’impresa di redigere questa pubblicazione, Villani incontra numerosi connazionali espatriati, con i quali ha uno scambio franco e disincantato. Il progetto però è destinato a rimanere tale, a meno che...

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Malvasia tropicale: Arie, recitativi, e finale

Avrei voluto approfondire, finalmente, quei famosi "flussi desideranti" e "utopie della deriva immateriale degli immaginari", che non ho mai capito che cazzo volessero dire, ma che grazie a loro, e a tutto quel fluttuare di idee che puntava al decentramento dei codici e all'avanguardia neobarbara eccetera, mi trovai a Londra, a vent'anni, solo e povero in canna, a trascurare i miei studi universitari…

Perché si scappa? Da cosa, da dove, da chi? E’ proprio vero che in fondo si scappa sempre da se stessi, ossia dall’unica persona che per quanto perennemente in fuga non si riesce proprio ad evitare? Un buon motivo per leggere Malvasia Tropicale, romanzo non facile da trovare tra gli scaffali delle librerie e perciò forse ancora più prezioso, è proprio il disattendere queste premesse scontate senza far perdere la tensione del mistero della fuga, il cui stereotipo, nella letteratura come nel cinema, ha nel tempo generato importanti produzioni artistiche di livello molto alto, ma allo stesso tempo tutte tra loro troppo somiglianti e sovente inutilmente esotiche.

Villani infatti vive proprio bene con se stesso. Villani non scappa da sé, nonostante disavventure e destini beffardi, comuni forse a tutti. Con i numerosi, spesso irrisolvibili problemi che un uomo può comprensibilmente avere lontano dal proprio paese. Ma senza cercare riscatti e rivincite alle partite perse che la vita ha deciso di infliggergli, semplicemente abita il mondo alla ricerca, forse, di nulla più di una semplice consolazione, intesa ovviamente non nel senso più scontato e patetico della lacrima asciugata da qualcuno, ma della forza inesauribile che la Terra, la madre Terra, con il suo ritmo incessante e le sue infinite occasioni, continua ad elargire, generosamente a compensazione di un progetto non andato in porto. Nulla di meglio allora del Centro America, terra genuina, autentica, di gente concreta e poco incline alle seduzioni dell’immagine così smaccatamente italiane -a quanto pare esiste anche una Parma da bere…- , per riscoprirsi uomo e trovare nuove strade, nuovi percorsi, nuovi progetti. Senza dimenticare le proprie radici, la propria storia. Malvasia Tropicale non è allora un ossimoro, è un piccolo sogno.

Il tutto descritto in uno stile semplice, senza pretese di grande letteratura, eppure così nobile nei suoi richiami a testi che hanno segnato, nel tempo, un sentiero di formazione. Come le briciole di Pollicino, pagine di Pontiggia o di Moravia, o brevi, fulminanti versi di poeti parmigiani magari sconosciuti al grande pubblico, Villani individua dei riferimenti, luci sicure di fari, le consolazioni, appunto, alle fatiche della vita. Un intreccio di testi che peraltro è piacevole andare a ricercare, per scoprire autori interessanti (ad esempio Giorgio Caproni e Luca Bertoletti, intensi ed emozionanti) o rileggere pagine importanti e già apprezzate.

Malvasia tropicale potrebbe essere un diario (ma quanto di quello che c’è scritto è autentico, e quanto inventato?), di sicuro però è un viaggio vero, molto latino senza essere di formazione (europeo, quindi), né allucinato (americano alla Kerouac, per intenderci), né mistico (sudamericano). Forse allora la chiave di lettura e di interpretazione consiste proprio nell’aggettivo “verdiano”, riferito al luogo d’origine dell’autore, che a proposito del suo paese natale non scrive infatti “provincia di Parma” ma “Terre Verdiane”. Forse proprio nell’Opera, nel genere più complesso e multiforme che il talento italiano ha saputo esprimere, a cavallo tra musica e teatro, è possibile rinvenire l’approccio di Villani alla vita, sorridente senza essere edonistico, dinamico senza essere nervoso. Una presa di petto formidabile e parmigiana, davvero simile ai libretti di Giuseppe Verdi da Busseto -va bene, va bene, dalle Roncole, frazione di Busseto, parmigiani non fate i difficili!-: Malvasia tropicale diventa così un’Opera breve, con un suo ritmo intrinseco, una cadenza, un intercalare di arie soliste, pezzi corali e recitativi. Una storia che trova la propria ricchezza non nella trama (l’episodio “giallo” è forse quanto di meno interessante, di tutto il libro, e forse pleonastico) ma nell’alternarsi di scene così diverse nel carattere ma così uguali nello stile e nel linguaggio personale. Poco importa allora se le ultime pagine scivolano via troppo in fretta, in un crescendo operistico, davvero, ma senza purtroppo il fiato necessario. Il libro funziona meglio proprio nel suo tratto più intimista: nulla meglio dell’Opera come perfetta consolazione per chi stia meditando un mondo meno complicato ed artificiale di quello in cui ci troviamo, nostro malgrado, a vivere. E Giuseppe Verdi, dietro le quinte del più grande teatro, sorride sotto i baffi.



Alberto Campagnolo  (01-10-2006)

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